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La cinquina dello Strega 2023

La cinquina dello Strega 2023

 

Nella splendida cornice del teatro romano di Benevento, si è svolta il 7 giugno la semifinale di un Premio Strega che assomiglia sempre più a Sanremo, con votazioni di giurie tecniche che sommano i loro voti a quelli delle giurie popolari. Vi raccontiamo la cinquina 2023.

Si è appena conclusa la serata della semifinale di un Premio Strega che assomiglia sempre più a Sanremo, con votazioni di giurie tecniche che si sommano ai voti delle giurie popolari. Un bene e un male per il premio dei premi letterari italiani. Un bene perché è sintomo che la letteratura ancora riesce a intrattenere e interessare folle di lettori e di curiosi. Un male per la credibilità che a volte viene corrosa da critiche e tifoserie da stadio.

I premi ormai li vogliono vincere gli scrittori insicuri, afferma il professor Simonetti, nel suo libro Caccia allo Strega. Anatomia di un premio letterario (Edizioni Nottetempo). Sarà vero? Analizziamo la cinquina appena proclamata, in base al numero di voti (dal più votato al meno votato) della giuria tecnica formata dagli Amici della Domenica.

Rosella Postorino, Mi limitavo ad amare te (Feltrinelli). Nella primavera del 1992, nell’orfanotrofio di Sarajevo, Omar passa le giornate alla finestra sperando che sua madre torni: da quando una granata l’ha sottratta al suo abbraccio, non sa più se è viva. Per allontanarli dalla guerra, una mattina di luglio un autobus porta via i bambini contro la loro volontà. Un romanzo di formazione, di guerra, sull’“inconveniente di essere nati”, sulla facilità di compiere e di subire il male, sulla lealtà e sul tradimento, sulla sconfitta e sul riscatto, su quanto sia incredibile la pulsione di vita che perdura a dispetto di tutto.

Ada D’Adamo, Come D’Aria (Elliot). Già vincitore del Premio Strega ragazzi, il libro della D’Adamo giunge alla cinquina dopo la scomparsa prematura dell’autrice. Daria è la figlia, il cui destino è segnato sin dalla nascita da una mancata diagnosi.
Ada è la madre, che sulla soglia dei cinquant’anni scopre di essersi ammalata. Questa scoperta diventa occasione per lei di rivolgersi direttamente alla figlia e raccontare la loro storia. Tutto passa attraverso i corpi di Ada e Daria: fatiche quotidiane, rabbia, segreti, ma anche gioie inaspettate e momenti di infinita tenerezza. Un racconto di forza e verità, in cui ogni istante vissuto è offerto al lettore come un dono.

Maria Grazia Calandrone, Dove non mi hai portata (Einaudi). 1965. Un uomo e una donna, dopo aver abbandonato nel parco di Villa Borghese la figlia di otto mesi, compiono un gesto estremo. 2021. Quella bambina abbandonata era Maria Grazia Calandrone. Decisa a scoprire la verità, torna nei luoghi in cui sua madre ha vissuto, sofferto, lavorato e amato. E indagando sul passato illumina di una luce nuova la sua vita. Attraversando lo specchio del tempo, si racconta la storia d’Italia e le vite interrotte delle donne. Indagando la storia dei genitori grazie agli articoli di cronaca dell’epoca, Calandrone fa emergere il ritratto di un’Italia stanca di guerra ma non di regole coercitive. Un Paese che ha spinto una donna forte e vitale a sentirsi smarrita e senza vie di fuga. Fino a pagare con la vita la sua scelta d’amore.

Andrea Canobbio, La traversata notturna (La nave di Teseo). Torino, una coppia italiana del dopoguerra. I due s’incontrano nel 1943: lui, ufficiale del Genio e futuro ingegnere, è appena tornato dalla Russia; lei ama la musica e la poesia. Si sposano nel 1946, mettono su famiglia. Gli anni della ricostruzione diventano presto gli anni del miracolo economico, che diventano presto gli anni della contestazione e della crisi. In questa Traversata, il lettore sceglierà se indugiare nei luoghi del romanzo familiare o avventurarsi su sentieri più nascosti.

Romana Petri, Rubare la notte (Mondadori). Antoine de Saint-Exupéry,  “Il piccolo principe”, uno dei romanzi più popolari del mondo. Antoine, famigliarmente Tonio, è un personaggio che vale da solo una grande storia. Ed è la storia che Romana Petri ha scritto e il documento prende più che spesso la forma dell’immaginazione. Orfano di padre, Tonio vive un’infanzia felice nel castello di Saint-Maurice-de-Rémens. Comincia a volare, pilota civile e pilota militare, si innamora tanto e tante volte, si trasferisce in America, quando scrive, si schiera e sceglie di combattere per un’idea di Francia che forse è sua e solo sua.

Il Premio Strega è tra questi cinque finalisti, come direbbe un noto presentatore. E come ogni evento seguito con passione si parla spesso degli esclusi, di uno in particolare. Ferrovie del Messico di Gian Marco Griffi. Meritava di entrare in cinquina e forse anche di vincere un premio che avrebbe svoltato, si sarebbe rinfrescato. Ma non è così, la tradizione conta talvolta più di quanto non dovrebbe. Ma tant’è. Però va detto che a volte, gli esclusi vendono più dei vincitori. Anche a Sanremo è così.