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Le cinque dita di una mano: le sorelle Fendi

Sorelle Fendi

Le cinque dita di una mano: le sorelle Fendi

 

La storia della famiglia Fendi è una storia romana prima e italiana poi tutta al femminile, un’emblema della dedizione al lavoro.  Paola, Anna, Franca, Carla e Alda Fendi, ovvero le cinque dita di una mano, come amava definirle la madre, Adele Casagrande. Cinque donne che hanno saputo osare con coraggio. A dimostrazione di dove possano arrivare talento e tenacia.

Ciò che colpisce della storia della nota Maison romana è prima di tutto la perseveranza della fondatrice del marchio, Adele, una donna davvero eccezionale, pioniera dell’imprenditoria femminile moderna, che entra ostinatamente nel mondo imprenditoriale, da sempre appannaggio degli uomini.

Aprire un laboratorio di pellicceria subito dopo la Prima guerra mondiale e farlo senza l’aiuto di nessuno, affidandosi solo al proprio talento, non è cosa da poco. Adele ha dovuto combattere due grandi battaglie: una contro la società maschilista, l’altra – forse più difficile – con la sua famiglia, che non voleva che una ragazza si occupasse di affari. La vita di Adele Casagrande Fendi è un esempio di determinazione, è ricca di eventi e di grandi decisioni. La sua passione per la moda e la pelletteria, nonostante le difficoltà della crisi del ’29, unita a una volontà di ferro, l’ha guidata verso il suo obiettivo.

La moda in tempi difficili è sempre scandalosa e rivoluzionaria. Elsa Schiaparelli

Adele Casagrande Fendi ne era la dimostrazione.

In effetti la moda ha sempre rivoluzionato il modo di pensare a certe dinamiche sociali e, più spesso di quanto di pensi, ha aiutato le cause soprattutto femminili. Un esempio? Pensiamo agli anni Ottanta, quando la Maison Fendi aveva raggiunto la notorietà internazionale e dettava legge in fatto di stile. Come altri brand, anche le Fendi e Karl Lagerfeld, il loro direttore artistico, lanciano la moda delle spalline. In quel periodo, infatti, la posizione della donna nel mondo del lavoro stava cambiando, e anche (soprattutto) nell’abbigliamento si sentiva il bisogno di rinforzare le spalle, rendendole grandi e vistose per competere con quelle dei business men di tutto il mondo. In questo senso la moda ha accolto una necessità delle donne andando in loro soccorso.

Un altro esempio? La rivoluzione operata da Coco Chanel, che libera la donna dai bustini, le fa indossare per la prima volta i pantaloni e confeziona borse con la tracolla, di portare capi in comodo jersey per renderla libera di lavorare e di viaggiare in un’epoca in cui non si ardiva nemmeno pensarlo.

Tra le tappe fondamentali per la Maison, c’è l’apertura del loro punto vendita storico romano, in via Borgognona, e l’assunzione a vita dello stilista Karl Lagerfeld. Grazie a lui conquisteranno anche il mercato degli Stati Uniti. Le pellicce, gli abiti e gli accessori Fendi diventano capi ricercati e ambiti. Luchino Visconti, Federico Fellini, Franco Zeffirelli e Mauro Bolognini cominciano a richiedere la collaborazione della Maison romana per i loro film, e negli anni Settanta le pellicce Fendi vengono indossate da attrici come Silvana Mangano, Sophia Loren, Liza Minelli, Monica Vitti, oltre a donne di spicco come Jackie Kennedy Onassis e la principessa Soraya. Oggi la Maison è entrata nel grande gruppo LVHM ma la direttrice creativa è Silvia Venturini Fendi, la figlia di Anna e già ideatrice di borse iconiche come la Baguette e la Peekaboo.

L’Italia è uno dei Paesi più importanti nel panorama internazionale della moda (che vale all’incirca 22 miliardi di euro). L’occupazione nel settore è aumentata di circa sessantamila posti rispetto ai dati del 2019. La moda in Italia viaggia a una velocità impressionante, esportando più della manifattura in generale italiana, con eccellenze nelle società a controllo familiare quotate in Borsa.

La moda offre maestranze creative e artigianali, soprattutto da noi in Italia. Quando si dice che la moda è frivola, spesso non si tiene conto del fatto non solo che vestirsi è tra le necessità primarie della specie umana, ma che i posti di lavoro che genera il settore sostengono di fatto parte dell’economia nazionale e mondiale. Come l’arte, il cinema, l’industria meccanica e l’agroalimentare, anche la moda è una cosa seria. E tutto questo Adele Casagrande Fendi lo sapeva bene.