Daphne. Opera in cerca di luogo.
Daphne. Un’opera in cerca di luogo
L’installazione di Guido Iannuzzi vista a Villa Borghese
Fino al 27 marzo 2022, a Villa Borghese, e più precisamente nel Tempietto di Diana, era possibile osservare Daphne, un’installazione artistica realizzata da Guido Iannuzzi.
Ho scelto consapevolmente di scrivere questo articolo solo dopo la rimozione dell’opera.
Il motivo è semplice: lanciare un piccolo monito.
Per ricordare che, se non si gira per Roma con gli occhi aperti e con un minimo di curiosità, si rischia di perdere molte cose davvero interessanti.
L’incontro con l’opera
In questo caso mi ritengo fortunato.
Se quel pomeriggio non fossi andato a fare una passeggiata con il mio cane tra i viali e sotto i pini di Villa Borghese, probabilmente non mi sarei mai imbattuto nell’artista mentre dava gli ultimi ritocchi alla sua Daphne.
Mi è bastata un’occhiata per restare incuriosito.
L’installazione, quell’uomo che la toccava, la modificava, la sistemava con gesti precisi.
Sono rimasto a girare intorno all’opera per almeno dieci minuti, osservandola da ogni lato.
Poi ho preso coraggio e ho iniziato a fare qualche domanda all’artista.
Il mito di Apollo e Dafne
L’opera può essere letta come una sorta di sequel concettuale del mito classico di Apollo e Dafne, reinterpretato in chiave contemporanea.
Apuleio racconta che il dio Cupido, irritato dall’arroganza di Apollo, decide di vendicarsi scagliando due frecce:
una d’oro, che fa innamorare
una di piombo, che provoca rifiuto
La freccia d’oro colpisce Apollo.
Quella di piombo colpisce la ninfa Dafne, costringendola a fuggire nei boschi per sottrarsi all’amore ossessivo del dio.
Quando capisce che non potrà sfuggirgli, Dafne compie una scelta estrema:
si trasforma in un albero di alloro.
Rinuncia al proprio corpo per salvare la propria libertà.
La reinterpretazione di Guido Iannuzzi
Nell’opera di Guido Iannuzzi, però, Dafne non c’è.
L’artista immagina il momento in cui la ninfa torna finalmente libera, liberata anche dalla prigionia dell’albero in cui si era trasformata.
L’installazione vuole affermare che:
nascondersi
mimetizzarsi
fuggire
possono essere solo soluzioni temporanee alla violenza.
La vera libertà arriva quando Dafne può tornare ad essere se stessa, senza dover rinunciare alla propria identità per proteggersi.
E questo vale per tutti.
Non solo per Dafne o per le donne, ma per chiunque sia costretto a nascondere la propria natura o le proprie idee per sfuggire alla violenza, fisica o psicologica.
Il momento sospeso
L’opera immortala l’istante in cui le due frecce — quella d’oro e quella di piombo — si incontrano.
In quel momento la pianta di alloro che aveva protetto, ma anche imprigionato, Dafne si dissolve.
La ninfa non appare più.
È tornata libera.
Restano soltanto foglie di alloro sospese nell’aria, come un’eco della metamorfosi che è appena finita.
Un’immagine fragile e potente allo stesso tempo.
Il messaggio è chiaro:
“Daphne is back.”
Dafne è tornata.
Un dialogo con Bernini
L’installazione è rimasta esposta dal 25 novembre al 27 marzo 2022 all’interno del Tempietto di Diana, a poche centinaia di metri dalla Galleria Borghese.https://galleriaborghese.cultura.gov.it/
Proprio lì si trova uno dei capolavori più celebri della scultura barocca:
l’Apollo e Dafne di Gian Lorenzo Bernini, realizzato tra il 1622 e il 1625.
Se Bernini rappresenta il momento della metamorfosi,
Iannuzzi immagina il momento successivo.
Il ritorno alla libertà.
Un’opera senza casa
Oggi Daphne is Back è un’opera senza casa.
Una scultura che rischia di scomparire nell’anonimato, come accade spesso alle installazioni temporanee una volta terminata la loro esposizione.
Una sorta di opera clochard, destinata a sparire in qualche deposito o sotto la protezione provvisoria di una cassa di legno.
Eppure Roma, città d’arte e di cultura senza eguali al mondo, non può non trovare un luogo per accoglierla.
Guido Iannuzzi è disposto a offrire gratuitamente l’opera per sei mesi a chi possa esporla.
Per restituire così pienamente vita e libertà alla sua Dafne.
Il suo è più di uno slogan.
È un invito.
Un invito a far tornare davvero Dafne tra le strade della città.
Solo allora potremo dire davvero:
“Daphne is Back (in town)”.
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