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Le pietre d’inciampo: la Memoria e la città.

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il giorno della memoria

Le pietre d’inciampo: la Memoria e la città.

 

La storia che lega la città di Roma al popolo ebraico ha origini antiche, risale ai tempi dell’Impero romano e della distruzione del tempio di Gerusalemme nel 70 d.C., e si è consolidata nel corso del tempo, rendendo la comunità ebraica romana tra le più antiche del panorama europeo. Gli eventi tragici della Seconda Guerra Mondiale, e in particolare l’occupazione tedesca in seguito all’Armistizio dell’8 Settembre del 1943, hanno avuto ripercussioni devastanti sulla comunità ebraica, culminate con il rastrellamento del ghetto di Roma all’alba del 16 ottobre 1943.

Centinaia di persone per lo più ebrei, ma anche dissidenti politici, furono prelevati dalle loro case con la forza e spediti nei campi di sterminio nazisti, da cui la maggior parte di loro non ha più fatto ritorno.

A ricordare con discrezione e commozione questi eventi tragici, da qualche anno, a Roma sono comparse  le pietre d’inciampo un’opera d’arte urbana realizzata dall’artista tedesco Gunter Demning in memoria delle vittime deportate nei lager nazisti. Inserite all’interno del tessuto urbano delle città europee che hanno vissuto la ferocia nazi-fascista e collocate lì dove le vittime vivevano o sono state arrestate, le pietre d’inciampo (in tedesco Stolpensteine) hanno lo scopo, nell’intenzione dell’artista, di creare una memoria diffusa sulle vittime delle persecuzioni razziali.

 

 

A Roma, da Monti al Quadraro, da Prati a Testaccio, sono oltre 300 le pietre d’inciampo deposte per ricordare i tanti romani e non che sono stati deportati nei campi di sterminio nazisti e che formano nell’insieme una mappa storica e della memoria privata e collettiva della città. Ogni pietra, realizzata in ottone e che nella forma ricorda un sanpietrino, riporta incisa il nome e cognome, la data di nascita, di arresto e  – quando noto – il luogo e la data di uccisione. 

 

Il nucleo più importante di pietre d’inciampo a Roma si trova lì dove la comunità ebraica ha sempre vissuto fin dai tempi dell’Impero romano: il ghetto, il quartiere ebraico  di Roma che si sviluppa intorno al portico d’Ottavia e alla Sinagoga. Camminando lungo via Arenula e via della Reginella, quasi ad ogni portone una o più pietre d’inciampo ricordano le persone che sono state portate via con la forza dalle proprie abitazioni, la maggior parte durante il rastrellamento del ghetto di Roma dell’ottobre 1943.  

 

 

 

Spostandoci in un altro quartiere storico di Roma, nel rione Monti (anticamente conosciuto con il nome di suburra) si trova uno dei gruppi di pietre d’inciampo più numeroso, 20 pietre incastonate a via Madonna dei Monti a ricordare come durante l’occupazione nazista un’intera palazzina sia stata evacuata e i suoi abitanti deportati e assassinati.

Testaccio e Quadraro, quartiere insignito della medaglia d’oro al valor civile, hanno incastonato tra le loro vie pietre d’inciampo per ricordare anche persone che combatterono con la Resistenza dopo la caduta del regime fascista, o che sono stati uccisi nella strage delle Fosse Ardeatine, il 24 marzo 1944. 

 

Nell’elegante quartiere di Prati, oltre al platano che ricorda Teresa Gullace – personaggio che Anna Magnani ha omaggiato nel capolavoro di Roberto Rossellini “Roma città aperta”, sono presenti numerose pietre d’inciampo tra viale delle Milizie, via Monte Zebio e viale Giulio Cesare di fronte le caserme da cui furono prelevati centinaia di militari per essere deportati nei campi di concentramento.  

 

In occasione della Giornata della memoria del 2022 sono state deposte a Roma delle nuove pietre d’inciampo: al Quadraro, nel quartiere Appio Tuscolano e di fronte Palazzo Odescalchi per ricordare l’archeologo e mercante Ludwig Pollak e la sua famiglia che vissero a Roma prima di essere deportati ad Auschwitz nel 1943.

 

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