La gioia fa parecchio rumore: il romanzo di Sandro Bonvissuto
La gioia fa parecchio rumore
“La tristezza è muta, va bene, ma la gioia fa parecchio rumore”.
Il libro di cui vi parlerò oggi si intitola “La gioia fa parecchio rumore”, romanzo scritto da Sandro Bonvissuto e pubblicato da Einaudi nel 2020, lo stesso editore che aveva già dato alle stampe la sua opera d’esordio, “Dentro”.
Sandro Bonvissuto nasce a Roma nel 1970, nel quartiere dell’Appio Claudio, per poi spostarsi negli anni verso il Portuense e successivamente a San Giovanni, quartieri che diventano parte integrante del suo immaginario narrativo.
Si laurea in Filosofia all’Università La Sapienza di Roma nel 2009 e nel 2012 esordisce come romanziere con il libro Dentro, che ottiene subito attenzione da parte della critica.
Nonostante il percorso accademico e la crescente notorietà letteraria, Bonvissuto non ha mai abbandonato il suo lavoro di cameriere. Proprio questa scelta gli ha fatto guadagnare il soprannome di “filosofo-cameriere”, una definizione che lo rende un caso piuttosto unico nel panorama letterario italiano. https://www.iltalentodiroma.com/2023/07/31/talento-a-cena/
Lo stesso autore ha più volte spiegato come il lavoro in sala rappresenti per lui un osservatorio privilegiato sull’umanità. Dal tavolo di un ristorante si possono osservare comportamenti, emozioni, fragilità e contraddizioni degli esseri umani con una chiarezza che difficilmente si trova altrove.
Il romanzo
“La gioia fa parecchio rumore” https://www.einaudi.it/catalogo-libri/ è scritto in prima persona e racconta la crescita di un ragazzino nella Roma degli anni Settanta, un periodo in cui la città vive ancora sospesa tra la sua anima popolare e le trasformazioni che porteranno agli anni Ottanta.
Il cuore del romanzo è l’incontro con quello che diventerà il grande amore della vita del protagonista: la sua squadra di calcio, la A.S. Roma.
Il libro segue tutte le tappe di questo percorso emotivo: dalla scoperta iniziale alla costruzione dell’identità di tifoso, fino all’accettazione da parte del gruppo degli adulti che popolano lo stadio.
Non si tratta soltanto di un racconto sportivo. È piuttosto un romanzo di formazione, dove il calcio diventa il linguaggio attraverso cui il protagonista impara a conoscere se stesso, gli altri e il mondo.
L’evoluzione del protagonista è accompagnata da una serie di personaggi che sembrano familiari a chiunque abbia frequentato uno stadio o un bar di quartiere.
Una struttura quasi teatrale
Uno degli aspetti più affascinanti del romanzo è la struttura narrativa, che richiama in parte gli elementi tipici della tragedia greca.
C’è il protagonista, che compie il suo percorso segnato da una forma di hybris, la convinzione che il suo amore per la squadra sia unico e irripetibile.
C’è il coro, rappresentato dai tifosi, dallo stadio, dal rumore collettivo di una comunità che vive e respira insieme.
C’è il saggio, figura che consiglia e guida, ma che spesso viene compreso soltanto più tardi.
E infine compare il deus ex machina, alto, biondo e straniero, che arriva a sciogliere tutte le tensioni e a trasformare il sogno del protagonista in qualcosa di concreto.
I riferimenti letterari
Leggendo “La gioia fa parecchio rumore” è inevitabile pensare ad alcune opere che hanno raccontato l’adolescenza e la passione sportiva con grande intensità.
Da una parte si può ritrovare qualcosa del Giovane Holden di J.D. Salinger, nel racconto della crescita e della scoperta del mondo.
Dall’altra il paragone naturale è con Febbre a 90° di Nick Hornby,https://www.guanda.it/libri/nick-hornby-febbre-a-90-9788823517141 forse il libro più celebre mai scritto sulla passione calcistica.
Quando invece la narrazione entra nei dettagli tecnici del calcio giocato, il pensiero corre a Il maledetto United di David Peace, https://www.ilsaggiatore.com/libro/il-maledetto-united-3uno dei romanzi più intensi mai dedicati al mondo del pallone.
Eppure, nonostante questi riferimenti, il libro di Bonvissuto rimane profondamente originale.
Roma, i bar e la vita
Uno degli elementi più riusciti del romanzo è la capacità di raccontare una Roma viva e contraddittoria, ancora legata a un’anima quasi pasoliniana ma già proiettata verso il cambiamento degli anni Ottanta.
È una città fatta di bar, discussioni, rituali quotidiani e amicizie costruite tra una partita e una birra.
In questo senso si può intravedere anche un omaggio ideale al Bar Sport di Stefano Benni, altro luogo letterario dove il calcio diventa un linguaggio collettivo.
Il romanzo riesce a far ridere, sorridere e commuovere. Ma soprattutto parla a quella parte di noi che da adulti tendiamo spesso a dimenticare: la capacità di provare emozioni assolute.
Parla di crescita, di appartenenza e di socialità.
Parla di gioia.
Quella gioia che, appunto, fa parecchio rumore.
“…e me ne sono innamorato di un amore che, nei giorni senza amore, avrebbe rappresentato l’amore stesso fino a confondersi con esso.
La prima cosa che ho amato, come l’ultima d’altronde, è la mia squadra del calcio del cuore.
Il suo nome è A.S. Roma”.

