il Cappuccino.Tristi Pasti

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Tristi Pasti

Il cappuccino. Tristi pasti

di Gianluca Manna

«La bocca sollevò dal fiero pasto».

È Dante, mica gattini.

E il pasto in questione è quello del Conte Ugolino. Siamo nel pieno dell’Inferno, nel Cocito. Uno dei passaggi più potenti della Divina Commedia.

Ecco.
Quel pasto lì era fiero.

Questo invece è… triste.

Mesto.

Profondamente triste.

I romani — ma non solo i romani — sanno benissimo di cosa sto parlando.


Scenario

Picture it.

Roma, 2022. Ore 16:30.

Ristorante per turisti.

Non è l’ora di punta, ma qualcuno arriva lo stesso. Il turista ritardatario. Il turista anticipatario. O anche solo il turista che mangia quando gli pare — e ha pure ragione.

La cucina funziona sempre.

Una carbonara non si nega a nessuno.
Una pizza nemmeno.

È la legge del Ristoratore Per Turisti: je tocca.

Che in cucina ci sia una nonagenaria abruzzese o un giovane cuoco egiziano, il pranzo pomeridiano je tocca comunque.


Il bioritmo del turista

Capita a tutti.

Quando diventiamo turisti, gli orari saltano. Il bioritmo pure.

Ci viene fame di notte.
Oppure mezz’ora dopo la colazione.

Quella colazione “continentale” che alle otto del mattino ci aveva fatto orrore, ma che alle quattro del pomeriggio improvvisamente desideriamo con tutta l’anima.

Così coppie e gruppi di turisti si spiaggiano sfiniti al primo tavolo libero.


Il menu

Il menu è sempre quello.

Antipasti mare e terra.
Contorni scrausi.
Dolci.

La variante pizzeria prevede anche:

  • bruschette

  • fritti

  • pizze rosse

  • pizze bianche

E da qualche anno anche la temibile pinsa, onnipresente sui tavoli romani.

Fin qui nulla di male.

Il male arriva dopo.


Il momento tragico

Il male lo portano loro.

I turisti.

Che ordinano così:

«metzemanike karbonara e un cappuccino»

«supplìpitza con patatine e würstel e un cappuccino»

«linguine skoglio e un cappuccino»

«polpo alla lutchiana e un cappuccino»

«tiramisù e uno spritz»

(perché ovviamente il cappuccino con il tiramisù ci starebbe pure, ma a quel punto è giusto rovinare tutto con uno spritz)


Il cappuccino pomeridiano

Ecco.

No.

Non si fa.

Sì, lo so. Ognuno è libero di mangiare quello che vuole.

E Dio solo sa quanto sia piacevole mescolare il sapore amaro di un espresso ristretto con un tramezzino prosciutto e formaggio.

Ma il cappuccino con il pranzo, vi prego, no.


Le regole non scritte

Esistono regole non scritte.

Regole che nessuno ha mai codificato ma che tutti conoscono.

Una di queste è semplicissima:

Il cappuccino si beve entro le dieci del mattino.

Punto.

Non alle dodici.
Non alle due.
Non alle quattro e mezza.

Infrangere una regola non scritta è molto più grave che infrangerne una ufficiale.

Perché significa ignorare un intero universo culturale.


Un piccolo dramma romano

Per un romano assistere a una carbonara accompagnata da un cappuccino è un piccolo dramma.

Non è rabbia.

È più… malinconia.

Una tristezza gastronomica.

Una sensazione simile a quella che si prova quando si vede qualcuno mettere il ketchup sulla pasta.

O il parmigiano sulle vongole.

Non si urla.

Non si interviene.

Si osserva.

E si sospira.


Puoi leggere gli altri articoli di Gianluca Manna su Il Talento di Roma.https://www.iltalentodiroma.com/2022/08/27/dilemma-estivo-cucine-romane-cocomero-o-parmigiana/

Per approfondire le tradizioni della cucina romana e italiana:
https://www.treccani.it/enciclopedia/cucina-romana/