Magazine

La guerra è la trappola della storia: un regalo di Mimosa Martini.

, ,
La guerra è la trappola della Storia un regalo di Mimosa Martini

La guerra è la trappola della Storia.

di Mimosa Martini.

 

Quando vengo invitata a parlare delle guerre in mezzo alle quali sono stata come giornalista, la prima domanda è sempre: “Qual è stata la cosa più brutta che hai visto?”. 

Un po’ come quando, parlando dei tanti viaggi che ho fatto, mi viene chiesto: “Qual è il posto più bello che hai visto?”.

La risposta rimane uguale anche se in modo paradossale indica con la stessa etichetta quanto c’è di più brutto e quanto c’è di più bello: “tutto”.

Tutti i posti sono belli perché sono diversi tra loro, hanno suoni e odori diversi, diversa la luce e i colori, le lingue, l’abbigliamento, il modo di affrontare la vita perfino quello di muoversi. E questa varietà infinita è già di per sé bellezza.

Anche alla domanda sulla guerra rispondo “tutto” perché è tutto brutto e si imbruttisce anche ciò che era bello, anche ciò che ci stupiva di meraviglia. Prima che la guerra lo devastasse.

In guerra tutto è melma, tutto è sporco, anche il cielo più assolato è nero di fumo e cenere e polvere. Guerra è disordine, è puzzo, è chiasso, è agglomerato indistinto di terra, calcinacci, vegetali, carne, sangue. 

Guerra è paura, paura di morire e di vedere – e rivedere- morire ma anche paura di continuare a vivere nella paura, di sopravvivere con l’unico pensiero fisso di provare paura.

Per chi la subisce la guerra scoppia all’improvviso e apre uno squarcio invalicabile tra il prima e il dopo: chi sta nel territorio colpito si ritrova dalla parte peggiore di quel baratro e non può farci niente. Scoppia all’improvviso e in pochissimo tempo, un paio di giorni, cancella tutte le conquiste del vivere civile e della convivenza tra le persone. Perché quarantotto ore? Perché le prime ventiquattro sono di paralisi, vengono trascorse sotto choc per il trauma di non capire cosa stia avvenendo, nella ricerca ansiogena e impossibile di fermare il tempo, di bloccare tutto, di tornare indietro. Le seconde ventiquattrore segnano l’inizio della presa di coscienza di essere colpiti da un orrore molto più potente della nostra volontà. E come se non bastasse un orrore che è qui per darci la caccia.

Le ragioni degli uni degli altri ci sono, certo che ci sono. Ma non sempre hanno lo stesso peso e la stessa validità, soprattutto non possono essere giudicate da chi la guerra la muove e che per scatenarla ha bisogno di raccontare una storia che poi, una volta vinta farà diventare la sua unica Storia. Quando cadono le bombe e non c’è riparo, quando mancano acqua e cibo e si muore per inedia e di paura, le ragioni degli uni e degli altri sono lontane, stanno nei posti dove ancora regna la pace delle pance piene e delle feste comandate, delle gite fuoriporta e delle diete per porre rimedio alle scorpacciate in famiglia ed essere pronti all’appuntamento vanesio con la prova costume.

Peggiore della guerra c’è solo l’inferno, perché è eterno. Uno scenario che terrorizza e per questo educa e regola, irreggimenta quasi l’intera umanità che neppure sa se esiste davvero. Mentre la guerra è terrena e fin troppo concreta. E intrappola le sue vittime, la guerra è una trappola della Storia. E ci ricorda che nessuno può dirsene indenne o protetto. Nessuno.

Possiamo solo fare in modo che non succeda o, se arriva, che si fermi il prima possibile sapendo che più dura più sarà difficile fermarla. 

 Perché se scoppia in un attimo, non è altrettanto rapidamente che finisce. Sono stata in zone di guerra dopo che erano stati firmati grandi trattati di pace con cerimonie immortalate per i libri di storia per gli studenti futuri. Quello che ho visto è che si continua a sparare e si continua a morire, di meno forse, ma a quel punto entra in gioco la statistica. C’è da ricostruire, da ritornare, da riprendere faticosamente a vivere ogni giorno. Ma non esiste una macchina del tempo che fa tornare a prima che si aprisse il baratro: quello squarcio va riempito di nuovo a mano, con fatica, sudore, volontà e altro dolore. Ci sono da rimarginare ferite profonde e innominabili nelle anime di chi ha vissuto quelle esperienze. E per questo non c’è trattato, non c’è soluzione a breve termine. La guerra lascia una scia infinita di dolore. E rancore.

 

Gli altri ” regali” di Mimosa Martini al Talento di Roma li trovate qui

Se non sapete chi è Mimosa Martini potete inziare a cliccare qui

 

 Mimosa Martini non ha bisogno di presentazioni: è la mia più cara amica e per me è un infinito privilegio condividere con voi questo articolo che è il suo regalo di Pasqua per tutti noi.

Perché c’è la mia bio sotto? Perché il sito funziona così e io non ho ancora avuto la faccia tosta di chiedere a Mimosa di scrivere stabilmente per noi. Per me sarebbe un vero privilegio ma ancora non ho trovato il coraggio di definire questa richiesta.

Per il momento ogni tanto le chiedo un “regalo” che lei ci fa con gioia e generosità e per cui le sono profondamente grata.

Godiamoci quindi questi articoli e i racconti dei gatti che ogni mese trovate nella nostra newsletter!

Grazie a tutti , un grande abbraccio, auguri di Buona Pasqua

Chiara Mazza