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Dilemmi estivi: condizionatore si o no?

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Piazza Vittorio

Dilemmi estivi: condizionatore sì o no?

Ma poi, perché dilemmi estivi?

E soprattutto: cosa significa davvero la parola dilemma?

Ce lo spiega, tra gli altri, il vocabolario Treccani online:

“Con significato estensivo, dilemma dicesi di alternativa, necessità di scelta tra due contrastanti soluzioni quando ogni altra via d’uscita sia esclusa.”

Semplice, no?

O è caldo, o è freddo.
O è solido, o è liquido.
O è così, o è cosà.

Tertium non datur.

Dilemma.
Fatto.


Perché proprio estivi?

Perché l’estate è una stagione che non concepisce mezze misure.

Non è una mezza stagione, e infatti non si comporta da tale.
È una stagione radicale, estrema, che ti costringe a prendere posizione.

Fa caldo.

Spesso caldissimo.

E quando il caldo supera certi livelli – quelli che fanno tremolare l’asfalto da San Giovanni a Ponte Milvio – succede una cosa curiosa: il cervello smette di ragionare in modo sfumato.

Diventa binario.

Bianco o nero.
Sì o no.
Condizionatore acceso o morte per evaporazione.

Il caldo, diciamolo, dà alla testa.

E quindi torniamo alla domanda fondamentale.

Quando arriva l’afa romana, quando l’aria sembra uscire da un phon gigante puntato sulla città:

voi da che parte state?


Il partito del condizionatore

Se siete per l’aria condizionata a palla, la vostra posizione è chiarissima.

Non riuscite nemmeno lontanamente a comprendere concetti come:

  • decrescita felice

  • piccolo sacrificio

  • compromesso

  • ventilatore a pale

Per voi l’estate ha senso solo in due casi:

o state su una barca a vela
o vi state tuffando da uno scoglio nel Mediterraneo

In tutti gli altri casi il caldo è semplicemente un errore del sistema operativo umano.

L’uomo evolve, si adatta, costruisce macchine, inventa il ghiaccio, colonizza pianeti.

Quindi perché mai dovrebbe sopportare trentotto gradi in salotto quando esiste il telecomando del climatizzatore?

Per voi la civiltà ha un obiettivo preciso:
vivere a diciannove gradi costanti anche ad agosto.

Con getto diretto sulla schiena.

La famosa spada di ghiaccio.

Che agli altri provoca torcicollo, bronchite e raffreddore istantaneo.

A voi invece no.

A voi fa un baffo.


Il partito dello stoicismo tropicale

Poi c’è l’altra fazione.

Quelli che il condizionatore non lo accendono mai.

Mai.

Perché è uno strumento del demonio.

Perché “fa male”.

Perché “l’aria fredda non è naturale”.

Perché “io lo sento subito”.

E allora partono le diagnosi preventive:

mal di gola
febbre
dolori alle ossa
colpi della strega

E in casi estremi – a detta di alcuni – perfino il ciclo mestruale.

Anche se siete uomini.

Questa scuola di pensiero ha un approccio molto chiaro alla sopravvivenza estiva.

Si resiste.

Si suda.

Si accetta il destino.

Un po’ come certe giunte comunali che, a un certo punto, si sciolgono lentamente sotto il sole della cronaca giudiziaria.

La differenza è che qui lo scioglimento è letterale.

Si vive con finestre aperte, correnti d’aria, ventilatori che spostano semplicemente aria calda da un lato all’altro della stanza.

Ma in compenso vi vengono riconosciute tre grandi virtù:

  • stoicismo assoluto

  • amore per il pianeta

  • una sudorazione degna di studio scientifico

Siete i veri custodi del microclima domestico.


Il destino finale

Probabilmente, se continuiamo così, entro il 2050 saremo tutti evaporati.

O congelati da un getto di aria polare domestica.

Nel frattempo, però, voi avete già scelto da che parte stare.

C’è chi regola il termostato a diciannove gradi.

E chi contribuisce al ciclo naturale dell’acqua trasformando la propria casa in una sauna mediterranea.

In ogni caso, il dilemma resta.

E allora la domanda finale è inevitabile:

condizionatore sì o no?


Gli altri dilemmi estivi di Gianluca Manna li trovate qui: https://www.iltalentodiroma.com/2022/05/28/piazza-vittorio-diary/