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Legacy: la mostra di Helmut Newton finalmente a Roma

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Legacy: la mostra di Helmut Netwon finalmente a Roma

di Laura Onorato

Il museo dell’Ara Pacis ospita duecentocinquanta immagini del fotografo

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Dal 18 ottobre, e fino al 10 Marzo 2024, al piano seminterrato del museo dell’Ara Pacis sono esposti più di duecento scatti fotografici di Helmut Newton – dei quali 80 inediti. Sono trascorsi quasi vent’anni dalla morte di uno dei fotografi più amati e discussi di tutti i tempi. La mostra presenta immagini che hanno fatto la storia, apparse nelle importanti copertine di fashion magazines, e un corpus di scatti meno noti.

 

Ma chi era Helmut?

 

Nato a Berlino da una famiglia ebrea e cresciuto nella buona borghesia berlinese degli anni venti-trenta, frequenta il Heinrich von Treitschke Realgymnasium e la Scuola Americana a Berlino. A 12 anni acquista la sua prima macchina fotografica e dal 1936 inizia a lavorare con la fotografa tedesca conosciuta come Yva (pseudonimo di Else Ernestine Neuländer-Simon, fotografa tedesca di origini ebraiche, rinomata per le sue immagini oniriche e multiple).

A seguito delle leggi razziali naziste lascia la Germania nel 1938  e si rifugia a Singapore, lavorando come fotografo per il Singapore Straits Times. In seguito venne espulso in Australia e  il 27 novembre 1940 arrivò a Sydney, dove rimase fino al 1942 e  in aprile entrò nell’esercito australiano dove si occupò di guidare camion dell’esercito. Nel 1945 cambiò il suo cognome da Neustädter a Newton, che è la quasi esatta traduzione in inglese del suo cognome tedesco.

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Il 13 maggio 1948 sposa l’attrice australiana June Browne nota come fotografa con lo pseudonimo di “Alice Springs”. Dopo la guerra lavora come fotografo freelance, producendo scatti di moda e lavorando con riviste come Playboy. Nel 1961 si stabilisce a Parigi e intraprende una carriera come fotografo di moda professionista, dove i suoi scatti appaiono su riviste del calibro di Vogue, L’Uomo Vogue, Harper’s Bazaar, Elle, GQ, Vanity Fair, Max e Marie Claire. Il suo particolare stile è caratterizzato dall’erotismo patinato, a volte con tratti sado-masochistici e feticistici.

Nel 1970 un attacco di cuore rallenta la sua produzione ma aumenta la sua fama, in particolare con la serie “Big Nudes” del 1980 che segna la vetta del suo stile erotico-urbano, sostenuto con un’eccellente tecnica fotografica. Nel 1984 insieme a Peter Max realizza il video dei Missing Persons Surrender your Heart. Nell’ottobre 2003 dona una collezione di foto alla fondazione Preußischer Kulturbesitz a Berlino, attualmente esposta al Museo della Fotografia.

 

Ma adesso spostiamo il nostro obiettivo sulla mostra.

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Questa esposizione, al museo dell’Ara Pacis, ripercorre tutta la carriera di Helmut Newton ed è divisa in sei capitoli cronologici che raccontano la sua evoluzione stilistica e professionale. Una caratteristica che ha reso la sua fotografia rivoluzionaria è stata l’interpretazione dei ruoli, in quanto chiedeva ai suoi soggetti di interpretare un personaggio.

Non mancano le citazioni ad alcuni film che hanno fatto la storia del cinema: Gli uccelli e Intrigo internazionale di Alfred Hitchcock e La dolce vita di Federico Fellini. Ma anche i riferimenti all’arte, come quello dell’uomo di spalle con il capello come omaggio al Riflesso di René Magritte oppure la posizione della modella che richiama quella di Paolina Bonaparte di Antonio Canova.

Le foto però più iconiche sono:

  • lo scatto di Charlotte Rampling, nuda con uno sguardo e con una posizione provocatoria;
  • lo scatto per un servizio di Vogue US e Calvin Kleindove è la donna predatrice che segue con lo sguardo un uomo che indossa un jeans bianco (dove spicca lo scambio tra i ruoli convenzionali in cui la donna non è più l’oggetto del desiderio ma è l’uomo che indossa i Calvin Klein);
  • i Big Nudes, gli scatti giganteschi di donne con fisici statuari che Newton raccolse in un unico grande libro dal peso di 35 kg in edizione limitata.

Come sempre vi lascio tutte le info: Museo dell’Ara Pacis – ingresso ridotto con la Mic card (attivazione online al costo euro 5,00 e include altri 17 musei del sistema di Roma Capitale MIC card | Portale dei Musei in Comune (museiincomuneroma.it)), aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30 (chiusura biglietteria 18.30).

Se non ci andate, non saprete mai cosa vi siete persi.

Baci, baci.

Laura Onorato

 

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Fonti: Wikipedia, Musei Capitolini di Roma