Il Tufello: un tatuaggio sopra una cicatrice
Il Tufello: un tatuaggio sopra una cicatrice
Cosa puoi aspettarti da una passeggiata al Tufello? É malfamato, cosa ci sarà da vedere..?
Non mi inganni! So benissimo che se ci leggi non sei tipo da pregiudizi, che sei proprio alla ricerca di una Roma fuori dal tracciato.
Al Tufello scoprirai i segni di una storia densissima, ma soprattutto tanta, inaspettata bellezza!
Sono tracce particolari, molte visibili sui muri del quartiere. La loro posizione è così inaspettata che nella mia mente le paragono a un’immagine particolare.
Hai presente quei tatuaggi fatti per abbellire una cicatrice? Ora ti spiego perché mi vengono in mente.
Un quartiere tatuato
Per me il Tufello è un tatuaggio sopra una cicatrice. È uno di quelli fatti per abbellirla, sentirla ancora più parte di te, della tua storia.
E di cicatrici il Tufello ne ha collezionate sin dalla sua costruzione. Doveva infatti ospitare gli italiani rimpatriati da Francia e Tunisia allo scoppio della Seconda guerra mondiale e gli sfrattati per sventramenti intensivi nel centro di Roma.
Mi raccomando, non confonderti con la vicina Val Melaina che fu costruita prima! La borgata del Tufello venne infatti realizzata poco più tardi su un altopiano a nord di Città Giardino (di cui ho parlato qui!) e prese il nome dal materiale prevalente nel suo terreno, il tufillo.
Se vuoi vederlo, l’isolato più caratteristico si trova tra via delle Isole Curzolane, via delle Vigne Nuove, via Monte Massico e via Capraia. È chiamato ancora ‘borgata francese’ per la provenienza dei suoi primi abitanti. E le sue caratteristiche case a schiera così ordinate, alternate al verde, racchiuse da mura ti faranno viaggiare indietro nel tempo.
Furono proprio i primi abitanti della borgata a difendere Roma dagli invasori nazisti con le unghie e con i denti. Uno dei fronti di combattimento del 10 settembre 1943 fu qui, in via dei Prati Fiscali e per tutto il corso dell’occupazione nazista il Tufello proseguì le sue azioni di sabotaggio. Tante sono le cicatrici lasciate da questo momento storico. Il loro “tatuaggio” è oggi affisso in via Scarpanto e riporta i nomi di tutti gli eroi partigiani del quartiere.
Gli anni duri del Dopoguerra vennero poi “tatuati” in quello che è divenuto un capolavoro del cinema italiano, ”Ladri di Biciclette” girato da Vittorio De Sica proprio tra le vie del Tufello.
C’è poi la cupa cicatrice degli anni di Piombo, che la borgata quasi ci urla attraverso il monumento al magistrato Mario Amato in viale Jonio e il grande ritratto di Valerio Verbano in via delle isole Curzolane.
Ci sono purtroppo cicatrici anche più recenti, come la scomparsa di Paolo Seganti nel 2005. In suo onore alla metro Jonio è stata realizzata la prima opera a Roma dedicata a una vittima di omofobia, il Bacio di Krayon.
Quindi dove è che si possono vedere di preciso tutti questi segni del tempo?
Cosa vedere al Tufello
Arrivare al Tufello è semplicissimo! Basta scendere alla metro Jonio della linea B1 e sei a destinazione. Già qui avrai un assaggio di arte urbana: il Panda di Bevilacqua che saluta ogni mattina i pendolari della metro con la sua ironia. Poco più giù troverai l’opera pixelata di Krayon, il romantico Bacio tra due donne, dedicato alle vittime di omofobia.
Ma c’è un altro angolo nascosto della metro che pochi conoscono. Hai presente quelle scale anonime sopra il Bacio di Krayon? Sali. Troverai un museo a cielo aperto! Qui Moby Dick, Giusy Guerriero, Noa e Pietro Dudek hanno reso omaggio al quartiere e a “Ladri di Biciclette”. Quante scene del film riuscirai a riconoscere?
Il Tufello anno dopo anno si colora, tela di street artist ormai di fama internazionale!
Jorit è passato per ben due volte di qui! Troverai due dei suoi grandi ritratti iperrealisti lungo via delle Isole Curzolane. Dopo il ritratto di Bobby Sands sulla Palestra Popolare Valerio Verbano, è tornato al Tufello nel 2021 per realizzare quello che è ora un punto di riferimento per il corteo antifascista che si tiene ogni febbraio in memoria del giovane Valerio Verbano. Questo ragazzo frequentava ancora il liceo quando venne ucciso nel febbraio del 1980 da militanti di estrema destra.
Un’altra famosa street artist ha dato nuovo colore al Tufello: Alice Pasquini. Ora dipinge per il mondo i suoi ritratti di donne e bambine forti, pensierose, colorate. E qui la troverai in via Monte Meta sulla facciata di Labpuzzle Bene Comune, un luogo davvero speciale.
Forse però la persona più famosa che avrai voglia di passare a salutare non è uno street artist, ma un attore molto molto amato dai romani.
Ti va di fare un saluto a Gigi Proietti?
Giggetto regazzino der Tufello
Forse lo stornello non lo avrà amato tanto, ma sapevi che Gigi Proietti è cresciuto proprio al Tufello? È qui che imparò quel dialetto romano che tanto lo ha reso famoso!
Poco dopo la sua morte nel 2020, Lucamaleonte ha realizzato il suo bel ritratto sulla palazzina dove è vissuto in via Tonale. Ma sai che non è l’unica opera del quartiere dedicata all’attore? Ce ne sono ben quattro!
La mia opera preferita è un piccolo poster di Harry Greb in via Capraia. È una rarità! In genere i poster di Harry Greb spariscono in pochissimo tempo. Ma questo è stato gelosamente protetto da un plexiglass e potrai ancora ammirarlo… un’altra cicatrice, la perdita di un artista tanto amato, abbellita da uno splendido tatuaggio.
Ecco io vedo tutto questo quando porto qualcuno a esplorare il Tufello: il dolore, la tenacia, la rinascita, l’impegno, l’orgoglio.
Nulla qui è nascosto. Anzi. È abbellito.
Come un tatuaggio sopra una cicatrice…

