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I blitz nei musei. Arte vs Ambiente?

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Palazzo Farnese a Caprarola

I blitz nei musei: finiamo questa guerra tra arte e ambiente.

 di Alba Serino

 

Cosa è più importante: arte o ambiente?

Se tu dovessi scegliere fra chiudere una pompa petrolifera o un museo, cosa sceglieresti?

Sembra una domanda assurda… Immagina se qualcuno ti obbligasse davvero a fare una scelta di questo tipo, a contrapporre due luoghi che in comune non hanno proprio nulla: il primo collegato al grande tema dell’ambiente, dei consumi e anche della nostra salute; il secondo alla cultura, all’identità comunitaria, al tempo libero.

In realtà questa domanda è comparsa prepotentemente pochi mesi fa in tutta Europa. E ora ci ritroviamo addirittura a riflettere su una possibile risposta, come se esistesse davvero una scelta da fare, come se ci fosse una vera e propria guerra in atto fra arte e ambiente.

Con queste righe vorrei riflettere con te proprio sulla stranezza del formulare una domanda del genere. Seguimi in questo piccolo viaggio e vedrai che alla fine vorrai anche tu far firmare un trattato di pace fra il pianeta e il nostro patrimonio culturale!

 

Chi ha introdotto questa strana domanda

Dal maggio del 2022 gli attivisti di Just Stop Oil e di altri gruppi a loro legati hanno bersagliato le opere d’arte nei musei d’Europa. La prima ‘vittima’ illustre fu la Gioconda di Leonardo da Vinci al Louvre contro cui lanciarono una torta; a luglio seguirono tre diversi blitz in musei di Londra, durante i quali “The Hay Wain” di John Constable riportò alcuni danni. Lo stesso mese arrivarono anche in Italia incollandosi alla “Primavera” di Botticelli agli Uffizi a Firenze e a “Forme Uniche della Continuità nello Spazio” di Boccioni al Museo del Novecento a Milano. Altri ‘attacchi’ sono poi seguiti nei Musei Vaticani (stavolta incollandosi alla statua del Laocoonte) e nella Capella Scrovegni a Padova.

Poi Ultima Generazione ha preso in mano questa staffetta di protesta, bersagliando a Roma “Il Seminatore” di Van Gogh a Palazzo Bonaparte e la facciata di Palazzo Madama. A Milano- quasi a creare un paradosso- hanno colpito “L.o.v.e.”, l’opera già di per se’ provocatoria di Maurizio Cattelan.

Il filo conduttore di questi attacchi è stato sempre quello di sminuire le opere d’arte, sollevando la maggiore importanza del nostro pianeta e il rischio ambientale a cui lo sottoponiamo. Con le loro proteste costringono a una scelta: arte o ambiente, quale salverai?

Nel dibattito che è seguito sono stati molti i commenti: molti hanno condannato il gesto, altri li hanno accusati di non agire come veri attivisti; altri hanno puntato allo spreco di cibo (usato per imbrattare alcune delle opere), altri ancora hanno supportato le gesta sottolineando l’assenza effettiva di danni alle opere; c’è anche chi ha ribadito che non bisogna guardare il dito (la loro forma di protesta) ma la luna (la crisi climatica).

 

E invece un operatore dei beni culturali come me cosa pensa?

Credo che l’importanza delle problematiche ambientali sia indiscutibile. Dobbiamo certamente agire per proteggere il nostro pianeta. Dobbiamo impegnarci senza dubbio a cambiare il nostro comportamento in fatto di consumi energetici.

Ma è davvero giusto sensibilizzarci all’emergenza climatica costringendoci a una scelta tra arte e ambiente?

Specialmente nel nostro Paese sembra un paradosso. Il patrimonio culturale e quello paesaggistico sono infatti tutelati dallo stesso decreto legislativo, il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (n. 42 del 22 gennaio 2004). Sono ritenuti fondamentali e complementari dalla legge italiana.

Sembra ancora più un paradosso se consideriamo che in Italia gli addetti ai lavori parlano sempre più del concetto di “Museo Diffuso” in cui è l’intero territorio a diventare luogo d’arte e storia, il simbolo di una cultura o di una comunità.

