Magazine

Un’oasi di pace nel cuore di Roma: Villa Celimontana

, , ,

Un’oasi di pace nel cuore di Roma: Villa Celimontana

 

Situata sul colle Celio, nel cuore di Roma, Villa Celimontana è un luogo in cui natura e storia convivono. Tra sentieri alberati, lecci e pini non sarà strano imbattersi in reperti marmorei, obelischi e ninfei.

Maggio regala sole, luce e i primi tepori estivi. C’è voglia di concedersi una pausa, di trovare una piccola oasi di pace e tranquillità in cui perdersi. Questo luogo c’è, esiste ed è proprio lì, sfacciatamente nascosto tra il Circo Massimo e il Colosseo. Un luogo in cui disintossicarsi dalle giornate frenetiche e in cui ritrovare il piacere del silenzio: Villa Celimontana. Echi lontani di una città che, in realtà, è a soli pochi metri di distanza.

 

Siamo sul Celio, precisamente in via della Navicella. Al civico 12, un portone ad arco con una scritta in ferro battuto: “Villa Celimontana”. Un coloratissimo labirinto immerso nella natura in cui fanno capolino, tra un sentiero e l’altro, reperti marmorei oppure un grande obelisco nascosto dietro a un albero. Questo, che si trovava ancora a terra all’Aracoeli nel Cinquecento, presenta, solo nel monolite superiore, una decorazione con geroglifici di Ramsete II. In epoca romana era collocato in Campo Marzio, nell’Iseo, ma proviene da Heliopolis.

Passeggiando si ha la sensazione di trovarsi all’interno di uno schizzo realizzato da uno di quegli artisti che nel Settecento girovagavano per l’Italia raffigurando, nel loro taccuini, i monumenti antichi ancora visibili. Così, tra un albero millenario e una distesa di pini marittimi, ecco spuntare un piccolo loggiato in cui la vegetazione ha trovato casa.

La villa nel 1926 fu assegnata alla Regia Società Geografica Italiana mentre il parco fu aperto, due anni dopo, ai cittadini destinandolo a verde pubblico. Durante questo stesso anno si dotò anche di illuminazione elettrica. Ciò che si ammira oggi è quanto è rimasto del giardino dei Mattei al Celio (fine XVI secolo) che subì varie trasformazioni che ne hanno notevolmente cambiato l’aspetto.

Un’altra chicca della villa è data dal Ninfeo dell’Uccelliera. Un ninfeo a camera, più precisamente, collocato al di sotto dell’uccelliera distrutta nel XVIII secolo. Si tratta di uno dei rari elementi sopravvissuti dell’assetto originario. Realizzato tra gli anni ’80 e ’90 del Cinquecento, venne murato nell’Ottocento per motivi di dissesto statici e riscoperto, per caso, durante alcuni lavori che interessavano una conduttura d’acqua.

Posta subito all’uscita del parco si trova, invece, la Fontana della Navicella. Storia vuole che proprio sul Celio sorgesse, in epoca romana, il quartiere dei marinai della flotta di Capo Miseno. Questi avrebbero fatto realizzare un modello di imbarcazione da offrire come voto alla Dea Iside, protettrice dei naviganti. L’attuale scultura fu realizzata  nel 1518-1519 da Andrea Sansovino. È solo nel 1931 che sarà riutilizzata come decorazione per una fontana durante i lavori di allargamento della via. Si tratta di una nave in marmo bianco in cui, sul rostro della prua, è scolpita una protome animale. Il fondo del bacino sottostante presenta, invece, un mosaico in ciottoli di fiume, abbellito da immagini pesci e imbarcazioni.