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Roma Brucia

Roma brucia.

Sono giorni che la nostra città è stretta dalla morsa degli incendi e serpeggia ormai la convinzione che sia un destino ineludibile. Tra scarsa manutenzione, siccità e novelli Nerone cosa ci resta di questi giorni drammatici.

 

In principio fu Malagrotta: un nastro trasportatore difettoso dicevano. Incendio doloso è quello per cui si indaga in questi giorni. La scia di fuoco iniziata il 15 giugno, data che ricorderemo tutti non solo i residenti del quattordicesimo municipio, non accenna a fermarsi. Ieri larga parte del Parco regionale urbano del Pineto è arsa davanti ai nostri occhi impotenti mentre gli elicotteri della forestale, della protezione civile e dei Vigili del Fuoco facevano tutto il possibile per spegnere le fiamme e un vento caldo trasportava cenere e fumo ovunque. Roma brucia e noi qui inermi e a tratti indifferenti.

 

Volevo solo prendere un caffè.

Ieri pomeriggio ero uscita per prendere un caffè al bar sotto casa e la puzza di bruciato mista alla cenere trasportata dal vento mi ha fatto trasalire: sopra di me cenere calda e fumo. Entro al Bar e Michele, il banchista, mi dice che sta bruciando Pineta Sacchetti.

Dopo giorni di ragionevoli dubbi e notizie sempre più pressanti sulla siccità e gli incendi, dopo la tragedia della Marmolada, ho ceduto alla rabbia e allo sgomento davanti alle persone affaccendate che non alzavano nemmeno la testa per capire cosa stesse succedendo e ho deciso di andare a vedere con i miei occhi.

L’ inferno de “la valle dell’inferno”

 

C’è un luogo a Roma Nord tra il Gemelli, Pineta Sacchetti, Balduina e Valle Aurelia- una distesa di alberi, arbusti e vegetazione dove vivono animali e in alcuni tratti persone ( si quegli ultimi che restano ultimi con buona pace nostra e della nostra coscienza)- chiamata ” Valle dell’Inferno”. I miei ci rimasero bloccati durante la nevicata del 1986 e, se non fosse stato per Chernobyl, adesso mio figlio avrebbe due zii a rompergli le balle.

Ieri quel luogo bruciava, fiamme alte in lontananza e uccelli in fuga che cinguettio dopo cinguettio davano l’allarme. Fumo e rumore di elicotteri.

Al mio arrivo c’erano già i soccorsi in azione ma dal mio punto di osservazione la cupola di San Pietro avvolta da quella coltre grigia riempiva gli occhi di rabbia e lacrime.

 

 

La cupola tra le fiamme

 

 

Balduina, Monte Ciocci e Valle Aurelia: dall’altra parte della valle.

 

Ho continuato la mia personalissima Via Crucis scendendo per la strada che collega Pineta Sacchetti alla Balduina. Una strada tutta curve ricavata tagliando verticalmente il Parco del Pineto, prima tappa i binari  della ferrovia. Calore ma niente fiamme.

Ho chiesto ad un motociclista, senza telefonino in mano (ringraziando D-o), che guardava sconsolato la colonna di fumo sopra di noi, se avessero evacuato i senza fissa dimora che negli anni sono andati a sistemarsi in quegli anfratti, mi ha risposto che non lo sapeva ma che certo si erano spostati perchè era andato a vedere: uno scambio rapido che mi ha fatto ritornare la fiducia nel genere umano.

Rimontata in macchina direzione via Appiano il fumo, le strade bloccate nelle vie più vicine alla vegetazione e l’odore acre di bruciato che arrivata a Monte Ciocci ha invaso tutto e mi ha spezzato le gambe.

Vi sembrerà retorica ma da Monte Ciocci ho chiamato mia madre singhiozzando come una ragazzina, colma di rabbia e di voglia di fare qualcosa.

 

 

Quello che resta.

 

Stamattina le prime indiscrezioni: tre inneschi anche quello del Pineto incendio è doloso.  Nessuna ” autocombustione guidata” come avrebbe detto Lorenzo di “Avanzi”. Roma brucia ed è per mano dell’ uomo.

Non basta, altri otto incendi nella notte hanno impegnato i vigili del fuoco e questo fa sorgere una riflessione.

Dato che al pazzo piromane non ci credo per niente e che l’autocombustione è un fenomeno rarissimo in natura: chi vuole mettere le mani sulla città?

Una città dove gli scambi e la velocità del mercato immobiliare non giustifica lo stupro del verde. Una città dove ci sono più supermercati che librerie e dove anche chi ha investito sui centri commerciali si lamenta di un ritorno basso. Una città resa immobile da politiche miopi e narrazioni sbagliate.

Davvero gli investimenti nel settore alberghiero di tre gruppi del lusso nel centro città fanno pensare alla nostra classe dirigente che la rinascita di Roma passi ancora per il cemento e la finanza in salsa mafiosa?

Chi vuole svalutare Roma al punto da poterla comprare con quattro spicci e magari mettere in dubbio il suo essere Capitale?

A questi signori vorrei dire che senza pianeta non c’è business e di diffidare dei romani che sembrano indifferenti a tutto ma che riservano sorprese.

Ai miei concittadini vorrei dire che tutto questo ci riguarda. Riguarda noi e il futuro dei nostri figli, che va bene starsene comodi, ma siamo seduti su una polveriera che rischia di farci saltare in aria da un momento all’altro.

 

Roma Brucia e noi dobbiamo scegliere se essere parte del problema o promotori di una soluzione.

Ci vuole impegno, collaborazione ed un pizzico di incoscienza. Ancora di più ci vuole coscienza, senso civico. Visione.

Si quella nella foto è la cenere che si è accumulata sotto i marciapiedi della via di casa mia ieri, ditemi voi se non vale la pena di provare a fare qualcosa per vivere con maggiore consapevolezza la nostra città.

Vi sento che dite che non c’è niente da fare. 

Magari avete ragione voi ma vi ricordate quanto era figo Leonida ?

 

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