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La ragazza che sognava il cioccolato

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la ragazza che sognava il cioccolato

La ragazza che sognava il cioccolato

di Roberta Servadio

Un libro di Roberto Olla ripercorre l’esperienza di Ida in un libro necessario “La ragazza che sognava il cioccolato” edito da La compagnia del libro.

 

La peculiarità de “La ragazza che sognava il cioccolato” è la capacità di vivere il presente sotto il peso doloroso del passato con la preoccupazione incombente del futuro. Una scrittura che torna indietro per entrare a testa bassa nel futuro. Oltre la Shoah il laboratorio profumato di cioccolato amaro e violetta; il gravoso continuo rivivere le nefandezze, la fame, la paura del campo: il perpetuarsi affannoso della testimonianza servirà a lasciare ai nipoti un futuro almeno diverso se non migliore? Basterà lo sforzo di Ida, Pietro, Shlomo e gli altri ad impedire che l’indifferenza riprenda il sopravvento e ci renda incapaci di impedire che la Storia si ripeta? Basteranno mai l’orrore e la morte?

Ida non è una nonna che racconta favole lei deve raccontare, soprattutto con i suoi silenzi, una verità che nessuno avrebbe mai dovuto vivere. Racconta che basta un attimo di distrazione e tutto può ricominciare magari più scientificamente organizzato. Lei deve, soprattutto con i suoi silenzi, narrare l’inenarrabile. Basta che qualcuno, che  troppi, si girino dall’altra parte; basta una burocrazia connivente organizzatissima all’andata e massimamente disorganizzata al ritorno e l’impossibile diventa possibile.

Basta lasciarci convincere che ci possono essere donne, uomini, bambini che per motivi occulti ai più non sono donne, uomini e bambini come noi, come i nostri bambini, anzi: sono loro la causa dei nostri problemi perché quella che sogna la cioccolata – proprio come la sogno io da sempre- proprio quella, diventa la mia più acerrima nemica. Così Ida, e tanti come lei, sono invisi ai fascisti e ai nazisti perché ebrei e sono malvisti dai cecoslovacchi perché italiani e presumibilmente fascisti.

La ragazza che sognava il cioccolato poteva essere mia madre che, diabetica come era, la cioccolata la mangiava di nascosto da noi figli e che aveva giusto l’età di Ida. E quindi ? Io che sono una nonna che ha difficoltà a raccontare poche cose della sua vita banale al nipote che insiste a fare domande e che non so dare risposte, proprio in questo momento drammaticamente controverso, faccio mia la domanda di Roberto Olla che con esemplare semplicità ha affrontato una vita così complicata:

Ma allora se siamo così avanti negli studi, se abbiamo questo notevole supporto di documentazione storica, se lo offriamo continuamente a milioni di ragazzi…dobbiamo chiederci perché l’antisemitismo cresce, perché non riusciamo a domare il razzismo. Dobbiamo chiederci cosa manca e in cosa stiamo sbagliando.

Perché la testimonianza dura e ripetuta tante volte la sofferenza dei testimoni perpetuata nella reiterazione del racconto sempre uguale ma sempre più particolareggiato diventi quella Memoria fondamento di vita che ci permetta di vivere un futuro senza paura in cui ognuno di noi sia capace di guardare l’altro vedendone solo l’umanità.

Ne abbiamo parlato anche qui