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Il Teatro Argentina, tra sacro e profano.

Teatro Argentina

Il Teatro Argentina, tra sacro e profano.

 

“Alle arti di Melpomene, di Euterpe e di Tersicore”.

 

Questa, l’iscrizione che campeggia sulla facciata del Teatro Argentina. Le muse della tragedia, della musica e poesia lirica e della danza, chiamate a “tutela” di uno dei più bei teatri di Roma – e d’Italia.

Inaugurato per volontà della famiglia Sforza Cesarini il 13 gennaio 1732, viene rimaneggiato da architetti illustri fino al passaggio di proprietà e gestione del 1869 nelle mani del Comune di Roma; qui, all’innovazione data dall’ultimo proprietario, il principe Alessandro Torlonia (l’illuminazione a gas col restauro del 1863), si aggiungono negli anni ulteriori ammodernamenti per la platea, il palcoscenico, l’accesso ai palchi – e l’impianto di riscaldamento.

Eppure, rimane l’unico teatro italiano rimasto fedele alla propria forma originale, nei suoi quasi tre secoli di vita. E per noi spettatori romantici, resta intatta la seduzione data dal rosso che pervade la struttura interna ed esplode tra sedute e mantovane, nelle sagome a festone dei palchetti che Marcel Proust definì “piccoli salotti sospesi”.

È facile intuire che il Teatro Argentina prenda il proprio nome dal largo che lo ospita, al civico 52.
Fra gatti romani – qui sorge una Colonia Felina incredibile-  e tassisti assonnati, in pieno centro storico, è facile incantar lo sguardo e farlo vagare tra i resti dell’Area Sacra – dove sorgono quattro templi di età Repubblicana
facenti capo alla zona di Campo Marzio – fino a posarsi sul prestigioso spazio che mette in scena, da sempre, il fiore delle rappresentazioni teatrali d’Italia e del mondo.

Si sa che a Roma si mescolano continuamente storia antica e moderna. Doveroso, per noi, diventa il ricordare che nell’area teatrale trovava posto la sede della Curia Pompei – auditorium dove venne assassinato Giulio Cesare alle Idi di Marzo del 44 a. C., proprio nei pressi della fermata dove attendiamo, ignari, il tram n.8!

Non mancano, però, curiosità spassose. Qui, il 20 febbraio 1816, ebbe luogo il debutto dell’opera lirica “Il barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini. Successo annunciato? Assolutamente no! La serata fu segnata dall’ignominiosa reazione di un pubblico di fedelissimi di un compositore locale, autore di un’opera omonima che mal sopportò la concorrenza rossiniana. Inutile dire che dalla replica successiva, il Barbiere del Rossini ebbe un gran successo.

Altri debutti hanno segnato la cartellonistica de Teatro Argentina; vale la pena ricordare quelli delle opere liriche “Ernani” e “La battaglia di Legnano”, del grande Giuseppe Verdi. Ad oggi, è sede del Teatro di Roma – teatro stabile della Capitale; alla direzione, si sono avvicendati tra i più grandi nomi del panorama teatrale italiano. Vogliamo ricordare Luca Ronconi, Mario Martone, Giorgio Albertazzi, Gabriele Lavia. L’ultimo, è Giorgio Barberio Corsetti.
E altrettanti grandi spettacoli hanno avuto luogo in questo spazio; qui è davvero possibile godere di un’offerta culturale straordinaria – di qualità altissima, consultando il sito del dove sono presenti le programmazioni dei Teatri Argentina, India, Torlonia.

Per i più curiosi, c’è una chicca che segnaliamo assolutamente: all’interno del teatro, è possibile visitare il Museo a esso dedicato, collocato nell’ultimo piano dell’edificio (con l’ingresso in via dei Barbieri 21); qui troviamo esposto materiale di scena, reperti fotografici, racconti e documenti sulla storia vecchia e nuova dell’Argentina e delle compagnie che si sono esibite.

Ci piace pensare che non esista possibilità di resistenza al teatro. Ognuno di noi ha un sentimento, un proprio dire – che sia fantastico o terribile. Ma non si può rimanere indenni, ai luoghi che fanno anima e che ci abitano, donandoci arte e pensiero.