Il Parco degli Acquedotti: la casa dell’Orso.
Il Parco degli Acquedotti: la casa dell’Orso.
Il Parco degli Acquedotti, il quartiere in cui sono nato e cresciuto, la mia prima idea di Roma, i posti che porterò sempre nel cuore e che mi hanno visto crescere e cambiare il mio punto di vista su tantissimi aspetti della vita senza mai riuscire a togliermi lo stupore di quanto sia bello il posto in cui sono nato.
Al Parco degli Acquedotti ho giocato da ragazzino e fatto sport da adulto. Un posto che mi regala sempre nuove emozioni. Da qui parte questo viaggio narrativo.
Proseguirò con l’antica via Latina che attraversa il parco dopo aver corso in parallelo all’Appia antica e arriverò così al Campo Barbarico: posto che storicamente ha avuto un’importanza capitale per Roma.
Arriveremo a Villa delle Vignacce e agli splendidi reperti che sono stati trovati lì e finiremo con i protagonisti del parco: gli acquedotti che lo attraversano da tempo immemore.
Il parco degli acquedotti
Si estende per una superficie di 240 ettari ed è parte integrante del più ampio Parco dell’Appia antica. Deve il suo nome alla presenza di tre acquedotti che corrono paralleli fino poi a convergere e incrociarsi nei pressi della ferrovia Napoli – Roma.
Ecco alcuni dei posti più interessanti: Tratti dell’antica via Latina, Il Campo Barbarico (intersezione degli acquedotti che venne sfruttata, murando gli archi dai Barbari che assediavano Roma), la Villa delle vignacce, Il casale Vecchia Roma, la villa dei sette bassi, la tomba dei cento scalini
Il parco degli acquedotti è un posto magico: entrando da via Lemonia, bastano pochi passi per scordarsi di essere in città, e basta chiudere gli occhi per sentire echi di storie lontane che qui si rincorrono, un po’ come i tre acquedotti di epoche diverse che servivano a dissetare Roma nelle sue diverse epoche storiche.
Da una ventina d’anni poi, l’associazione Volontari del Parco sta svolgendo un lavoro meraviglioso per manutenere quest’area molto vasta e di interesse storico e quindi è facile godersi lo spettacolo all’ombra di alberi che sono stati piantati in omaggio a persone che questo parco hanno vissuto e amato fino in fondo, si è pensato anche di mettere cartelli con i nomi delle diverse piante per poter permettere ai bambini di imparare nomi e peculiarità di una straordinaria biodiversità presente nel parco.

La via Latina, i cui tratti nel parco degli acquedotti sono stati posti in evidenza in un periodo piuttosto recente, è un’antica via romana che corre in parallelo con l’Appia ma si dirigeva verso l’antica Tusculum per poi proseguire fino Capua dove si ricongiunge alla Regina Viarum.
Il tratto presente nel Parco degli Acquedotti è la prosecuzione del tratto, più noto, all’altezza dei Colli Albani, arricchito da edifici funerari e votivi mantenuti in perfetto stato.
È notevole vedere nel tratto di cui parlo oggi, come il terreno si sia alzato nei millenni ma come la struttura costruttiva della strada sia rimasta intatta, come per la sorella maggiore Appia.
La via corre in parallelo con l’acquedotto Claudio e rappresentava l’arteria principale dell’Agro romano e per raggiungere la fiorente Tusculum, la moderna Frascati.
IL campus barbaricus
Al confine tra il Parco degli acquedotti e Tor Fiscale, si trova il campus barbaricus. Il sito è molto suggestivo e si pone al centro di un doppio incrocio tra due diversi acquedotti e la stessa Tor Fiscale.
Questa particolarità venne sfruttata per la prima volta dai Goti nel 537 d.c. che, murando le aperture degli acquedotti ottennero un fortino difficilmente espugnabile e ne resero il campo base per cingere d’assedio Roma, questo, come vedremo, avrà un grosso influsso anche con le ville limitrofe, tipo la villa delle Vignacce, che divennero fortini a loro volta.
Strategicamente, la realizzazione di questo campo permetteva il controllo degli approvvigionamenti che arrivavano dal sud tramite la Via Latina, che passava proprio dentro, e anche la via Appia risultava facilmente controllabile.
Allo stesso tempo, poterono tagliare il rifornimento di acqua e da lì presero Roma per fame e per sete.
La Villa delle Vignacce.
La villa delle Vignacce si trova adiacente a Via Lemonia, era imponente con un’importante parte agricola e una lussuosa zona termale che è quella rimasta principalmente visibile.
Sorge su un’altura artificiale che la metteva in comunicazione visiva con la villa dei Quintili, sull’Appia, e con la villa dei sette bassi, a via delle Capannelle, per ragioni di sicurezza proprie e della città in senso lato.
La presenza di ville simili era comune vista la vicinanza alla via Latina e alla via Appia e da scavi recenti, poi ricoperti, si è scoperta un’infinità di reperti che potrebbero portare alla luce una sorta di cittadella alle porte di Roma, è notevole come alcuni palazzi nei dintorni ancora mostrino mura e parti di questa villa tra le loro fondamenta.
Durante gli ultimi scavi sono state rinvenute statue di notevole fattura che sono conservate ai musei Vaticani, un’Afrodite, un Ganimede, la testa di un Zeus la Tyche di Antiochia un ritratto di Giulia Domna, moglie dell’imperatore Settimio Severo.
Nei resti visibili, è facile notare l’accorgimento architettonico delle Pignatte, ossia, usare vasi nella costruzione delle volte e delle cupole per rendere la struttura più leggera ed elastica, secondo gli studiosi qui ne abbiamo il primo esempio, mentre la massima espressione di questo metodo costruttivo lo troviamo nel mausoleo di Sant’Elena sito a Tor Pignattara, appare evidente da dove derivi il nome.
Quelle che erano terme, divennero anche fortilizi per difendersi dalle scorribande dei barbari e dei briganti nel medioevo, quello che resta a noi è un posto di una suggestione unica che il parco regala in ogni sua sfumatura.
Nel parco degli acquedotti, si concentra la presenza di sei degli undici acquedotti che hanno reso celebre Roma per il suo continuo approvvigionamento idrico.
L‘ Anio Vetus che segue un corso sotterraneo, il Marcia, il Tepula, lo Iulia, il Claudio e l’Anio Novus che sono sovrapposti.
A questi si aggiunge l’acquedotto Felice -sovrapposto allo Iulia- che fu costruito in epoca rinascimentale dal papato e viene a tutt’oggi impiegato nell’ irrigazione.
In passato l’area era nota come Roma Vecchia, dal nome dell’omonimo casale.
C’è anche un canale costruito dal papato per provvedere all’irrigazione degli orti della basilica di San Giovanni in Laterano da cui si origina anche il laghetto e la cosiddetta marrana a ricalcare il percorso dell’Acqua Mariana precedentemente impiegata allo stesso scopo agricolo.
Per me è una vera emozione poter condividere con te la scoperta di un luogo così pieno di storia e che ha per me un importante valore affettivo.

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