La Corsa di Miguel a Roma: sport, memoria e inclusione allo Stadio Olimpico
La corsa di Miguel. Sport e inclusione a Roma
Chi era Miguel Sanchez
La Corsa di Miguel è una delle manifestazioni sportive più significative di Roma, perché unisce sport, memoria e inclusione.
La prima edizione si svolse il 9 gennaio del 2000, una data scelta non a caso: l’8 gennaio del 1978 il podista e poeta argentino Miguel Sanchez venne rapito da un commando paramilitare, diventando uno dei quasi 30.000 desaparecidos della dittatura militare argentina.
Da allora questa corsa è diventata un appuntamento importante per la città, capace di riunire migliaia di persone lungo le strade di Roma nel nome dello sport e dei diritti.
La nascita della Corsa di Miguel
L’ ideatore è Valerio Piccioni, giornalista della Gazzetta dello sport che si avvale della collaborazione del Club Atletico Centrale e dell’ Assessorato alle politiche sportive del comune di Roma e che nella prima edizione ha visto ai nastri di partenza della 10 km sia competitiva che non competitiva oltre 1500 appassionati attratti dal messaggio di solidarietà e dalla possibilità di correre a ridosso del Tevere in un paesaggio meraviglioso.
La Corsa di Miguel oggi
Questa è la storia dei primordi, oggi vi parlo della mia partecipazione all’ ultima, che si è svolta il 21 gennaio del 2024 e, come succede da qualche anno a questa parte, ha visto l’ arrivo della manifestazione all’ interno dello stadio Olimpico dando a tutti coloro i quali l’ hanno finita la sensazione di sentirsi per qualche secondo come Abebe Bikila che nel 1960 vinse la Maratona olimpica in questo splendido stadio.
Mi sono iscritto alla non competitiva visto che mi cimento nella camminata sportiva e non nella corsa, ma mi sono aggregato ad amici podisti e di buon mattino, praticamente era quasi ancora buio, ci siamo visti a Subaugusta per prendere tre caffè e muoverci verso il Foro Italico, contando sull’ esperienza di Giuseppe che ha fatto in modo di farci parcheggiare in un posto comodissimo per poter andar via dopo la corsa. Arriviamo al villaggio ospitalità in cui incontro facce conosciute nei più diversi ambiti, un mondo coloratissimo che combina veri amatori, semi professionisti e professionisti, tutti però in questa manifestazione accomunati dalla voglia di ricordare la figura di Miguel, godersi una giornata fredda ma soleggiata correndo in alcuni tra i posti più evocativi dello sport romano. C’è tanta gente, alla fine leggeremo che ce ne sono stati oltre 11000, chi per la competitiva di 10 km chi per la non competitiva sempre di 10 km, e chi per la Strantirazzismo di 3km non competitiva e che ha visto la partecipazione di tantissimi ragazzi e scuole.
Correre lungo il Tevere
Si parte, per fortuna a scaglioni, in modo che i più forti competano tra loro senza dover slalomeggiare tra quelli più lenti, di cui io facevo parte, l’ inizio è caotico, schivo persone e persone schivano me, ma poi prendo il mio ritmo e diventa un regalo che faccio a me stesso questa marcia di 10 km con il Tevere fedele compagno di strada.
Una corsa che unisce sport e inclusione
Molta gente tutto intorno fa il tifo, mi rendo conto che con il mio passo riuscirò ad arrivare entro il tempo massimo e scopro con stupore che dietro di me ce ne sono moltissime di persone, la fatica non si sente, il ritmo e la festa prendono il sopravvento, vedo gli splendidi ragazzi che si danno il cambio per portare, e spingere, delle carrozzelle molto sportive con persone disabili che partecipano alla festa nel ricordo di un poeta e atleta speciale.
L’arrivo allo Stadio Olimpico
Dopo un’ ora e venti, arrivo al foro italico e il percorso fa un giro intorno al centrale del tennis e lo stadio dei marmi, i km finali si allungano a dismisura ma lì in fondo c’ è lì Olimpico e il cervello vuole solo entrare lì dentro, e dopo nemmeno dieci minuti si entra in un tunnel, quando gli occhi si abituano all’ oscurità si vedono sui muri le maglie e i cimeli di vari sport che hanno visto l’ Olimpico come teatro delle loro gesta e lì sono brividi, che diventano pelle d’oca quando si esce alla luce e ci si trova sulla pista dello stadio, un verde abbacinante che lascia senza parole e la strada sembra in discesa fino a sorpassare il traguardo, festeggiato come se fossi un vero agonista.
Il dopo gara de La corsa di Miguel è un villaggio festoso, ogni gruppo sportivo ha portato dolci o beni di conforto vario, un bicchiere di the caldo che ti rimette al mondo e la testa piena di emozioni per essere tra coloro che sono arrivati all’ arrivo, con una medaglia al collo che per me vale tantissimo e con la voglia di pensare a nuove sfide da affrontare per sentirmi sempre più in salute e per partecipare a manifestazioni che si ispirano alla memoria e alla volontà di stare insieme in maniera sana e costruttiva.
Potete leggere Alfonso Iampieri e le sue esperienze podistiche anche qui

