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Patchwork. Sara Concato

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Patchwork Sara Concato

Patchwork. Sara Concato

Un’intervista di Fabrizio Fontanelli

 

sposti il baricentro

misuri il peso

percorri l’ampiezza

del recinto d’oro

alleni l’uditorio

all’ovvio confortante

sciorini su anime facili

litanie scialbe

sfoggi vesti lusinghiere

di supposto privilegio

e come madre di messia

scambi mera natura

per divina investitura

 

 

Patchwork Sara Concato

 

  • Ciao Sara! Non volevo partire da Patchwork, il tuo primo libro mosaico come lo definisci.Ma dall’inizio! Dietro ogni parola, dietro ogni poesia o testo ci sta una scintilla, un embrione. Come hai cominciato a “giocare” con le parole in modo cosi potente e diretto?

 

Già quando andavo al liceo sentivo il bisogno di scrivere. Erano cose a metà fra diario e pensieri, con qualche abbozzo di versi. Più tardi ho preso in maniera più nitida la strada del verso. Le poesie raccolte nel mio Patchwork sono state scritte e limate nell’arco di dieci anni, anni in cui l’attività di traduzione ha preso piede nella mia vita alimentando il mio amore per le parole. C’è una poesia (a pagina 50 del libro) in cui assimilo il lavoro poetico a un processo alchemico. Credo che il “gioco” sia questo. Trasformare “alchemicamente” un dolore, un pensiero, un’ossessione, un incubo, in energia creativa.

 

 

  • Leggendo le tue poesie, esce una donna volitiva,  combattiva, con occhi e cuore aperti sui tempi che corrono Citandoti “assorbo i dolori del mondo”. Non si fanno sconti. E’ tutto li davanti a noi, sta a noi prendere consapevolezza.

 

Su questo punto vorrei dire una cosa. La poesia è una forma di espressione e di comunicazione. La dimensione comunicativa per me è fondamentale. Senza il lettore, senza una voce che le legga, le poesie non esisterebbero. Io scrivo senza punteggiatura, la sintassi fluisce attraverso i suoni. La voce di chi legge è quindi fondamentale: un tentativo di ricordare le origini musicali della poesia, che era canto. Riconnettere la poesia alla sua natura popolare e musicale è anche un messaggio politico. A questo proposito, mi viene in mente un verso per me molto significativo: «con un palmo in cielo e uno in terra». L’ho derivato dall’immagine del derviscio rotante, che ruota su se stesso con una mano rivolta verso l’alto e una verso il basso, come a farsi tramite fra mondo celeste e terreno. Per me questa postura è diventata simbolo di un doppio ancoraggio, all’impalpabile astratto e alla materia concreta. Mi muovo sempre così ancorata.

 

  • Sono un grande ammiratore della poetica, della musica, e di tutte le arti dove le donne sono protagoniste. Ho sempre d’altronde voluto donne che cantassero le mie canzoni. E le donne sono al centro di rivoluzioni e di atti di coraggio, penso alle donne dell’Iran.Non riesco a scinderti dal contesto in cui vivi e ti muovi. Che occhi si hanno dalla provincia? Dall’essere lontano (ma poi non cosi tanto, si parla di Pomezia) a metà strada tra il pulsare della vita metropolitana e il mare.Ha influito sulla tua poetica?

 

Questa domanda mi fa venire in mente che il concetto di margine e l’idea del mare hanno sempre popolato i miei pensieri e persino i miei studi. Anni fa avevo elaborato un progetto di ricerca attorno alle nozioni di corpo, scrittura, margine e migrazione, con l’intenzione di comparare l’opera di scrittrici francofone e italofone. Il progetto l’ho abbandonato, ma i miei pensieri hanno continuato a girare intorno a quelle nozioni. Credo molto nel potere rivoluzionario e creativo del margine, che possiede in sé un potenziale dirompente rispetto allo statico centro. Le creature dei margini sono infatti sempre viste con sospetto. Sono aree fertili di elaborazione, di fermento, di rivolta. E sì, io stessa mi sento e mi sono sempre sentita una creatura del margine, insofferente ai centri e alle élite dominanti di ogni tipo. E il mare… c’è qualcosa di più forte e riottoso del mare?

 

  • Patchwork è solo il primo libro spero. Hai intenzione, come spero, di dare alla luce nuove opere?

 

Io scrivo continuamente. Dal momento che non è facile essere pubblicata, ho aperto un profilo Instagram attraverso cui poter condividere parole e immagini. Mi piace molto abbinare foto e testi. La copertina di Patchwork, ad esempio, l’ho scelta personalmente ed è un disegno fatto da mio fratello molti anni fa: pur essendo un vecchio disegno, si accordava con la mia poetica. Ricorda un po’ il cadavre exquis dei surrealisti perché è “assemblata” attorno a una figura intenta a trasformare. Ricorda il processo alchemico di cui dicevo poco fa.

Ho anche il progetto di una nuova raccolta, che sto già scrivendo.

 

  • Grazie Sara!

 

  • Grazie Talento di Roma!

 

Chi è Sara Concato

Dopo la laurea triennale in Lingue e Culture Straniere, conseguita presso l’Università Roma Tre, si è  trasferita per due anni a Parigi ottenendo un “Master de Recherche” presso l’università Paris-Sorbonne (Paris IV), concentrandosi sullo studio delle letterature francofone.
Dal 2010 è cultrice della materia per la lingua francese presso la facoltà di Scienze della formazione dell’Università Roma Tre.

Dal 2013 svolge principalmente attività di traduzione editoriale. Negli ultimi anni cura la revisione editoriale dei testi per alcune pubblicazioni universitarie.

Collabora con la testata on line Ghigliottina.info per traduzioni, recensioni e articoli culturali.

Al contempo, scrive.

Nel 2022 esce raccolta di poesie (Patchwork) per i L’Erudita, marchio di Giulio Perrone Editore.

Sempre nel 2022 una sua poesia è stata selezionata dalla giuria della XXXI edizione del Premio Letterario Internazionale Città di Pomezia, classificandosi al terzo posto per la sezione “poesia singola”.

 

Fabrizio Fontanelli di solito scrive di musica ma oggi si è inoltrato nel mondo della Poesia, potete leggerlo anche qui