Cosa è Roma per me
Cosa è Roma per me
Un legame viscerale con la città eterna
Il mio rapporto con Roma è viscerale.
Qui sono nato, qui sono cresciuto e qui sto iniziando anche a invecchiare. L’ho lasciata più volte: per lavoro, per viaggi, per il bisogno di allontanarmi da quello che ho sempre percepito come una centrifuga perenne.
Roma è il sogno.
È un gatto sornione che non si scompone mai, anche quando subisce angherie di ogni tipo. È tutto e il suo contrario.
Roma è il profumo della pizza bianca appena sfornata, con i grani di sale grosso, dal forno sotto casa. È la battuta sempre pronta e allo stesso tempo il peggior posto del mondo per essere permalosi.
Roma è discutere per ore di tutto e di niente e poi fermarsi, all’improvviso, attoniti di fronte all’ennesimo tramonto che la incendia ogni giorno.
La più bella della classe
Roma è la più bella della classe.
Quella con cui tutti vorrebbero uscire.
E ogni romano che vive davvero questa città vorrebbe essere scelto proprio da lei. Anche sapendo che probabilmente non sarà mai il suo turno.
Allora la guarda di nascosto e si ripete che prima o poi arriverà il suo giorno.
Il giorno in cui la più bella dirà finalmente di sì.
Poi ci sono quelli che vivono a Roma ma la disprezzano.
E in fondo li capisco.
Restando nella metafora, sono quelli che volevano a tutti i costi la più bella ma, dopo l’ennesimo rifiuto, hanno iniziato a dire che in realtà non la vogliono.
Roma per me è l’odore di casa
Roma è quel sorriso involontario che si accende quando, tornando da lontano, vedi un cartello con scritto Roma e la distanza che diminuisce.
Ma allo stesso tempo è anche la gioia di lasciarsi il GRA alle spalle per prendere un po’ d’aria.
Perché Roma è anche questo: il peso della Storia che si porta addosso. Una storia talmente grande da schiacciarti a volte, da farti respirare a fatica.
Il desiderio di fuga
Roma per me è anche il desiderio continuo di immaginare alternative.
Il sogno di ritiri agresti, di fughe verso il mare, il maledire i clacson impazziti e quell’ignoranza caciarona e diffusa che spesso sembra dominare la città.
Eppure, nonostante tutto, resta una certezza granitica:
nessun posto sarà mai casa come lei.
In fondo ce lo insegnavano già alle elementari.
Ai tempi dell’Impero la frase più importante che un uomo poteva pronunciare era:
“Civis romanus sum.”
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