Caffè

Caffè

 

A Roma non ci si sente mica secondi a Napoli, né sulle pizze, né sul caffè.
Ma ecco, mentre sulle pizze le due scuole fanno scuola e ne abbiamo già parlato, il panorama del caffè a Roma credo sia tutto peculiare.

Intanto, a Roma esistono caffè storici,  da visitare almeno una volta se sei romano. Il Caffè Greco, con i suoi dipinti i suoi stucchi e le sue tazzine dalla fascia arancione vermiglio. Il Sant’Eustachio, che ti prepara un caffè così cremoso da farne una specialità. Il Caffè Tazza D’oro, dalla grafica meravigliosamente vintage e con un bassorilievo di contadina in vesti assai succnte all’ingresso. Castroni, che da torrefazione è diventato in tutta Roma il Re delle Spezie. Il mitico Caffè Palombini all’Eur (noto anche per quel “che sei annatah da Palombini a batte’ ieri sera che te vedo sciupatah?” , landmark di riferimento per chi si dava da fare tra le fratte a notte fonda). E poi i caffè di via Veneto, quelli della dolce vita.

Ma a Roma sono i bar di quartiere che regnano. Quelli vecchiotti e bruttini, con banconi improbabili, addetti ai caffè che sembrano dei cocainomani per la velocità con cui producono mille espressi in un minuto, o lenti come i bradipi di Zootropolis. E comunque il caffè si consuma al banco, non si sta ore al tavolino a discutere di Roma e Lazio, ma si risolvono questioni anche importanti con poche battute ben piazzate. L’humor romano si sa, fulmina.

 

 Com’è a Roma il caffè?
Beh. Può dirti molto bene, se becchi quelli delle torrefazioni storiche ( oltre a quelle di cui sopra, ce ne sono un po’ sparse per la capitale). Può dirti benino, in molti casi. Ma in altri casi può dirti veramente male.
Intanto spesso è amaro, troppo amaro e acido, troppo acido. E quello, checché se ne dica, è un difetto. Se poi è anche troppo bruciato, fuggite.

 

Ci sono poi altri pericoli.

Lo sparito: è quello che tu guardi nella tazzina, e ne trovi un fondo. Pensi di aver sbagliato, magari di aver preso una tazzina in cui avevano già bevuto un ricco, cremoso caffè, e invece no, sono le miserissime due gocce che il barista ti destina.

Il Vetriolo: ovvero il caffè al vetro, nel bicchierino, che per molti è un cult (a me personalmente non piace molto, preferisco la tazzina classica).

Il  Vesuvio, che di suo non è un caffè malvagio di suo, ma viene servito in una tazzina pulitissima, tranquillissima, quasi una tazza amica, SOLO CHE è appena uscita dalla lavastoviglie ed è assolutamente ustionante, le tue labbra bruciano e raggiungono lo status di “rifatte dal chirurgo de Prati”

Il Grondaia: ovvero tutto perfetto ma appena porti la tazzina alla bocca partono delle gocce giganti che si erano accumulate sul piattino che ti sbrodoli camicia, cravatta, o blusa de seta.

E infine il Gran Mix: “A cì, me daresti un vegano cor ginseng zucchero de canna sotto panna de soja schiuma di latte de riso e in cima na spruzzata de cacao in polvere co’tre semini de cardamomo tostati e bottija de sambuca romana a parteee?”