San Lorenzo: l’architettura tra passato e presente.
San Lorenzo: l’architettura tra passato e presente.
Non c’è una fermata della metro. Difficile capitarci per caso. San Lorenzo, storico quartiere della Capitale, è vicinissimo alla stazione Termini e ci sia arriva tranquillamente a piedi. Oppure con i tram 3 e 19 che sferragliano sotto la tangenziale: fermata Sardi o Reti.
Le porte si aprono. Non sembra di essere in una grande città, più che altro pare di essere stati catapultati in un piccolo paese. Dopo pochissimo tempo che ci si vive si trovano subito i propri punti di riferimento, quei luoghi da frequentare che diventano piacevoli abitudini.
Ma ciò che si apprende subito, sia che ci si viva o che ci passi frettolosamente, è come sia ricco di storia. Basta alzare un pochino lo sguardo. Sono gli edifici e le architetture presenti che meglio di tutto e tutti ci raccontano la sua storia. Un connubio tra passato e presente, tra storia e contemporaneità che hanno imparato a convivere.

Ieri
Passeggiando per le viuzze con nomi di antiche popolazioni italiche non sarà strano imbattersi in Porta Tiburtina, una delle porte di ingresso delle Mura Aureliane, costruita nel V sec. a.C. Così come, sollevando la testa, scorgere nei palazzi i segni dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Ma cosa accadde?
In alcune strade è come se la storia si fosse fermata. PAUSA.
In via dei Sabelli, all’incrocio con via Labicana, con via degli Equi e con via dei Latini.

Una voragine. Un enorme squarcio si apre in questi palazzi e vi si scorgono i ballatoi, i panni stesi, le luci che lo illuminano al calar della sera. Questi edifici si sono fermati al 19 luglio del 1943. La guerra ha travolto, sconvolto e distrutto il quartiere. Più di 4000 ordigni furono sganciati dagli aerei anglo-americani. Numerosissime le vittime, tantissime le distruzioni. Polvere, detriti, disperazione.
Ancora oggi, ogni 19 luglio, nel Parco dei Caduti si commemora chi quel giorno è caduto e ancora vivo è il ricordo nelle persone che quel giorno c’erano.
Oggi
Ma San Lorenzo è anche cambiamento. Ci sono luoghi che, invece, rivivono. Come l’ex Pastificio Cerere, sorto nel 1905 tra via Tiburtina Antica e via degli Ausoni. Fino agli anni Sessanta continuò a produrre pasta e farina ma poi venne dismesso. Grazie a un gruppo di artisti che, negli anni Settanta, lo trasformò nella loro casa e nei loro ateliers, è divenuto un importante esempio di archeologia industriale.

Oppure le Ex Vetrerie Sciarra, in via dei Volsci angolo via dei Reti, che rimasero in funzione fino agli anni Ottanta. Fu necessario attendere il 2004 per la riqualificazione. Questo luogo fu scelto per ospitare i dipartimenti di Scienze storiche, archeologiche e antropologiche. Il progetto di rifacimento ha coniugato soluzioni di grande modernità (all’interno) con una grande attenzione al mantenimento degli esterni. La facciata esterna, infatti, rimase pressoché invariata, rispettando l’originario stile architettonico.

Tante e tantissime sono le peculiarità di questo quartiere popolare nel cuore di Roma. Non solo un mix di storia ma anche un luogo ricco di botteghe e spazi culturali che merita di essere letto e vissuto. Quando? Prestissimo!

