Magazine

Luca Ariano. Un’intervista

,
Luca Ariano. Un'intervista

 Luca Ariano. Un’intervista

  di Gisella Blanco 

 

“La memoria dei senza nome” di Luca Ariano – con prefazione di Alberto Bertoni e intervista conclusiva di Luigi Cannillo, il Leggio Editrice– , si fonda sull’intento non solo di dar voce alla memoria di tutti quegli attori sociali rimasti nel silenzio ma anche di suggerire la possibilità che restituire dignità e memoria a chi viene dimenticato corrisponda a un atto di responsabilità collettiva. Un intento dal valore fondativo, storico, riconciliativo.

Abbiamo dialogato con l’autore, poeta, critico e redattore di riviste letterarie, per comprendere i meccanismi della poesia civile.

 

Luca Ariano: un'intervista

 

  • Che ruolo ha, oggi, la poesia civile?

La poesia civile dovrebbe far riflettere, smuovere le coscienze, aiutare a migliorare la situazione del periodo in cui si vive, ma, purtroppo, essendo oggi la poesia poco ascoltata e letta, anche le voci dei poeti si perdono in mille rivoli, non vengono seguite e non suscitano più dibattito come un tempo.

  • Come nascono le tue storie e qual è il processo linguistico che le rende letterarie?

Le mie storie nascono dal mio vissuto, ma anche da quello che mi circonda, che ho sentito o visto. Non ho mai voluto scrivere solo di me stesso e credo che oggi la poesia debba anche guardare altrove e ogni poeta oltre il proprio ombelico, sennò si diventa autoreferenziali e solipsistici. Cerco un linguaggio che abbia una giusta misura e si adatti a quello che voglio esprimere, se poi sia letterario non sta a me affermarlo, però spero arrivi a chi legge e ai critici.

  • Come nasce il linguaggio corale e drammaticamente lineare della tua poesia?

Mi è venuto spontaneo nel tempo, nel momento in cui ho deciso di mettere in versi le vite dei miei personaggi, non ho trovato altro modo di scrivere e per quello che volevo raccontare ho pensato fosse l’unico modo possibile, almeno nel mio concepire il racconto in versi.

  • Nella tua esperienza di redattore e critico, che pensi della poesia italiana contemporanea?

Apprezzo molto i poeti e gli scrittori che hai citato, in particolare il Pagliarani de “La ragazza Carla” e il Bertolucci de “La camera da letto,” sono stati molto importanti nella mia formazione culturale e nella mia idea di romanzo in versi. Targhetta è un giovane autore che mi ha molto colpito soprattutto nella sua ultima raccolta “La colpa del capitalismo” che reputo una delle raccolte più interessanti pubblicate recentemente.

  • Che rapporto continuano ad avere i maestri con l’attuale poesia civile?

Per quanto mi riguarda, leggo e rileggo Pasolini, Fortini, Pagliarani, Gatto e li trovo sempre drammaticamente attuali, così anche scrittori come Calvino e Volponi.  Credo che chi voglia oggi accostarsi ad un determinato tipo di poesia e Letteratura non possa prescindere da questi autori divenuti ormai classici del Novecento.

  • Cosa pensi del romanzo in versi e della sua declinazione contemporanea?

Come accennato in precedenza, penso sia un genere ancora molto vivo, sono rimasto positivamente colpito dalle opere di Targhetta, ma anche Fabiano Alborghetti ha scritto un libro molto interessante come “Maiser”.

  • Qual è la differenza della trattazione della Storia tra uno storico e un poeta?

Uno storico si avvale delle fonti storiche a vari livelli e dovrebbe essere il più oggettivo possibile nel descrivere le vicende, i fatti e gli accadimenti della Storia. La visione di un poeta, gioco forza, spesso è soggettiva e di parte, mescolando il suo punto di vista di poeta.

  • In che modo un libro di poesie parla al futuro delle persone, salvandosi dagli effetti più nefasti della tecnologia?

Dare alla tecnologia la dimensione che merita, ovvero di strumento utile per migliorare la vita dell’uomo, ma non per peggiorarla, esserne schiavi e complici nel disfacimento dell’ambiente e del pianeta. Bisognerebbe riscoprire le relazioni umane che la tecnologia ha troppo spesso soppiantato e banalizzato.

  • Cosa ti spinge a un linguaggio colloquiale e fuori dai circuiti aulici e criptici di certa altra produzione poetica? Perché per me la poesia deve comunicare e tramettere qualcosa, nel bene e nel male, sennò diventa un mero giochino intellettuale che oggi serve a poco. Annoia chi legge e diventa un esercizio del proprio narcisismo.
  • Progetti e aspettative per la poesia?

Spero sempre che la poesia arrivi a più persone possibili sviluppando le varie sensibilità e facendo riflettere, sognare, indignare. La poesia è un genere meraviglioso che dovrebbe essere più letto, studiato, analizzato meglio, in primis dalla scuola, ma anche dai “media”.

Ringraziamo Luca Ariano per la disponibilità.

 

Potete leggere Gisella Blanco anche qui.