Carnevale romano: storia, tradizioni e dolci tipici
Il Carnevale romano
di Gianluca Manna
Il Carnevale romano ha radici antiche.
Antichissime.
Affonda direttamente nei Saturnalia, le feste dell’antica Roma in cui il mondo si capovolgeva: schiavi e padroni si scambiavano i ruoli, le regole si allentavano e l’ordine diventava, per qualche giorno, un concetto molto relativo.
Arrivando fino all’Ottocento, il Carnevale a Roma è stato esattamente questo:
il mondo alla rovescia.
Tutto era concesso.
O quasi.
Forse si evitavano pugni e coltellate — ma considerando che si tiravano tutto il resto dell’anno, diciamo che a Carnevale si poteva anche fare una pausa.
Dove nasceva il Carnevale
All’inizio il cuore del Carnevale era Testaccio, ma dal XV secolo si spostò su via Lata, quella che oggi conosciamo come via del Corso.
Ed è proprio lì che si svolgeva il momento più atteso:
la corsa dei cavalli berberi.
Una corsa senza fantini, pura velocità e caos controllato, che attraversava la città tra ali di folla.
Era il culmine della festa.
La fine
Poi succede quello che a Roma succede spesso.
Finisce.
Dopo l’Unità d’Italia, durante una corsa, ci scappa il morto.
E il Re decide che basta così.
Stop alle corse.
Stop ai giochi.
E, di fatto, stop al Carnevale romano come era sempre stato.
E il romano che fa?
Si arrende?
No.
Il romano non si arrende mai.
Si butta sul cibo.
Che almeno quello non tradisce.
La vera domanda
E quindi, inevitabile, arriva il dibattito:
frappe o castagnole?
Le frappe (ovvero: le vere regine)
Partiamo subito chiaro.
Le frappe hanno origini nobilissime.
Derivano dalle frictilia, dolci fritti preparati proprio durante i Saturnalia.
Sono diffuse in tutta Europa con nomi diversi, ma restano il dolce simbolo del Carnevale.
A Roma però c’è una regola non negoziabile:
le frappe si fanno fritte.
Sempre.
Mai al forno.
Perché altrimenti, semplicemente,
nun so frappe.
Le castagnole (ovvero: le traditrici)
Le castagnole arrivano dopo.
Nella loro forma “ufficiale”, codificata, compaiono nel Settecento — esiste perfino un manoscritto a Viterbo che ne descrive una versione.
E già lì compare un problema:
esistono anche al forno.
E questo, in pieno spirito carnevalesco, suona sospetto.
A Roma poi c’è un’altra regola:
se sono ripiene, devono essere di ricotta.
Altrimenti non vale.
Il problema tecnico
Qui la questione si fa seria.
La frappa, anche al forno, in qualche modo si salva.
La castagnola al forno invece no.
È secca.
Triste.
E trova una sua unica, dignitosa funzione:
scusa per bere ancora vino.
Però…
Però, se è fritta…
Se è fatta bene…
Se è ripiena…
la castagnola diventa sublime.
La soluzione
E quindi?
Frappe o castagnole?
Semplice.
Non si risolve.
Siamo a Carnevale.
E a Carnevale, ogni dolce vale.
Basta ricordarsi una cosa sola:
chi magna da solo se strozza.
PS: Rugantino
E Rugantino?
Beh, prima di diventare il personaggio reso celebre dal musical di Garinei e Giovannini, Rugantino era una delle maschere più iconiche della tradizione romana.
Insieme a Meo Patacca, rappresentava lo spirito della città nella Commedia dell’arte.
E dalla commedia al Carnevale, il passo è breve.
Ce sta?
Ce sta.
Puoi leggere gli altri articoli di Gianluca Manna su Il Talento di Roma. https://www.iltalentodiroma.com/2023/04/27/disegnare-roma/
Per approfondire le tradizioni del Carnevale in Italia:
https://www.treccani.it/enciclopedia/carnevale/

