La fine dell’estate.
La fine dell’estate. Come la prendete?
Questo dilemma, o questa domanda, meno drammaticamente, sembra parente del dilemma dello scorso sabato, ovvero come vivete il rientro. Ma in realtà qui parliamo di tutta un’altra cosa. La fine dell’Estate.
Personalmente vi posso dire questo. Io appena iniziano i primi venticelli freschi di settembre, sono felice. Ridivento pieno di energie, come se la fine dell’Estate mi caricasse a molla. L’ odore della terra bagnata che le prime piogge portano con sé mi ricarica come una tazza di caffè. Le giornate si accorciano e la sera ridiventa sera, fresca e scura. Perfetta per una passeggiata dopo cena. E poi i fichi sono dolcissimi, ci sono persino i datteri freschi al mercato. Arriva un vero e proprio esercito di funghi, il verde del muschio si fa intenso prima che le foglie che cadono lo ricoprano del tutto, un po’ più in là.
Il centro di Roma ha una palette di colori più morbida ma sempre luminosa, i suoi pomeriggi non sono più delle Mururoa incendiarie, ma hanno quella dolcezza che prelude alle famose Ottobrate Romane (tutto maiuscolo, sic!). L’Estate che finisce prepara il terreno all’Autunno che arriva. Una delle due “mezze stagioni”. Che sono in realtà le più ricche, le più belle, le stagioni che hanno in sé anche un filo di rimpianto e nostalgia (il mono no aware giapponese per me ha senso solo in Autunno o in Primavera). La natura ha un che di fragile e delicato, non c’è la vanagloriosa spocchia dell’ Estate, con i suoi bagni a mare, le sue camminate in montagna sotto un sole atomico, le sue città improvvisamente metafisiche. L’ Autunno romano poi è una promessa, un desiderio, come la Pioggia di Marzo (lì, nell’altro emisfero).
Quindi io in questo periodo zompetto, canticchio, lavoro, esco, faccio, dico, scrivo, disegno.
Poi beh. Poi c’è l’altra metà del mondo. Quella che Fine Estate = Fine Vita.
Lutto. Lacrime. Guardano le loro Hawaianas come Ingrid Bergman guardava Bogart in Casablanca. Non ce la faranno a superare i lunghi mesi freddi e bui. Senza quella sfacciata luce estiva non pensano più, non godono più, non corrono più lungo il bagnasciuga. Quell’asciugamano non deve stare in bagno, non è il suo posto. Quello era il telo che avevi steso sulle dune di Capocotta, cosa deve fare in un “bagno”. E giù lacrime e depressione, lamento, pianto (anche greco, volendo). Non rimane che aspettare la prossima Estate, mangiando gelati fuori stagione cercando le repliche invernali delle eterne repliche estive. Avvolti in un cocoon di costumi da bagno, teli di sdraio (a righe) e braccioli gonfiabili, attraverseranno i prossimi mesi in un prolungamento estenuante dell’Estate.
D’altronde manca davvero poco, ci sono già le decorazioni di Halloween in giro.
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