La Cina è vicina
Quando la Cina è vicina (di casa)
Questa volta niente dilemmi, questa volta nessun dubbio amletico.
Questa volta esploro una mia personalissima mania.
Premessa. Abito nei pressi di Piazza Vittorio. Quartiere, quello dell’Esquilino, dalle antichissime origini. Intanto, l’Esquilino è uno dei famosi “sette colli”, che fondano il mito di Roma. Quello che si apre a est con Porta Maggiore (profetico?). Abitato, disabitato, sede di cimiteri, di ville e giardini, di porte magiche e basiliche paleocristiane, e poi uno dei luoghi più caratterizzati dall’edilizia “piemontese”.
Quartiere borghese e altoborghese prima, quartiere dove nel dopoguerra le romane andavano a comprare gli abiti da sposa, quartiere al tramonto che rinasce con l’arrivo di extracomunitari, non senza scossoni, visto che conserva un tessuto romano doc, con un mercato-simbolo, e alla fine stabile sede, tra le tante comunità di migranti, dei Cinesi de Roma. In ventitré anni da che vivo qui ho visto prima i magazzini che sostituivano i vecchi negozi, e poi a quei magazzini sono subentrati nuovamente dei negozi, dei bar, dei parrucchieri, gestiti da cinesi (ok, non solo cinesi. anche una forte comunità di indiani, bengalesi e nepalesi) ma frequentati da tutte e tutti.
Ho visto le nuove generazioni di ragazzi e ragazze parlare e sfottersi in romanesco a prescindere dal “da dove vengono”, perché è sempre importante il “dove si va”. Insomma, L’Esquilino è il più caratteristico, anche se non l’unico, quartiere multietnico di Roma. Con buona pace di alcuni brutti vicini di casa (Pound).
Vabbè e dopo tutto sto pippone dove voglio arrivare’?
Ai negozi di specialità orientali.
Ecco, solo qui, almeno per quanto riguarda Roma, solo qui ho visto le più belle confezioni di bibite e junk food che abbia mai visto.
Sul confezionamento degli alimentari di lusso, sul packaging del prodotto di nicchia ho visto cose bellissime, in Italia, a Parigi, in USA (il Giappone è un mondo a parte). Ma il junk food di solito è una esplosione di sapore, bollicine, colori fluo, boost e lettering che letteralmente ti esplode in faccia, confezioni brutte e senza carattere.
Nei negozi di prodotti cinesi invece il junk food ha spesso una nobiltà e una eleganza rara. La Cina ci insegna come si fà il visual merchandising del settore.
Parliamo di confezioni di bibite a base di latte che vedono illustrazioni fiabesche e raffinatissime, con banane pezzate come le mucche frisone.
Bevande a base di the con cavalieri ad acquarello che scalano montagne fatate. Confezioni ultrapop di lattine dove il giallo dominante diventa Pikachu, graficamente ineccepibile. Mi sono trovato più volte a comprare bibite cinesi mai assaggiate solo per avere per un po’ le confezioni sullo scaffale. La stessa cosa non succede con la busta di fonzies o la coca zero. Per non parlare dei (terribili) snack a base di granchio con Doraemon come testimonial. E gli Oreo cinesi, dove qualsiasi gusto si abbina a qualsiasi altro gusto?
Ma il capolavoro, graficamente parlando, è la lattina di nonsobenecosa che vede la grafica di un giornale di annunci, con anche foto-di-ragazza, che ha anche fatto scandalo in Cina. Un po’ come se una lattina di lemonsoda fosse avvolta da una pagina di Cronaca Vera. Amo assai.
Insomma, i negozi cinesi per me sono un paradiso assoluto, sia per la scoperta di gusti assurdi, sia per una grafica avanzatissima (e noi stiamo lì con Il Mulino Bianco).
E voi ci avete mai messo piede?
Gli altri articoli di Gianluca Manna li trovate qui

