Età alimentare: la mostra sul cibo alla Galleria Nazionale di Roma
Età alimentare. Il cibo come influencer
Una mostra alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna
di Aurora Lisi
Fino al 28 maggio, in occasione della Notte dei Musei, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ospita la mostra temporanea “Età alimentare. Il cibo come influencer”.
Un titolo curioso, quasi provocatorio, che suggerisce immediatamente una domanda: quanto il cibo influenza davvero la nostra vita?
Molto più di quanto immaginiamo.
Elemento effimero ma allo stesso tempo essenziale alla sopravvivenza, il cibo è uno dei pochi elementi capaci di metterci in contatto diretto con la realtà materiale del mondo. Mangiare è un gesto quotidiano e apparentemente semplice, ma racchiude significati profondi che attraversano la storia delle civiltà.
L’assunzione del cibo, infatti, non è soltanto un fatto fisiologico.
In tutte le società e in tutte le culture, mangiare è un atto sociale. È relazione, è rituale, è identità.
I curatori della mostra, Martí Guixé e Jörg Knölke, costruiscono un percorso espositivo che indaga proprio questo rapporto complesso tra cibo e società. Attraverso il corpus di opere selezionate, l’alimentazione viene esplorata come piacere, desiderio, conoscenza, convivialità e scambio, ma anche come disgusto, dipendenza e prigionia.
Un viaggio che attraversa la dimensione simbolica e culturale del cibo nella contemporaneità.
Una tavola che accoglie il visitatore
All’ingresso della mostra il visitatore si trova immediatamente immerso nell’atmosfera del tema espositivo.
Una grande tavolata apparecchiata accoglie il pubblico, circondata da oggetti e opere che trasformano il cibo in materia artistica e concettuale.
Tra queste spiccano gli aggregati polimerici e distopici di Raquel Quevedo, strutture ibride che mostrano un processo di trasformazione della materia. Il risultato richiama in qualche modo il processo culinario, ma allo stesso tempo se ne allontana, suggerendo scenari futuri e quasi alieni.
Accanto a queste opere troviamo i lavori di Johanna Schmeer, serie di oggetti realizzati con bioplastiche potenziate da enzimi.
Si tratta di creazioni che sembrano collocarsi a metà strada tra oggetti e organismi viventi. Il loro scopo è stimolare una riflessione sul futuro dell’alimentazione e sulle possibilità aperte dalle biotecnologie e nanotecnologie, che potrebbero entrare sempre più nella nostra vita quotidiana.
Il confine tra naturale e artificiale si fa così sempre più sottile.
Il cibo nell’arte del Novecento
Proseguendo lungo il percorso espositivo, le pareti della sala accolgono opere che reinterpretano il tema del cibo attraverso linguaggi artistici differenti.
Tra queste spicca l’intervento di Piero Manzoni, che rielabora il tema attraverso l’alterazione delle tradizionali rosette romane, ricoperte da vernice bianca.
Un gesto semplice ma potentemente simbolico, che mette in discussione il rapporto tra oggetto quotidiano e opera d’arte.
Accanto a questa provocazione artistica troviamo i disegni iconografici di Enzo Mari, che affrontano il tema del cibo con uno sguardo più progettuale e concettuale.
La mostra raccoglie complessivamente circa cento opere, tra installazioni, oggetti e performance, che indagano il cibo come elemento culturale e simbolico.
Tra le più sorprendenti troviamo il lecca-lecca realizzato in oro, diamanti e zucchero da Rubén Verdú, un oggetto che trasforma il piacere infantile del dolce in un lusso estremo e quasi paradossale.
Accanto a questa opera si sviluppa il paesaggio commestibile di Antoni Miralda, una riflessione artistica sul rapporto tra territorio, cultura gastronomica e identità collettiva.
Marina Abramović e la cipolla
Il percorso espositivo si conclude con una delle opere più intense della mostra: la performance “The Onion” di Marina Abramović.
In questa azione performativa l’artista, per circa venti minuti, mastica e addenta una cipolla cruda, mentre le lacrime le scendono sul volto.
Un gesto semplice ma carico di significati.
Il processo di masticazione diventa qui un atto simbolico, quasi un rito di esorcizzazione di una quotidianità dilaniante. Non c’è compiacimento nella scena, ma piuttosto uno sfogo emotivo che trasforma il cibo in una dualità inquietante: rifugio e aguzzino allo stesso tempo.
Il corpo diventa ostaggio di un rapporto ambiguo e morboso con ciò che lo nutre.
Il cibo come specchio della società
“Età alimentare” non è soltanto una mostra sul cibo.
È piuttosto una riflessione sulla società contemporanea.
Attraverso le opere esposte emerge il passaggio da una cultura alimentare legata alla convivialità e allo scambio simbolico della tavola a una dimensione più complessa e contraddittoria, tipica della modernità e della post-modernità.
Il cibo diventa così un linguaggio attraverso cui leggere i cambiamenti dei nostri stili di vita, dei nostri desideri e delle nostre paure.
Una volta concluso il percorso espositivo, resta quasi naturale una riflessione.
Forse è arrivato il momento di riscoprire il valore autentico del cibo.
Ridare spazio alla cultura del gusto, al piacere semplice della tavola condivisa, alla lentezza dei rituali quotidiani.
Perché il cibo non è solo nutrimento.
È memoria, relazione e identità.
Ed è forse proprio in questo equilibrio tra bisogno fisico e dimensione simbolica che si nasconde ancora oggi la magia del mangiare insieme.
📍 Mostra: Età alimentare. Il cibo come influencer
📍 Luogo: Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma https://gnamc.cultura.gov.it/
📍 Fino al: 28 maggio (Notte dei Musei)
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