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Lucrina Fetti torna a casa

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Lucrina Fetti

Lucrina Fetti torna a casa

 

La pittrice Lucrina Fetti torna a casa, ma solo fino al 1° Ottobre. Eleonora Gonzaga I ritratta da una romana cresciuta a Mantova

Il ritratto di Eleonora Gonzaga I, commissionato alla Fetti nel 1622 in occasione delle nozze con l’imperatore Ferdinando d’Asburgo, è esposto nella Pinacoteca capitolina fino al 1° Ottobre. Dopodiché tornerà al Museo Ducale di Mantova.

La Pinacoteca capitolina conserva rinomati dipinti: dal San Giovanni Battista di Caravaggio al Romolo e Remo di Rubens, dal Battesimo di Cristo di Tiziano al Ritratto di Juan de Córdoba di Velazquez. E, seppur in prestito, possiamo godere del dipinto di Lucrina Fetti: Il ritratto di Eleonora Gonzaga I. Ma prima di parlare di questo meraviglioso olio su tela (cm 201,8 x 119,9 – vedi foto) del 1622 e di questa donna, voglio spendere qualche parola sul secondo piano dei Musei Capitolini.

Innanzitutto dobbiamo sapere che i Musei Capitolini è il primo museo pubblico del mondo. il più antico (1471) e nella sua superficie di 12.977 mq ci mostra non solo mura, scale, archi e affacci da mozzare il fiato (come la vista dalla terrazza panoramica) ma anche una raccolta di sculture antiche a cui fu aggiunta – nel XVIII da Benedetto XIV – la pinacoteca.  Questa ci presenta opere di elevata considerazione che, tramite un percorso cronologico, parte dal tardo Medioevo e finisce al Settecento.

 

 

Lucrina Fetti

Ma che ne dite di fare un veloce giro nelle sale?

 

Il secondo piano dei Musei Capitolini, entrando dalla porta che troviamo sulla destra salendo le scale, presenta un lungo corridoio – denominato sala otto – dove si possono ammirare porcellane donate dal conte Francesco Chigi nel 1881 e a cui, nel corso degli anni, ne sono state aggiunte altre europee e orientali. Ma se la porcellana non vi interessa, potete entrare dalla porta di legno dai vetri scorrevoli che vi si presenta di fronte, e dalla quale inizia il percorso cronologico di cui vi ho parlato prima.

La sala uno della Pinacoteca capitolina “ci trasporta” nel tardo Medioevo e “ci fa viaggiare” fino al primo Rinascimento. Tra le varie Madonne che sono uscite dai pennelli del pittore lucchese Agostino Marti o del piemontese Macrino d’Alba e la Presentazione al Tempio di Francesco Francia e Bartolomeo Passerotti, l’opera che ha attirato la mia totale attenzione è stata quella dei cinque pannelli (vedi foto) raffiguranti episodi dell’Infanzia di Cristo, del 1378 per mano del Maestro di Campli – pittore attivo fra Abruzzo e Lazio, che rivelano anche l’influenza di Giotto nei centri minori. Questi pannelli, insieme ad un sesto che oggi sta in collezione privata, formavano originariamente gli sportelli che custodivano una Madonna con bambino.

Ma passiamo velocemente alla seconda sala, in cui sono esposti dipinti provenienti da Ferrara – uno dei principali centri italiani del Rinascimento. A dire il vero non c’è stato un quadro che mi abbia attratto particolarmente… Tutti molto belli e ben pitturati, per carità! ma non mi hanno suscitato emozioni tali da parlarvene. Ecco perché passiamo subito alle sale tre e quattro, in cui troviamo quadri provenienti dalla “Serenissima Repubblica” (la Repubblica di Venezia) e di artisti di varia provenienza ma attivi a Roma nel Seicento.

In quest’ultima sala un solo quadro è stato capace di suscitare in me delle emozioni – oserei dire – contrastanti, ovvero La maddalena penitente di Tintoretto (vedi foto). Questo dipinto rappresenta la santa con le mani giunte in preghiera e, lo sguardo rivolto verso un cielo nuvoloso, in evidente meditazione. Ella è raffigurata con le spalle nude, coperta da una stuoia color oro, ed è affiancata da oggetti di penitenza (teschio, crocifisso e libro aperto). Ovviamente dal suo sguardo, illuminato dalla luce celeste, si percepisce il suo pentimento… ma gli occhi. Non so bene come spiegarvelo ma, i suoi occhi, mi hanno incusso ostinazione. Magari ve ne parlerò in un prossimo articolo dedicato solo a Maddalena, dipinta dalle mani di vari pittori.

