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Una città a metà strada tra cielo e terra

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Una città tra cielo e terra

A metà strada tra cielo e terra

di Aurora Lisi

Roma, città del Lazio, capitale della Repubblica italiana, capoluogo di regione e città metropolitana. È così che viene descritta nel sito Treccani, maiestatica ed imponente nella sua presentazione e dalla sua nascita soffocata da grande
responsabilità.

 

Roma una città tra cielo e terra

 

Grande è l’ammirazione per chi dichiara:

“Vabbè Roma l’ho già vista da piccolo/a, andiamo in un altro posto!”

Qual è il loro segreto? Quale stregoneria è stata adottata per conoscerla nella sua completezza?

Ogni città ha i suoi miti e leggende: morti tragiche che infestano i luoghi in cui è stato versato il sangue; strane coincidenze che capitano se si sale su una certa torre o si tocca una certa statua.

A Roma tutto questo è amplificato dalla città stessa, capace di ospitare, nel corso della sua lunga storia, un numero forse incalcolabile di narrazioni significative e chimeriche, sembra edificata in uno spazio liminale tra fantasia
e realtà.

E anche oggi, nonostante l’iper-affollamento turistico che l’ha impacchettata sotto a una patina di svigorimento, basta girare l’angolo e uscire per qualche istante dalle mappe dei tour operator, o smarrirsi di notte tra vie e piazzette deserte, per perdere temporaneamente il contatto con la quotidianità mondana e ritrovarsi dentro a una dimensione “altra”, in contatto diretto tra miraggio e sogno.

 

Roma una città tra cielo e terra

 

 

Roma non è “solo” ciò che vediamo in gita scolastica, su Ulisse alla rai o sul libro di storia. Ma luce, scorci, calore, insetti assordanti da far male alle orecchie di cui il loro coro va avanti fino all’alba.

Per motivi universitari, un paio di anni fa, Roma ha accolto anche me. Ignara e spaventata dal futuro, rimuginavo da animale all’erta, sempre pronto a fuggire.
Una volta atterrata, come una medusa inesperta in balia delle onde comincio a sentire dentro di me uno slancio e gioia che non avevo mai provato prima.

Arrivata all’angusta stanza avevo l’idea di non essere mai entrata del tutto.

Con la punta delle dita, tracciavo in aria la forma di un ramo o di un tronco che mi erano parsi belli. Pensando a quell’attimo rivivo l’abbandono totale senza eguali in cui la sensazione era a metà strada tra il cielo e la terra. Uno
slancio d’amore mi trasportava verso gli altri, verso il mondo, verso gli alberi scheletrici e le facciate dai colori logori che sfilavano alle mie spalle.

Quel giorno di gennaio valeva tutte le mie scelte sconsiderate. Come se un frammento di realtà fosse venuta per sbaglio a toccarmi mentre dormivo, il corpo intero assorbiva avidamente la bellezza del luogo circostante, ogni
cellula ne gioiva, ogni muscolo ne traeva tonicità; era una rinascita.

Roma una città tra cielo e terra

 

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