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I primaverili di Luca Ricci

I primaverili (La Nave di Teseo) chiude la tetralogia di Luca Ricci dedicata alle stagioni. Quest’ultimo capitolo ambientato durante la primavera romana porta con sé la nostalgia delle stagioni passate. Un capolavoro da gustare giorno per giorno.

Un uomo che ha scritto un romanzo d’amore e una donna appassionata di Roland Barthes per quanto tempo possono ignorarsi se frequentano la stessa libreria di quartiere? Pochissimo, di fatti ben presto i due si baciano, illuminati dal culto condiviso per i libri.

Sembrerebbe una storia destinata a una qualche forma di felicità, eppure la bilancia non è in perfetto equilibrio. Lui vorrebbe dar seguito al successo del primo libro, ma gli mancano l’ispirazione e la voglia di assimilarsi alle ipocrisie del mondo culturale. La donna pare custodire un mistero che è anche un dogma intoccabile del suo cuore: spurgare il sesso dall’amore, pretendere un rapporto “bianco”.

I due protagonisti di Ricci si ritrovano a capire chi sono, l’uno negli occhi dell’altro; l’uno nelle aspettative di chi vorrebbe che fosse l’altro. Come in una danza rituale, ma di un accoppiamento che sembrerebbe restare tra le foglie degli alberi che cominciano a colorare di giorno in giorno le vie di una Roma sempre più lussureggiante. In netto contrasto con la casta realtà che vorrebbe Simonetta, questo il nome della protagonista, con chiari riferimenti alla nota Simonetta Vespucci, musa ispiratrice di Sandro Botticelli e volto della Primavera nell’omonimo dipinto conservato agli Uffizi.

L’uomo, uno scrittore, ci appare, alle prime battute, annoiato dalla vita, portatore sano di un blocco emotivo, che va al di là del semplice blocco creativo. Per quello il rimedio si trova, ma per la vita, per le emozioni sopite, che però irrompono improvvisamente, come si fa? Tornano anche qui i richiami all’arte. Se lei è un personaggio botticelliano, lui è decisamente michelangiolesco, nella sua costante ricerca di vita, nella perenne foga di togliere il superfluo. E appare anche michelangiolesco il suo bisogno di fisicità per dare un senso al sentimento. Ma arriva la domanda: è davvero così o è una mera illusione della Natura madre e matrigna?

Saprà decifrare quel mistero – talvolta così fastidiosamente simile a un’imposizione – o ne rimarrà vittima? E il valore della castità, il tentativo di ritornare vergini così come si fa risalendo la corrente impetuosa di un fiume fino alla sorgente, riuscirà davvero a purificare i sentimenti, o non sarà piuttosto una capricciosa forma di idealismo?

Mentre lo sbocciare della primavera romana viene descritto giorno dopo giorno – ogni capitolo è infatti un giorno della lunga primavera romana – nella stesura di una sorta di diario intimo, la relazione dei due sembra dipanarsi soltanto per creare nodi e garbugli ancora più consistenti – come avviene talvolta in letteratura, spesso in amore, sempre nella vita.

Dopo Gli autunnali, Gli estivi e Gli invernali, Luca Ricci ci consegna con I primaverili l’ultimo tassello della tetralogia delle stagioni, un romanzo che torna a indagare le passioni delle donne e degli uomini, ancora una volta raccontati nel disperato tentativo di acciuffare la cosa più emozionante di tutte: il tempo.

Non combino niente e l’arrivo della primavera mi spaventa.