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Il Villaggio Olimpico

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Il Villaggio Olimpico

Il Villaggio Olimpico

 

Vi porterò al Villaggio Olimpico, visiteremo l’Auditorium, faremo un giro intorno al glorioso Stadio Flaminio e al Palazzetto dello sport per ragionare su cosa erano  e cosa potrebbero tornare a essere. 

Condividerò un ricordo dei mondiali di equitazione del 1998. 

Vi racconterò la storia delle statue che ornano il quartiere e alla fine ce ne andremo tutti al mercato a fare spese. 

 

Il Villaggio Olimpico

Da baraccopoli a quartiere, la trasformazione del Villaggio Olimpico

 

Il Villaggio Olimpico  ha visto la sua trasformazione da baraccopoli a quartiere in occasione delle Olimpiadi di Roma del 1960.

Il progetto venne realizzato tra il 1958 e il 1959 per ospitare gli atleti e le delegazioni con la chiara intenzione di destinare i caseggiati, una volta terminata la kermesse sportiva, ad alloggi popolari – gestiti dall’ INCIS – per poter ovviare alla questione abitativa che dal dopoguerra flagella la città. 

 

Progettato da architetti del calibro di Vittorio Cafiero, Luigi Moretti, Adalberto Libera, Amedeo Luccichenti e Vincenzo Monaco è la dimostrazione di come sia possibile realizzare, anche in economia, quartieri vivibili ,dove gli spazi verdi dialogano con i caseggiati e consentano una vita comunitaria tanto da creare un abitato dalla identità chiara cosa difficile da rintracciare nei moderni quartieri dormitorio sorti  ai bordi del GRA.

 

Amo questo quartiere pur non abitandoci. Mi piace il fatto che sia immerso nel verde pur trovandosi a due passi da Piazza del Popolo.

Mi affascina la storia delle quattro statue di epoca fascista per cui si è mobilitato il quartiere intero.

 E mi sembrano un’idea geniale le aree attrezzate per fare sport che si trovano tra alcuni dei palazzi che attestano lo stretto rapporto con il vicino CONI che negli anni si è occupato di realizzare diverse aree verdi come quella dove dal 1990 campeggia la mastodontica opera di Ceroli: Goal.

 

Il Villaggio Olimpico

 

Passeggiarci per me è un viaggio nella memoria: l’idea che in quei posti abbiano soggiornato, anche per poco, i migliori atleti degli anni sessanta, mi fa tornare bambino, così  mi perdo al pensiero che magari bevo alla fontanella a cui si rinfrescava Bikila o dove Nino Benvenuti intratteneva altri colleghi; un gioco che mi concedo quando ho bisogno di staccare la spina, una magia.


Vi invito anche a considerare la vicinanza con il centro città che lo fa essere un’unicum rispetto ai quartieri sorti contemporaneamente e lo rende sicuramente più appetibile di altri. 

 

L’Auditorium

 

Accanto allo Stadio Flaminio, nasce una struttura che ha dato nuova linfa al quartiere e alla città tutta: “l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone” realizzato dall’architetto Renzo Piano e inaugurato nel 2002.

 

 

Il Villaggio Olimpico

 

Venne concepito come una serie di casse armoniche e realizzato con materiali, in particolare il legno, che rendessero possibile un’esperienza d’ascolto totalmente coinvolgente e sensorialmente immersiva.
Non è solo architettonicamente interessante è un posto dove si ascolta la musica in modo meraviglioso ed è anche un polo dove sono state aperte attività commerciali e ristorative in modo sensato e non invasivo, con una libreria molto fornita che è diventata anche il punto di ritrovo per studenti e studentesse che possono studiare sia all’aperto sia al chiuso bevendo qualcosa nei diversi bar che troviamo nella struttura.
Non solo musica all’Auditorium : dati gli ampi spazi ci vengono organizzate rassegne letterarie e fiere dell’editoria come “Insieme” dell’ottobre scorso in piena emergenza pandemica e “il festival del verde e del paesaggio” storica manifestazione romana. Tra le altre cose durante le festività natalizie viene allestita nel piazzale antistante una pista di pattinaggio sul ghiaccio che richiama famiglie e ragazzi da tutta la città.
Per me poi è un posto speciale. Se al Flaminio ho ascoltato nel 1993 gli U2, all’auditorium ho ascoltato tanti concerti che mi sono rimasti impressi e andare lì in zona, anche solo a prendere un caffè mi mette sempre allegria: è come andare a trovare un amico per un’occasione importante. 

 

Gli edifici sportivi su Viale Tiziano

 

Lo stadio Flaminio e il Palazzetto dello sport sono pezzi della mia vita,  sia come tifoso sia come lavoratore nell’ambito sportivo. 

Adesso sono entrambi fatiscenti e rappresentano uno degli aspetti che mi piacerebbe venisse preso a cuore dalla neonata amministrazione comunale.

 

Sono meraviglie architettoniche che abbiamo lasciato morire tra incuria e menefreghismo  e spero con tutto il cuore che l’ultimo accordo con la fondazione Nervi,   annunciato dalla giunta Raggi,  serva realmente a rimettere in sesto almeno il Palazzetto. 

Lì ho seguito per anni la Virtus Roma, ho riso e pianto per una finale scudetto persa, ho stretto amicizie che durano ancora e l’ho sempre visto come un posto accogliente e polifunzionale dove potessero convivere più realtà sportive, come in effetti accadde con la Pallavolo.


