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Corviale: storia della periferia romana

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Corviale

Corviale, quartiere simbolo del disagio delle periferie romane, ma anche architettura e progetti di rigenerazione urbana e culturale.

Un imprevisto, un appuntamento saltato che ti porta a prenotare il rinnovo della carta d’identità di tua figlia in un altro municipio, e ti ritrovi in una mattinata soleggiata invernale ad esplorare le bellezze nascoste di un luogo diventato negli anni il simbolo di tutto quello che l’edilizia popolare a Roma poteva essere e non è stata: Corviale.
Un po’ di storia
Ubicato nel quadrante sud ovest della capitale, all’interno del XI municipio, il quartiere Corviale, o più esattamente Nuovo Corviale, è conosciuto comunemente dai romani con il nome di Serpentone per via della lunghezza della struttura principale e nel corso dei decenni è diventato uno dei luoghi simbolo del degrado delle periferie romane. La sua storia, però, nasce sotto tutt’altra prospettiva poiché nelle intenzioni del pool di architetti che idearono il progetto all’inizio degli negli anni ‘70 e delle amministrazioni comunali che finanziarono l’opera l’idea era quella di creare un quartiere autosufficiente dal punto di vista abitativo e dei servizi per la collettività. Mario Fiorentino, l’architetto coordinatore del progetto del nuovo Corviale, voleva infatti porre fine alla realizzazione di quartieri-dormitorio che caratterizzavano le periferie delle grandi città negli anni ‘70 con abitazioni destinate alle fasce popolari: per questo, l’intero complesso doveva comprendere tutta una serie di edifici e servizi che potessero agevolare la quotidianità dei cittadini.
I numeri del progetto
Il complesso abitativo di Corviale di proprietà dell’ATER, l’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale del Comune di Roma, è costituito da un blocco principale lungo 986 metri (da qui il nome di “serpentone”) per 9 piani d’altezza, un secondo blocco più piccolo alto 5 piani e parallelo al primo, e un terzo blocco abitativo collocato diagonalmente rispetto agli altri due. Il progetto originario, oltre i 1200 appartamenti destinati ad uso abitativo, doveva comprendere 4 teatri, gli uffici comunali delle allora Circoscrizioni, scuole dall’infanzia alle medie di primo grado, servizi sanitari, un mercato e, in aggiunta, un intero piano dell’edificio principale completamente adibito ad attività commerciali.
La realizzazione e le occupazioni
I lavori, iniziati ufficialmente nel 1975, sono andati avanti per decenni come purtroppo successo per altre opere urbanistiche a Roma, tanto che l’architetto Fiorentino, morto nel 1982, non è riuscito a vedere completata la sua opera. Purtroppo, nei primi anni ‘80 sono iniziate anche le prime occupazioni in particolare dei locali del quarto piano dell’edificio principale, quello destinato nel progetto originario, alle attività commerciali. Le occupazioni abusive, proseguite anche nel corso degli anni ‘90, e la lunghezza nella realizzazione dei lavori hanno contribuito a far diventare il serpentone di Corviale il simbolo del degrado delle periferie romane.
Corviale oggi
Nonostante gli enormi problemi riscontrati nel corso dei decenni nella gestione del complesso, Corviale oggi è in fase di riqualificazione, grazie alla volontà delle amministrazioni locali di veder realizzato quel progetto visionario di periferia moderna e autosufficiente e non un enorme dormitorio. Nel 2019, infatti, sono iniziati i lavori voluti da ATER e Regione Lazio per la realizzazione del cosiddetto “chilometro verde”, la riqualificazione del quarto piano del serpentone occupato, attraverso un cambio d’uso degli immobili, con la realizzazione di unità abitative destinate alla popolazione. Un ulteriore progetto, “Rigenerare Corviale”, prevede il miglioramento delle strutture destinate alle aree comuni per ottenere una migliore vivibilità da parte dei cittadini.
Le bellezze nascoste
Oggi, ciò che salta agli occhi arrivando a Corviale è questa striscia verde brillante che taglia a metà il serpentone in tutta la sua lunghezza, uno dei tunnel di accesso è azzurro turchino e le opere di street art che decorano i muri del quartiere sono lì a raccontare di una periferia per nulla anonima.
Il Mitreo Iside, facilmente identificabile venendo in macchina da via Portuense, è invece un avamposto culturale, un luogo dove si realizzano mostre di arte contemporanea, corsi di danza per bambini e adulti e dove è esposto il plastico del progetto Rigenerare Corviale, realizzato per la Biennale di Venezia”. Questo luogo, come spiega la ragazza che accompagna nella visita, “è nato per testimoniare il valore salvifico dell’arte e della conoscenza, dalle ceneri di ogni incuria, abbandono e scarto”. Ciò su cui oggi Corviale deve puntare fermamente.