tristezze romane

Tristezze Romane: le fioriere parte 1.

 

 

 

Credo sia giunto il momento di aprire una nuova rubrica. Occupiamoci di Tristezze Romane.

Tristezze Romane?

Ebbene sì. Possiamo vantare meravigliose opere d’arte e di architettura, spaziando dall’arte etrusca a Zaha Hadid. La Sindrome di Stendhal ci accompagna passeggiando per il centro storico e una insopprimibile acquolina in bocca non ci molla mentre gironzoliamo per pizzerie a taglio. Siamo una città piena di giardini e ville (mai abbastanza però) e siamo gattari quasi quanto gli abitanti di Istanbul, tutte cose meravigliose e di cui ci vantiamo assai. Abbiamo pure il Calendario dei preti boni!!! Ma ecco, abbiamo anche dei problemi. Delle… come dire… delle cose brutte. Tristi. Delle Tristezze.

Ci sono le Eccellenze, e ci sono Le Tristezze.

Roma ne è piena, alcune sono dovute allo sfacelo e al degrado in cui questa città è stata abbandonata un po’ da tutti, dal materasso buttato per strada alla strada stessa, più dissestata dell’economia italiana. Le denunciamo, ci conviviamo, tutti noi ci facciamo comunque i conti.

Ma le VERE TRISTEZZE sono quelle che il romano si trova in casa per colpa di scelte dissennate. Non si tratta di inquinamento grave, come quando brucia una discarica di copertoni sulla Tangenziale est. Ma intossica comunque l’anima. Dona quel senso di tristezza sciatta che Roma non si merita.

Un esempio, giusto per chiarire: le terribili Fioriere.

Grosse, ingombranti, piantate lì a fare da arredo urbano. Massicce e grigie, spesso con quell’anello di rame che sparisce prestissimo. Appena ci sta da chiudere, pedonalizzare, decorare (nel senso di dare decoro e dignità a una piazza), invece di fare un progetto qualificante, si piazzano lì le fioriere. Brutali come la Sora Lella quando dava l’unica vera ricetta der pollo coi peperoni (e anche fisicamente affini, forse appena più stondate le fioriere). Schierate come un esercito di nani. Semivuote. Osservatele. Hanno la prerogativa di far seccare tutto quello che ci dovrebbe crescere dentro, mentre prospera (grazie a Dio, a sto punto) tutto quello che le infesta intorno.
Le più brutte? Quelle che aggiungevano tristezza a uno dei più deprimenti interventi di redesign di una piazza romana, ovvero Piazza San Silvestro. Lì dove c’erano le pensiline degli autobus che vi facevano capolinea (ancora ricordo il 58, Piazza Capri Piazza San Silvestro, il MIO autobus), a un certo punto interviene Paolo Portoghesi. Che smonta tutto e piazza in piazza (pardon) delle terribili panche in marmo. lunghissime, fatte apposta perché nessuno ci si sieda in inverno (sedere ghiacciato) o in estate (grill) pura architettura e travertino. Risultato? In una città dove d’estate i 40 gradi si raggiungono facilmente, è riuscito a creare una piazza sgradevole e respingente (anche se credo ora hanno pietosamente piantato degli alberi).

Triste magari no, irritante sì. Ma… e Le Tristezze?

Le Tristezze (credo non previste da Portoghesi, ma mi sa aggiunte dopo, a “delimitare” qualcosa) sono le fioriere, delle insalatiere di cemento con piantate delle rose che nessuno ha curato, morte stecchite sotto il sole implacabile. Nell’incuria generale, però, Mother Natura si era impossessata dello spazio sotto le fioriere, infilando anche qualche rosa superstite SOTTO le ciotolone, molto più vive e pimpanti, va detto.

Difficile ma non impossibile trovare Tristezze più deprimenti. Ne parleremo ancora. Cambiando fiore e fioriera.

 

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