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Quando l’arte racconta la storia: Tor Marancia

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Tor Marancia, uno dei quartieri storici più colorati della Capitale, si racconta attraverso un progetto di street art.

Scoprire un luogo è già di per sé qualcosa di gratificante, ma avere la fortuna di restarne affascinati non ha prezzo. Inoltre, quando la fascinazione non è soltanto data dal “bello” – che oltretutto è sempre molto soggettivo – ma dalla realtà, ci si sente completamente appagati.
La vera bellezza, poi, sta nello scoprire che quel posto, di cui tanto si parla, è una matriosca ricca di storie che si susseguono.

Ecco quindi  uno dei quartieri storici più colorati della capitale: Tor Marancia. Oltrepassate le Terme di Caracalla, ci si addentra nella borgata romana, stretta tra l’Eur e l’Appia Antica.

Ad attenderci una scritta bizzarra: “Welcome to Shangai”. Di fianco, la facciata di un palazzo color ocra completamente dipinta: un bambino di spalle sale su una scaletta e osserva. Guarda oltre, oltre gli edifici del Lotto 1. Seth, street artist francese, vuole ricordare Luca, un ragazzo del quartiere scomparso in un incidente, che abitava proprio in quel palazzo.

Ma cosa c’entra Shanghai? È necessario fare un passo indietro e tornare al 1933 quando Tor Marancia, che fino a quel momento non era altro che una paludosa zona di campagna, vide la prima edificazione delle case. Qui – proprio come avveniva nella grande città cinese – le piccole abitazioni in legno e muratura, così densamente popolate, erano spesso soggette ad allagamenti.

Divenne questa la casa dei romani sfollati per la costruzione di via dei Fori Imperiali, e degli emigranti del sud Italia. Tutto ciò fino al 1948 quando – in accordo con la legge sul risanamento delle borgate – le casupole furono rase al suolo per lasciare spazio alle attuali case popolari.

La street art a Tor Marancia

Occorre tornare ai giorni nostri.

Tor Marancia – che non è centro ma non è ancora così vicina al raccordo da essere considerata periferia – non ha mai goduto di ottima fama. Tutt’oggi densamente popolata – circa 20.000 famiglie vivono nelle abitazioni costruite negli anni Cinquanta – è purtroppo nota per l’alto tasso di disoccupazione e per la criminalità organizzata.

È in quest’ottica che è nato il progetto di riconversione creativa Big City Life. Ventuno murales alti 14 metri sono stati realizzati sulle facciate degli edifici del Lotto 1. Il comprensorio, al civico 63 di viale di Tor Marancia, è stato, per settanta giorni, letteralmente invaso da bombolette spray e impalcature creando un vero e proprio distretto di arte contemporanea.

Artisti nazionali e internazionali si sono così riuniti e hanno dato vita al Museo Condominiale di Tor Marancia. E zigzagando tra i palazzi del lotto basta volgere la testa ora qui ora là per incontrare un’opera che richiama e racconta la storia del quartiere e della capitale.

Mr. Klevra rappresenta, non a caso, Nostra signora di Shangai: la Madonna (Roma) abbraccia suo Figlio (il quartiere di Tor Marancia).

Il Veni, vidi, vinci del duo franco-statunitense Lek&Sovat si ispira, invece, all’antico motto latino.

L’artista portoghese Pantonio, con il suo Ponentino, interpreta e raffigura a modo suo una coloratissima brezza romana.

Con il milanese Alberonero, invece, ci troviamo dinnanzi a un palazzo divenuto una palette di colori.

Ma probabilmente una delle opere più rappresentative dello spirito di cambiamento che ha animato, e anima tuttora, Tor Marancia è la facciata dipinta da Diamond. Una donna addormentata, con la testa cinta di fiori, tiene in mano un diamante: si tratta di un’allegoria della città di Roma, una capitale che sembra avere un po’ difficoltà a risvegliarsi.

Ma come sempre c’è l’eccezione: questo quartiere dimostra, invece, come la volontà, la partecipazione e il coinvolgimento possano far scuotere dal torpore.
Noi di Nuok ci siamo avventurati nel Lotto 1 una domenica mattina. Numerosi erano i turisti, delle nazionalità più diverse, intenti a girovagare con macchine fotografiche alla mano. E questo è sicuramente un segno di come anche la cultura possa portare a un forte rinnovamento.

E infatti l’arte richiama altra arte. Così continuando a passeggiare tra gli edifici – accompagnati dagli sguardi degli abitanti seduti sulle panchine del comprensorio – ecco che Jerico con Distanza Uomo-Natura ci riporta con la mente alla Cappella Sistina di Michelangelo.

La statunitense Gaia, invece, ci conduce in un mondo onirico, quasi metafisico. Nel suo murales un’arancia si innalza leggera come con un palloncino in un cielo azzurrissimo.

Ma Gaia non regala solo questo. Attraversato il comprensorio, a pochi passi di distanza, via Odescalchi si tinge di fiori, farfalle e arcobaleni di colori. La facciata del Liceo artistico del quartiere si trasforma in un inno a favore della diversità. La street artist, con la collaborazione degli studenti, realizza un’opera sorprendente. Il grigiore del lungo e trafficato viale si illumina grazie a una chicca davvero inattesa.

Tor Marancia si trasforma così in un museo condominiale a cielo aperto, bisognoso di attenzione e rispetto. Non siamo a casa nostra, è vero, ma non c’è niente di più bello di quando si aprono le porte alla condivisione.

 

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