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Franco Vimercati alla Galleria Nazionale

Vimercati

Franco Vimercati alla Galleria Nazionale

“Per conoscere non è necessario vedere molte cose, ma guardarne bene una sola”

 

 

Vimercati due

 

Nell’incalzante ballo della nostra vita gli elementi, persone e paesaggi della quotidianità smettono di stupirci, cessando di essere interesse del nostro sguardo e dunque illudendoci erroneamente di conoscerne ogni minuzia.

Nella ritualità e consuetudine delle nostre giornate, dall’alba al tramonto, ci viene offerto interrottamente uno spettacolo unico e irripetibile. I colori della luce che trafigge gli edifici, le macchie indelebili che si moltiplicano sulla tovaglia da cucina o un improvviso scroscio di pioggia che altera in un attimo l’intero assetto della routine.

 

La parola dalle radici latine “osservare” ha come significato “custodire” dunque considerare con attenzione al fine di conoscere meglio, rendersi conto di qualcosa.

Franco Vimercati, uno degli artisti più significativi degli anni 70’, creatore di un linguaggio visivo unico e di grande ricerca concettuale, è riuscito a restituirci questo aspetto maniacale dell’osservazione.

 

Dal 7 giugno, fino al 10 settembre è stata allestita la prima grande mostra dell’artista milanese “Franco Vimercati. Il mondo in un granello di sabbia” alla Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea.

Sono esposte più di 100 opere che comprendono la produzione dal 1974 al 2000, con annessa la selezione degli oggetti protagonisti dei suoi scatti, libri e materiali provenienti dall’archivio personale.

 

Il criterio espositivo della mostra è volutamente non cronologico, ogni sala ha come obiettivo ricreare l’atmosfera metodica e precisa della fotografia dell’artista, dove non appaiono nature morte ma oggetti nella funzione di sé stessi, colti nelle trasformazioni dettate da momenti, luci e modalità differenti.

 

Un ricco corpus di lavori che evidenzia l’interesse continuo dell’artista per l’analisi di oggetti di uso quotidiano, come una bottiglia di acqua minerale, un ferro da stiro, una zuppiera, e alla composizione e scomposizione di scene, ripetutamente assemblate secondo gli obiettivi dell’artista.

 

Lo stesso Claude Monet nel 1893, durante la realizzazione dell’ennesima cattedrale si soffermò un momento per scrivere alla moglie Alice: «Tutto cambia, perfino la pietra». Affermazione sottoscritta due secoli dopo dal fotografo milanese, mettendo al centro la sua “politica dell’attenzione”.

 

 

Per la prima volta, in occasione della mostra sono esposte le sessanta fotografie del “ciclo della Zuppiera” scattate tra il 1983 e il 1992, periodo in cui l’artista ha dedicato la sua fotografia solo a tale oggetto.

I lavori di Franco Vimercati richiedono dunque, un’attenta contemplazione perché scorga un compendio di caratteristiche differenti, apparentemente simili.

 

Aleggia così tra le sale, il pensiero dell’artista Giorgio Morandi estremamente confacente con le opere di Vimercati: “Per conoscere non è necessario vedere molte cose, ma guardarne bene una sola”.

Un archivio del tempo che invita il fruitore alla riflessione della ripetizione di ciò che preesiste, senza inizio né fine, come un continuo differire dell’uguale.

 

Potete leggere Aurora Lisi anche qui