La sala cinque presenta dei quadri delle due città principali dello Stato della Chiesa. I rapporti culturali tra Roma e Bologna iniziarono nel corso del Cinquecento e si consolidarono strada facendo: gli artisti bolognesi conservavano un’eleganza di tipo classico, mentre i romani cercavano di uscire dal limite del tardo Manierismo (corrente artistica, prima italiana e poi europea, del XVI secolo).

La sala sette, invece, è quella dove si trovano le opere del Caravaggio, Velazquez e Rubens che ho citato a inizio articolo e dove Seppellimento di Santa Petronilla di Guercino (vedi foto) padroneggia sull’intero salone. La pala d’altare raffigura la santa, martire dei primi tempi del Cristianesimo e ritenuta figlia dell’apostolo Pietro (di cui però non vi è assoluta certezza), in basso nel momento della sepoltura e in alto con abiti eleganti al cospetto di Dio.

Questi salti di sala, dalla otto alla uno e poi dalla cinque alla sette, non sono dovuti alla mia discalculia… ho appositamente lasciato per ultima la sala che ospita il Ritratto di Eleonora Gonzaga I di Lucrina Fetti, ovvero la sala sei. La grande tela è circondata dalla pittura bolognese che, con la famiglia Carracci, ha fissato una svolta fondamentale nella ricerca pittorica italiana ed europea e di cui Guido Reni è stato l’assoluto protagonista nella prima metà del Seicento.

Ma chi era Lucrina Fetti?

Lucrina, romana di nascita con il nome Giustina, si trasferì nel 1614 a Mantova in quanto il fratello Domenico (alunno del Cigoli) venne chiamato come pittore “stipendiato” dai Gonzaga su richiesta del duca Ferdinando. Ella, come tante volte accadeva all’epoca, venne destinata a una vita monacale e la sua produzione artistica è stata interna al convento di Sant’Orsola. Il convento era un luogo di istruzione e ritrovo culturale per le giovani principesse appartenenti alla famiglia Gonzaga e una di loro – Margherita, in quanto amante dell’arte incaricò proprio Lucrina di decorarlo con affreschi e dipinti.

La figlia minore del duca Vincenzo e di Eleonora de’ Medici, viene ritratta in questo olio su tela in vesti maestose in occasione delle nozze con l’imperatore Ferdinando d’Asburgo nel 1622. La sposa indossa un principesco abito di broccato intessuto di fili d’oro e ornato di pizzo. Particolare attenzione si deve prestare alla lavorazione di tali pizzi, che fuoriescono dalle maniche e dal collo (vedi foto), per comprendere l’estrema accuratezza della pittrice su tutte le specifiche del suo lavoro. Per non parlare del cerchietto (vedi foto) …

 

 

Lucrina Fetti

 

 

Sulla sinistra del corsetto appare un pendente con il monogramma del potere asburgico, mentre sul tavolo è raffigurata la corona imperiale e una lettera in cui si legge “alla Sacra Maestà Imperatrice Gonzaga”. Il Ritratto di Eleonora Gonzaga I, unico datato e firmato dalla Fetti, è un’importante testimonianza della presenza di artistE in un periodo in cui l’arte femminile era cosa rara.

La produzione di Lucrina fu di carattere religioso e ritrattistico e fra i ritratti sacri spiccano le sante Margherita, in onore della corte di Margherita in cui crebbe artisticamente, e Barbara. Entrambe indossano ricche vesti dai tessuti lavorati in cui l’artista era particolarmente brava. La tela, seppure temporaneamente, incrementa la presenza nella Pinacoteca capitolina di due artiste: Maria Felice Tibaldi Subleyras e Maria Luigia Raggi.

Adesso tutto quello che dovete fare è NON PERDERE TEMPO, dato che il dipinto rimarrà esposto fino al 1° Ottobre. Ecco perché, di seguito, vi lascio tutte le info: Musei Capitolini – Pinacoteca (Piazza del Campidoglio, 1), ingresso gratuito con la Mic card (attivazione online al costo euro 5,00 e include altri 17 musei del sistema di Roma Capitale MIC card | Portale dei Musei in Comune (museiincomuneroma.it)), aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30 (chiusura biglietteria 18.30).

A questo punto direi che non avete più scuse!

Baci, baci.

Laura Onorato

 

Fonti: Wikipedia, Musei Capitolini di Roma