Cornacchie

Le cornacchie di Piazza Vittorio

Piccoli racconti urbani dal giardino della piazza più grande di Roma

Stavolta è un aneddoto.

Un piccolo racconto, una scenetta che mi ha dato lo spunto per questa vignetta.

Il tema? Le cornacchie.

Non le cornacchie in generale.
Le cornacchie di Piazza Vittorio.

Nei giardini di quella che è — sì — la piazza più grande di Roma (non lo sapevate?)  https://it.wikipedia.org/wiki/Piazza_Vittorio_Emanuele_II_(Roma) convivono più o meno allegramente diverse specie: cani di passaggio, gatti imperturbabili, un po’ di umanità varia e una quantità notevole di uccelli.

Del fragile equilibrio tra tutte queste specie parleremo ancora. Ma per ora concentriamoci sulle mie protagoniste preferite: le cornacchie.


Animali molto più intelligenti di quanto pensiamo

Intanto chiariamo una cosa: le cornacchie, come tutti i corvidi, sono animali straordinariamente intelligenti.

Sono brillanti, capaci di deduzioni non banali.
Hanno una grande capacità di apprendere, sanno utilizzare strumenti e conducono una vita sociale tutt’altro che semplice.

Se vi capita, sedetevi su una panchina dei giardini e osservatele con calma.

Vi accorgerete subito delle differenze tra le varie specie che popolano il parco.

I pappagalli, ormai colonizzatori ufficiali dei giardini romani, sfrecciano in gruppi rumorosi e piuttosto isterici.

I gabbiani, se non stanno squartando un topo o una busta della spazzatura, spesso vagano in solitaria per il prato.

I piccioni, lo sapete bene, sembrano un po’ degli zombie sotto acido.

Le cornacchie, invece, sono un’altra storia.


Coppie eleganti e discrete

Le cornacchie si aggirano quasi sempre in coppia.

Cercano cibo, curiosano tra l’erba, saltellano qua e là, svolazzano da una cima all’altra degli alberi.

Non hanno l’isteria dei pappagalli né la cafonaggine dei gabbiani. Sono più discrete, quasi eleganti.

Forse è anche merito della loro livrea grigia e nera.

Un po’ gobbe, a dire il vero.
Hanno qualcosa di vagamente pretesco.

Ma sono furbe.

Ti guardano di traverso — anche perché gli occhi stanno ai lati della testa — e sembrano studiare ogni tuo movimento mentre saltellano nel giardino.


La scena dello yogurt

Una volta, proprio lì, ho assistito a una scena assurda.

Una delle due cornacchie aveva trovato un vasetto di yogurt quasi pieno.

E se lo stava gustando con evidente soddisfazione.

A un certo punto prende il vasetto nel becco e si avvicina all’altra cornacchia, cercando di offrirglielo.

Ma.

Ma oh, rigà.

I gusti so’ gusti.

Alla seconda cornacchia lo yogurt non piaceva per niente.

Si spostava infastidita. Faceva due saltelli più in là.

Cornacchia numero Uno la inseguiva con il vasetto nel becco, facendo il classico gesto con la testa di chi dice:
“Dai, assaggia.”

Cornacchia Due dribblava, si scostava, quasi sbroccava.

Pareva dire:

“Oooooooh, lo voi capì? Nun me piace!
Sta robba nun la capisco: acida, dolciastra… no no.
Non avresti piuttosto un bel pezzo de lasagna?
Ieri c’erano degli operai che…”


Una scena molto familiare

La scena è andata avanti per almeno quindici minuti.

Sempre zompettando.

Con la cortese insistenza di Cornacchia Uno e il gentile diniego di Cornacchia Due.

Io ero lì, rapito.

Esterrefatto.
Allibito.

Perché quella scena mi sembrava incredibilmente familiare.

Solo che fino a quel momento l’avevo vista svolgersi solo tra esseri umani.

Mai tra cornacchie.


Osservare il giardino

Fateci caso.

La prossima volta che passate dai giardini di Piazza Vittorio, fermatevi un momento.

Sedetevi su una panchina e dedicate qualche minuto a osservare i pennuti.

Vi accorgerete che la piazza più grande di Roma non è fatta solo di architettura, mercati e passanti.

È anche un piccolo teatro naturale dove ogni giorno si svolgono scene sorprendenti.

E le cornacchie, credetemi, sono tra gli attori più interessanti.


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