 

Parco archeologico del Colosseo

Ti garantisco che dal canto loro i musei non hanno dichiarato alcuna guerra all’ambiente. Anzi. Vengono avviati sempre più progetti in cui le realtà museali si impegnano a salvaguardare l’ambiente. Basta citare l’ultima iniziativa del parco archeologico che forse più di tutti è il simbolo della nostra capitale, il Parco Archeologico del Colosseo. Dal 2021 ha infatti avviato il programma ‘PArCo Green’ con lo scopo di ridurre l’impatto ambientale e la conservazione dell’ecosistema e della biodiversità nell’area archeologica visitata da sette milioni di turisti ogni anno (puoi scoprirne di più su www.parcocolosseo.it/parco-green/).

E gli artisti? La sensibilizzazione all’ambiente nell’arte contemporanea e urbana è molto presente. Nei miei tour, ad esempio, adoro raccontare dei lavori di Iena Cruz (il primo street artist in Europa a realizzare proprio a Roma una enorme opera assorbi-smog!) o di Moby Dick che si batte con i suoi lavori per la salvaguardia degli animali.

Un’alleanza molto più antica di quello che pensi

 

Il dialogo armonioso tra arte e ambiente ha radici molto antiche. Un esempio? Il rapporto con la pietra nelle civiltà del centro Italia.

 

Sutri

Basta percorrere la via Cassia per imbattersi negli spettacolari esempi di insediamento rupestre della Tuscia viterbese. A Sutri gli abitanti (secondo alcuni addirittura gli Etruschi) scavarono perfino un intero anfiteatro nel tufo anziché costruirlo! E ancora oggi gli ambienti rupestri nel viterbese mantengono un ruolo importante nelle attività produttive.

Pensa anche alla sensibilità verso la natura dei nostri antenati romani, gli inventori degli horti, dei giardini paradisiaci dove le opere d’arte si alternavano a percorsi vegetali. Quelli Sallustiani danno ancora oggi il nome a un quartiere unico di Roma e le sue statue sono custodite in musei di altissimo pregio come i Musei Vaticani e i Musei Capitolini.

Quale modo migliore per descrivere poi le sontuose ville storiche con giardini del Manierismo se non come il risultato del dialogo perfetto tra arte e natura? Forse la più popolare è Villa D’Este a Tivoli. Ma il Lazio settentrionale ne possiede almeno due da togliere il fiato: Villa Lante di Bagnaia e Palazzo Farnese a Caprarola.

Affresco Palazzo Farnese Caprarola

Vorrei offrirti un ultimo esempio, forse l’esempio più sottovalutato ma in piena vista per noi che tutti i giorni passeggiamo fra i vicoli di Roma. È il reimpiego architettonico sin dall’antichità. Mentre noi oggi fatichiamo a decidere se il tetrapak vada nel contenitore della carta o della plastica, oltre mille anni fa a Roma (e non solo) si riciclava il materiale da costruzione di interi monumenti abbandonati! E il motivo era molto più complesso del semplice risparmio economico: era collegato a una consapevolezza del valore di quel monumento, a una importante sensibilità verso il nostro territorio.

Allora, cosa ne pensi? È davvero giusto pensare che arte e ambiente siano in guerra? O forse è più adatto pensare a una alleanza?

 

            Seguimi in una nuova rubrica!

 

Ho un segreto da svelarti… Ti avevo parlato di un piccolo viaggio insieme, ma ho mentito! Questo in realtà era solo un anticipo. Nelle prossime settimane continueremo questo percorso e ti racconterò molto di più sul rapporto ‘pacifico’ fra arte e ambiente.

Nessuna guerra e nessuno scontro! Solo i tanti modi spettacolari in cui l’armonia tra arte e ambiente ha formato il nostro bellissimo patrimonio culturale.

Ti aspetto!

 

 

Chi è l’autrice.

Alba Serino è archeologa e guida turistica. Si occupa dal 2015 di valorizzazione museale, cioè di tutte le attività che incoraggiano il dialogo fra un museo e la sua comunità (mostre, eventi, didattica).

Si impegna con costanza (altri direbbero cocciutaggine) alla promozione dei luoghi meno noti di Roma e del Lazio. Ha il sogno utopico che un giorno ci saranno più turisti a Montesacro che al Colosseo. Nell’attesa la troverete già lì.