Allo stadio Flaminio ho lavorato per i mondiali di equitazione, ci ho visto concerti, ho tifato il rugby e seguito la Lodigiani.

E’  uno stadio bello, a misura d’uomo che nasconde dentro la sua pancia anche palestre e piscine e pur essendo stato  progettato e realizzato negli anni sessanta è ancora di una modernità straordinaria. 

Purtroppo per complicazioni amministrative e mancati accordi con la fondazione Nervi le strutture sono fatiscenti e questo è un danno sia per lo Sport romano, che si vede privare di due spazi importanti che potrebbero creare aggregazione e guadagno sia per la cittadinanza tutta.


In una contingenza mondiale dove recuperare è un imperativo categorico, è folle non sfruttare queste strutture per perseguire politiche sportive di cui potrebbe beneficiare tutta la comunità. 

Una chance da non sottovalutare è sicuramente il project financing che potrebbe rendere questi impianti anche fonte di lavoro attivando un volano economico considerevole.

Uno stadio in pieno centro, con tutti i vincoli del caso può essere comunque un polo sportivo, ristorativo e culturale che darebbe vita a tutta la città.

 

Un salto nel tempo: i mondiali di equitazione

 

E ora voglio raccontarvi qualcosa di me che magari è un po’ un off topic:  per me villaggio olimpico significa estate 1998, World Equestrian Games, i mondiali di equitazione.


Ero stagista presso la Federazione Italiana Sport Equestri e il nostro ufficio era nella pancia dello stadio Flaminio, tirato a lucido per ospitare i migliori cavalieri e amazzoni che competevano nel concorso, nel salto a ostacoli.
Sono stati mesi e giorni stancanti ma meravigliosi: l’adrenalina dell’evento, l’incontro con gente da tutto il mondo, la perenne aria di festa nonostante la tensione che tutto andasse nel migliore dei modi, le litigate furiose con i capi delegazione. 

Una cosa su tutte però mi ha stregato :l’incontro con l’eccellenza assoluta di cui ho potuto godere in quei giorni. 

Non importa quanto si sappia di uno sport o di arte, di fronte ai migliori c’è solo l’ammirazione che pervade la mente e durante quella manifestazione mi sono follemente innamorato del cavallo più bello che abbia mai visto Calvaro V, montato da Mellinger.
Un cavallo bianco di una bellezza abbacinante, talmente grande e possente da aver bisogno di un doppio box, era potenza ed eleganza assolute, ogni volta che entrava sul campo si creava silenzio ammirato e stupore, non vinse l’oro, quello lo vinse Pessoa, ma la sua bellezza e la sua grazia sposate alla sua forte presenza l’hanno reso un cavallo indimenticabile e quando ha smesso di gareggiare in molti si sono commossi.
Sono sicuro che anche il Villaggio Olimpico ricordi benissimo quello splendido cavallo bianco.

 

Le statue ritrovate

Passeggiando per il quartiere mi è capitato di imbattermi in quattro gruppi scultorei il cui stile strideva con l’epoca di il costruzione dei caseggiati .

La storia di queste statue è particolare: furono commissionate dall’architetto Piacentini ad Amleto Cataldi per decorare lo stadio Nazionale.
Lo stadio Nazionale-poi ribattezzato stadio del PNF- venne abbattuto proprio a ridosso delle Olimpiadi del 1960 e sulle sue fondamenta Nervi progettò e costruì lo Stadio Flaminio.
Le statue furono tirate giù in malo modo e stipate in diversi magazzini a prendere polvere.
Fu grazie a Giulio Trincanti che il quartiere riuscì ad ottenerne la restituzione.

Dopo severi lavori di restauro le statue hanno trovato la loro collocazione attuale: ” La Corsa” e “La lotta” a Viale della XXVII Olimpiade, “Il Calcio” a Via Indira Gandhi, “Il Pugilato” in Via Gran Bretagna forse la più penalizzata dalla collocazione.

 

 

Il mercato del venerdì

Dalla fine degli anni Ottanta, ogni venerdì compare in Viale della XXVII Olimpiade, al Villaggio Olimpico, un coloratissimo e fornitissimo mercato che è diventato tradizione per tutta Roma nord e non solo.
Roma di mercati ne ha tanti, ne ha di famosi e celebrati e ne ha di meno noti. E’ bellissimo vedere noi romani al mercato.
Le bancarelle cariche di abiti, firmati non firmati – che poi se la firma sia originale o meno conta il giusto- al Mercato del Venerdì si trovano vestiti di ogni foggia, articoli per la casa, cosmetici e biancheria intima senza rinunciare al tappezziere e al cartolaio e alle signore che da Salerno portano vestiti firmatissimi a metà prezzo e molto altro. Si trova realmente tutto anche per quanto riguarda il cibo dove tra banchi di ortofrutta e leccornie regionali spunta una delle pescherie più fornite e apprezzate dei mercati rionali: Il Pirata.
Il mercato poi ha in sé il potere di abbattere, almeno momentaneamente, le differenze di censo dei clienti che si trovano gomito a gomito a cercare l’affare della settimana.
È Impressionante il dedalo di merci e persone che si crea durante una sola mattinata tra le bancarelle! Sarà la magia che esercita il quartiere su di me ma al rito del mercato del venerdì mattina non rinuncio facilmente!

 

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