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Roma dal bordo, una geografia sentimentale

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Roma dal Bordo

Roma dal bordo, una geografia sentimentale.

Di Loredana Lipperini, Bottega errante edizioni.

scritto da  Claudia Mancini

 

 

A volte Roma è anche questo. La perdita, la sparizione. La sensazione di essere schiacciati dal tempo, di ricevere una spinta sulla schiena sempre più forte che ci manda avanti.

Loredana Lipperini

 

Mi incanto a leggere storie su Roma, sarà perché l’ho sempre vissuta da “fuori sede”, tralasciando una parentesi universitaria, sarà perché scoprirne meandri nascosti e inenarrati è un’impresa ardua per chi come me non la vive quotidianamente e grazie a queste pagine si ha l’opportunità di viverne l’incanto e il disincanto.

Consiglio di mettervi comodi, magari sul divano, per vivere questa lettura in modo esperienziale, lasciatevi guidare dalla penna senza fronzoli di Loredana Lipperini che ci consegna un ricordo e un disegno della sua personale Roma, non quella dei fasti, della dolce vita, degli aperitivi a Ponte Milvio, ma quella ruvida, incazzosa, stressante e violenta e che, ciò nonostante, è ancora più bella.

Una Roma che non passa solo per le arterie del centro, come se poi la capitale fosse solo questo, ma giorno dopo giorno, anno dopo anno e secolo dopo secolo, affonda le radici nei quartieri periferici, quelli che la Lipperini chiama “del bordo”.

Sono anche e soprattutto questi ad aver accolto stranieri, a diventare un melting pot di umani che tra scontri e incontri hanno reso Roma ancora più vera.

Xenofobia, violenza, librerie incendiate, la casa di accoglienza per le donne che hanno subito violenza, la convivenza tra romani e stranieri, è dal bordo di questa immensa vita che riusciamo a cogliere le sfumature più carnali, quelle che spesso sanguinano ma che la rendono intramontabile.

Occhi onesti, che si muovono a ritmo serrato tra i disagi metropolitani, mafia capitale, la nascita di due bambini e la perdita di altri due. Occhi che si aprono alla vista di quartieri che familiarizzano, che si stressano nel traffico, che si assopiscono nelle case che accolgono.

Perché la città eterna sa accoglierti.

A Roma non nevica mai, è accaduto dagli anni 50 ad oggi solo quattro volte e chi ha visto la città imbiancarsi se ne è innamorato per la seconda volta.

Lo stesso accade quando dopo il lockdown Roma era deserta, tanto da trovare parcheggio senza crisi nervose.

A me accade ogni volta che torno a salutarla, me ne innamoro soprattutto quando trovo posti dove mangio bene, e ho la strana sensazione che grazie a queste pagine presto tornerò a gustare i maritozzi con la panna della pasticceria Romoli, a viale Eritrea.

 

Claudia Mancini

Sono Claudia Mancini conosciuta sui social come Levante Letterario.

Vivo nella ridente e balneare Nettuno, amo il mare ma odio l’estate.

Ho un problema alimentare con i libri, ne divoro troppi e dimentico spesso i nomi degli autori.
Nasco sotto il segno del Capricorno, ma per fortuna ho l’ascendente Cancro e i fiori di Bach sono la mia “superfragilistichespiralidoso”.
Fosse per me, la vita potrebbe scandirsi tra divano, pizza e mortadella e Gino, il mio amato bassotto, purtroppo mi hanno spiegato che ogni tanto devo fare cose e quindi affronto l’umanità un passo alla volta.
Nella vita precedente sono stata una libraia, oggi sono appena nata e ho ricominciato dal pallottoliere e l’abbecedario, quando crescerò capirò cosa fare, nel frattempo mi occupo di comunicazione e cultura.
Roma è la città più bella del mondo e se qualcuno dice il contrario non può essere mio amico.

 

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