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Il tempietto del Bramante

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Il tempietto del Bramante

Il tempietto del Bramante

di Aurora Lisi

 

Roma sotto il sole luminescente di mezzogiorno. Aria calda e ventilata attorno al corpo, il desiderio esclusivo di rimanere il più a lungo possibile così, ad occhi aperti, di fronte a quel tempietto a thòlos, piccolo ma al contempo suggestivo.  Nel coro narcotizzante delle cicale, qualche suono non lontano spicca isolato: un miagolare di un micio annoiato, il chiacchiericcio e riso di giovani che fanno a gara per chi arrivi prima dal grattacheccaro, e infine, vicinissimo, a pochi centimetri dall’orecchio, il trapestìo via via più prepotente del tagliaerba per la pulizia dei terreni circostanti.

IL TEMPIETTO del Bramante

 

È questo ciò che ho avvertito una volta veduto il tempietto di Bramante in una giornata di meritata inerzia estiva.  Oggi nessuna galleria o museo, il protagonista è un piccolo gioiello architettonico, eretto nel Cinquecento, in pieno Rinascimento.

 

Sul colle del Gianicolo, Donato Bramante (l’architetto che progettò la pianta della basilica di San Pietro del XV sec) pianificò un tempietto su commissione dei reali di Spagna nel 1502, in adempimento del voto fatto per la nascita del loro primogenito Giovanni. La struttura è nascosta all’interno del complesso di San Pietro in Montorio, il luogo dove è stato crocifisso il santo. L’obiettivo era pianificare una struttura in protezione del foro lasciato dalla croce di San Pietro, da questo le dimensioni ridotte.

 

il tempietto del bramante

 

Bramante utilizzò la forma classica del tempio circolare periptero, pertanto cinto all’esterno da 16 colonne in granito, numero riconosciuto come perfetto da Vitruvio. Oltretutto la forma circolare richiama i templi delle divinità maschili, in particolare Ercole, in questo caso un Ercole cristiano.

L’elemento architettonico più fascinoso e complesso della struttura è la cupola emisferica, si ispira agli antichi romani in conglomerato cementizio, posta su di un tamburo ornato da lesene, vale a dire elementi architettonici decorativi che si sovrappongono alle colonne.

 

Siamo accolti all’ingresso da trascinanti tessere marmoree policrome, nello stile cosmatesco. La struttura è apparentemente più ampia del reale, grazie alla capacità dell’architetto di progettare l’illusione attraverso nicchie alte e profonde, poste lungo le pareti, quattro delle quali ospitano piccole statue degli Evangelisti, infine sull’altare è presente la statua di San Pietro, realizzata da un ignoto artista. Date le dimensioni, la fruizione è davvero rapida, per quanto coinvolgente, ma al momento in cui si crede di aver concluso il percorso, inoltrandosi nell’Accademia di Spagna si è travolti da un labirinto a più uscite, in ogni lato è possibile godere la grande quantità di opere d’arte che compone la sua collezione, radunata dal 1873.

 Ciò che rimane a fine tragitto, è totalmente soggettivo, non celo la mia curiosità nel desiderio di conoscere le suggestioni di tutti.

Roma rinnova lo sguardo senza tregua, Roma è vizio, sostanza stupefacente tanto necessaria quanto inconsapevole da quando si è risucchiati.

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