I ciclamini della Raggi

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I ciclamini della Raggi

I ciclamini della Raggi

di Gianluca Manna

«C’era una volta…
— Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.»

Questo è l’incipit di Pinocchio. Ora, lo so: accostare Virginia Raggi e Pinocchio potrebbe sembrare una facile satira sul naso o sulla legnosità dell’ex sindaca. Ma non era questo il mio punto.

Io volevo raccontarvi una favola.

Quindi: c’era una volta una città.

Era una città bellissima, famosa in tutto il mondo per i suoi monumenti, le sue ville e i suoi giardini. Poi però la città, come una principessa stanca, cadde preda di un sortilegio.

Sulle sue strade — quelle stesse strade che per secoli avevano guidato eserciti e pellegrini, artisti e briganti da tutta Europa — iniziarono ad aprirsi buche. Buche profonde.

I palazzi invecchiarono, i giardini si fecero incolti e secchi, diventando terra di nutrie e gabbiani. Gli autobus prendevano fuoco e la mondezza si accumulava.

La favola cominciò a somigliare più a un racconto dell’orrore.

La città cadde in un sonno da cui nessuno sembrava riuscire a svegliarla.


Il tentativo di svegliare la principessa

Un giorno però a qualcuno venne un’idea. Un segnale piccolo, simbolico: provare a restituire alla principessa addormentata un po’ di colore.

«Adorniamola di fiori!»
«I fiori sono belli, sono colorati, fanno felici le persone!»
«E da dove iniziamo?»
«Dalla Via Cristoforo Colombo, la strada che porta al mare!»
«E cosa ci mettiamo?»
«DEI CICLAMINI».


Interrompiamo la favola

Ora fermiamoci un attimo.

La Cristoforo Colombo è una strada enorme, esposta al sole romano che — come sappiamo — non scherza mai, soprattutto d’estate.

Ai lati crescono magnifici pini. Più avanti, verso il mare, compaiono anche gli oleandri che danno colore allo spartitraffico.

All’inizio della strada però c’è una lunga fila di guardrail in cemento che separano i due sensi di marcia. Non sono bassissimi, ma sono sicuramente bruttissimi.

L’idea fu questa: trasformarli in fioriere.

Installare un mini impianto di irrigazione e riempirli con… ciclamini.


Il piccolo problema dei ciclamini

Il ciclamino è una pianta bellissima.

Ma ha qualche caratteristica precisa.

Ama i boschi freschi e ombrosi.
Preferisce temperature intorno ai 15 gradi.
Fiorisce in autunno e inverno.

In primavera e in estate le foglie si seccano.

Soprattutto: non sopporta il sole diretto.

Metterli quindi al centro di una grande arteria esposta al sole romano, senza ombra e con il traffico che passa accanto, non sembra esattamente un’idea brillante.

Inoltre il ciclamino è una pianta delicata, facilmente attaccata da muffe e malattie. Se esposta troppo al sole, la prima cosa che fa è afflosciarsi.

Poi inevitabilmente si ammala.

E infine muore.


Il problema dell’altezza

Ma c’era anche un’altra questione.

Il ciclamino non è una sequoia.
È una pianta bassa.

Ama stare vicino al terreno, tranquillo, all’ombra.

Quando vennero piantati nelle fioriere-guardrail della Colombo, risultavano talmente bassi che si vedeva appena la punta dei fiori.

E comunque si potevano osservare solo dalle automobili in corsa.

Il che rendeva l’esperienza botanica piuttosto complicata.


Fine della favola

Il risultato fu inevitabile.

I ciclamini della Raggi non durarono molto.

Non vissero a lungo.
E soprattutto non vissero felici e contenti.

La principessa continua a dormire il suo sonno di asfalto e polvere.

E le fioriere continuano a essere tristi.


Puoi leggere gli altri articoli di Gianluca Manna su Il Talento di Roma. https://www.iltalentodiroma.com/2022/08/27/dilemma-estivo-cucine-romane-cocomero-o-parmigiana/

Per approfondire le caratteristiche botaniche del ciclamino:
https://www.treccani.it/enciclopedia/cyclamen/