La deposizione di Cristo di Tintoretto
Un altro grande prestito ai Musei Capitolini: La deposizione di Cristo di Tintoretto
di Laura Onorato.
Dal 7 Settembre al 3 dicembre, La deposizione di Cristo è esposta nella Pinacoteca capitolina
L’altro giorno abbiamo fatto un giro veloce nella Pinacoteca capitolina e vi ho presentato il Ritratto di Eleonora Gonzaga I di Lucrina Fretti, esposto nella sala sei fino al 1° Ottobre. Oggi sono qui a presentarvi il quadro di Jacopo Robusti, alias Tintoretto: La deposizione di Cristo. L’olio su tela, di cm 227 X 294, è esposto nella sala quattro. Proprio accanto alla sua Maddalena penitente, di cui vi ho parlato brevemente nello scorso articolo.
Il dipinto è uno spettacolare lavoro del pittore veneziano che ci è pervenuto dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, grazie a un accordo del 2022 con la Sovraintendenza capitolina. L’opera venne presentata nel 2009 come inedita in una mostra al Museo di Fine Arts di Boston, e adesso giunge ai Musei Capitolini per far conoscere al pubblico lo stile e la tecnica del pittore rinascimentale.
Ma prima di mettere la tela de La deposizione di Cristo sotto la lente di ingrandimento, che ne dite se vi racconto qualcosa su chi era Jacopo Robusti? E perché è chiamato Tintoretto?
Jacopo, nato e cresciuto a Venezia nel XVI secolo, è stato un pittore italiano e uno dei massimi esponenti della pittura veneta e dell’arte manierista in generale. La sua data di nascita non è certa perché l’atto di battesimo si bruciò nell’incendio degli archivi di San Polo. Nonostante della sua infanzia si sappia ben poco, l’unica certezza che abbiamo è che Jacopo deve la sua arte al padre in quanto operaio nel campo della tintura della seta. Da qui il suo pseudonimo Tintoretto.
Considerato uno tra i più grandi pittori del Rinascimento, e di tutti i tempi, egli seppe continuare (insieme al Veronese) lo straordinario successo internazionale della pittura veneta. Anche dopo la morte di Tiziano. Jacopo venne definito da Giorgio Vasari come “il più furioso cervello che abbia mai avuto la pittura”, per la sua energia fenomenale e l’uso drammatico della prospettiva e della luce. Egli prediligeva l’uso di fondi scuri per arrivare alla luce, creando effetti straordinari che sarebbero diventato fenomenali per artisti come Caravaggio e, nei secoli successivi, persino per gli Impressionisti.
Tintoretto inizia la sua carriera artistica con la Scuola Grande di San Marco nel 1542, quando venne commissionata la decorazione della sala capitolare. Cinque anni dopo, quello che sarebbe stato il suo futuro suocero venne nominato ‘guardian da matin’ che facilitò a Jacopo una commissione favorevole. Nel 1548, sulla parete rivolta verso il campo Santi Giovanni e Paolo, venne affissa la sua tele Il miracolo dello schiavo (cm 415 X 541) di cui ricevette le lodi di Pietro Aretino.
Una delle maggiori fonti di guadagno di Tintoretto era comunque costituita dai ritratti, che gli permettevano anche di farsi conoscere dalle alte sfere così da ottenere incarichi sempre più importanti. Fra questi incarichi è necessario ricordare opere come Storie della genesi per la sala dell’Albero della Scuola della Santissima Trinità, la Piscina Probatica per la scuola di San Rocco e le oltre sessanta tele che in vent’anni dipinse per la Scuola Grande di San Rocco.
Adesso, lente di ingrandimento alla mano e via.
La deposizione di Cristo si colloca all’apice della carriera artistica di Tintoretto. Infatti il dipinto è stato realizzato a cavallo fra il 1593 e il 1594, considerando che morì a fine Maggio del 1594, e si suppone fosse stata realizzata per la chiesa gesuita di Santa Maria dell’Umiltà a Venezia (demolita nel 1821). Diventata di proprietà demaniale, l’olio su tela fu assegnato all’Accademia di Venezia dove rimase ignorata fino al restauro condotto fra il 2008 e il 2009 che gli ha restituito tutta la sua alta qualità.
L’opera rappresenta il momento in cui il corpo senza vita di Cristo è stato appena rimosso dalla croce. Giuseppe d’Arimatea tiene Gesù per le spalle mentre la Madre, che sostiene le gambe del Figlio morto sul suo grembo e tocca i suoi piedi con la mano sinistra, si sta per accasciare a terra ma viene sorretta da una donna. Sopra di loro Maria Maddalena allarga le braccia in un gesto di struggente disperazione.
Ma da cosa ci rendiamo conto che il corpo di Cristo è stato appena rimosso dalla croce?
Tra contrasti violenti di luce e cupe ombre allusive della morte vi sono la scala e la stessa croce che si intravede alle loro spalle. Ma, ancor di più, in basso a destra vi sono le pinze e il martello usati per rimuovere i chiodi poggiati (vedi foto). Le figure di Cristo e Maria risultano più allungati rispetto alle altre figure presenti nel ritratto, nonostante comunque tutte siano piuttosto grandi rispetto al naturale. Da notare soprattutto l’aura di sacralità regalata dalle luci che emerge dalle teste di Cristo, Maria e Maria Maddalena rispetto a quelle di Giuseppe d’Arimatea e l’altra donna.
La deposizione di Cristo di Tintoretto è un’opera straordinaria che raggiunge vertici poetici di altissima intensità e drammaticità. Non vi rimane altro da fare se non correre alla Pinacoteca dei Musei Capitolini per poterne ammirare ogni più piccolo dettaglio. Io, come sempre, vi lascio tutte le info: Musei Capitolini – Pinacoteca (Piazza del Campidoglio, 1), ingresso gratuito con la Mic card (attivazione online al costo euro 5,00 e include altri 17 musei del sistema di Roma Capitale MIC card | Portale dei Musei in Comune (museiincomuneroma.it)), aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30 (chiusura biglietteria 18.30).
Baci, baci.
Laura Onorato

