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Anzio. Profumi di casa

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Anzio

Anzio. Profumi di casa

di Claudia Mancini

 

Dicono che tutte le strade portino a Roma, ma nella mia personalissima cartina emotiva, tutte le strade portano al mare, nello specifico nel mare di Anzio. A sessanta chilometri da Roma, dove il cielo è sempre limpido, l’aria umida, anche in questi ultimi inverni che sanno di primavera, e mentre cammini è persistente l’odore di vongole veraci, aglio, olio e peperoncino.

 

Qui è dove sono nata, qui è dove spesso ho immaginato un altrove possibile, qui è dove ho scelto di rimanere, perché nella provincia io ci vivo bene e perché quell’altrove possibile era possibile solo qui.

 

Nerone mica era scemo, matto si, visto l’incendio che ha appiccato, ma aveva capito già all’epoca che svegliarsi la mattina fronte mare aveva benefici per anima, spirito e corpo, ma su di lui lo iodio ha avuto controindicazioni che non staremo qui ad approfondire.

 

Anzio sono i pescatori che di sera baciano le famiglie pronte a coricarsi, mentre loro infilano stivaloni, giubbotti antivento e solcano il mar Tirreno in sella alla loro prodigiosa paranza, per portare pesci e pagnotta a casa, che ci sia sole, vento o pioggia, non importa, ciò che conta è il mare e i suoi tesori nascosti.

 

Anzio sono i mitici anni ’60, quelli della “Dolce vita” e dei film di Fellini girati al Paradiso sul mare. Sono i romani che portano cultura dalla grande e immensa città eterna e che nei tempi passati ti facevano sentire così distanti da loro e tu così tanto provinciale, ma profumavano di buono e bello, quindi li perdonavi.

 

Anzio sono le scarpe aperte da Aprile a Ottobre, i gelati lungo mare, le pizzerie al taglio, non a peso ma al pezzo, i ristoranti con le tovaglie che sanno di bucato.

 

Anzio è mia nonna che con la parananza infilata che si fuma l’ultima sigaretta prima del servizio nel suo ristorante, oramai chiuso, ma sempre aperto nella mia memoria sentimentale.

 

Il faro, il vero Nord dei marinai, le grotte di Nerone, il matto di cui sopra, i tramonti a picco sul mare, la birretta ai Marinaretti, una città che pullula di gente e che quando ti incontra è un continuo chiederti:”Ma tu sei la figlia di…”.

 

Il paesello è bello per questo, perché ti conosci e ti riconosci, perché ti senti protetto, perché il mare ci ha reso aperti agli scambi, all’accoglienza, all’apertura verso ciò che non conosciamo e ci culla, come una mamma col suo bambino.

 

Siamo figli di Anzio, di una città che ha vissuto epoche d’oro e che ultimamente è stata un po’ maltrattata, ma lei continua a proteggerci e sorreggerci, perché essere nati in provincia alcune volte ti fa sentire figlia di un Dio minore, ma quando camminare, parcheggiare, fare la spesa, insomma le più banali azioni, diventano piacere anziché motivo di stress, allora ringrazi l’universo per esistere proprio qui.

 


Consigli non richiesti ma necessari


  • L’alba ai marinaretti
  • Il tramonto al Lido Garda
  • Shopping da Enrica boutique
  • Colazione da Spiaggia Regina
  • Pranzo da Alceste
  • Aperitivo da Alceste caffè
  • Cena dalla Nuova Osteria
  • Passeggiata lungomare, lungo porto e piazza
  • Osservare le paranze che rientrano
  • L’asta del pesce

 

(Ma se è estate puntate tutto sugli stabilimenti, dalla colazione alla cena, perché mangiare va bene, ma a piedi scalzi è ancora meglio!)

Potete leggere Claudia Mancini anche qui

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