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Porta Portese, ovvero la Portobello Road de’ noantri

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Porta Portese, ovvero la Portobello Road de’ noantri

Come ogni grande metropoli che si rispetti, anche l’Urbe vanta il suo mercato, un universo policromo e chiassoso di volti, banchi, vestiti, ninnoli, grandi occasioni e paccottiglia. Emblema della romanità più autentica, quella un po’ scanzonata e caciarona, cantato anche da Lucio Battisti in un celebre brano del 1972, Porta Portese, i cui venditori e clienti oggi provengono da ogni angolo del mondo, arricchendone l’atmosfera di accenti e profumi esotici, è, senza dubbio, uno dei luoghi più significativi della Capitale.

Il mercato di Porta Portese nel 1955

 

Nato nel 1945 nella sua forma attuale, come sede alternativa della borsa nera che, in tempo di guerra, si svolgeva a Campo de’ Fiori, il mercato di Porta Portese si snoda a partire dall’omonima porta lungo tutta la via Portuense. Una zona che, senza dubbio, necessiterebbe di interventi di riqualificazione piuttosto urgenti, ma la cui incuria non riesce in alcun modo a scalfire il fascino di questo autentico suk capitolino, che vanta almeno 800 espositori fissi cui si aggiungono costantemente almeno 400 venditori non assegnatari di una postazione fissa.

Un appuntamento imperdibile nella domenica mattina di romani e non, aperto dalle 6 del mattino fino alle 14 circa, brulicante di vita e dei prodotti più disparati, dai libri agli abiti nuovi e usati, dai vinili da collezione agli oggetti di antiquariato, dagli articoli vintage agli accessori taroccati.

E a fare da irresistibile colonna sonora a questo oceano di merci, al trafficare concitato di mani che frugano, afferrano, soppesano, ripongono e si scambiano denaro, è un brusio in cui idiomi di terre lontane si fondono a quel modo spiccio di contrattare, a quei motteggi così sfacciati e connaturati alla romanità più autentica, da farci immaginare che lo schema tipico delle trattative commerciali sia lo stesso ovunque, a Roma, sin dai tempi dei mercati di Traiano.

Nonostante il mercato di Porta Portese non sia nato come mercato alimentare, non mancano le bancarelle di street-food, la cui offerta, assai spesso, varia a seconda delle stagioni, spaziando dalle caldarroste ai panini con la porchetta, riempiendo l’aria non solo di suoni, ma anche di effluvi che raccontano il volto più popolare della città.

Quel volto popolare e quell’anima così schietta e priva di inutili orpelli da aver fatto di Porta Portese non solo l’oggetto della canzone di Baglioni, ma anche l’ambientazione perfetta di alcune pellicole di De Sica, come “Ladri di Biciclette” o “Sciuscià.”

Unirsi al fiume di visitatori che ogni domenica si muove, come un gigantesco e sinuoso rettile, fra file di banchi carichi di merci e di storie, è un po’ come compiere un viaggio all’interno dei vasi sanguigni della Città, abbandonarsi al fluire impetuoso, incessante e inarrestabile della sua linfa vitale, di quegli umori invincibili e fecondi che, da ben duemilasettecentosettantasei anni, fanno di Roma esattamente ciò che Goethe scrisse: “il luogo in cui si riallaccia l’intera storia del mondo.”

Romina Russo

 

Fotografie prese dal web