BE’ER SHEVA
BE’ER SHEVA – un faro sempre acceso anche nelle notti più scure.
di Chiara Fallavollita

Luglio 2013, via dei Pozzi, Rieti.
Cinque amici decidono di creare un luogo che è ancora un punto di riferimento per tutta la città di Rieti, compresa la sua provincia. Il sogno, realizzato negli anni con passione e determinazione, fu quello di restituire alla città non solo un locale specializzato su birre artigianali e prodotti locali, ma un’isola felice che vedesse il ritorno dell’attività artistico – musicale che animava l’intrattenimento serale nelle epoche passate, alle quali guardiamo con tanta nostalgia.
Il nome Be’er Sheva (la più grande città del deserto del Negev, nel sud di Israele) nasce dalla volontà di giocare con assonanze e semantica: Be’er in ebraico significa pozzo, parola che richiama il luogo dove si decise di iniziare l’avventura (il quartiere di residenza è appunto I Pozzi) e che inoltre ricorda la parola birra.
I soci erano Francesco Mercuri, Mario di Filippo, Alfredo Piscello, Stefano Ferrarese e Leonardo Valente; già nei primi periodi si respirava un’aria differente in questo spazio che accoglieva amici, familiari e poi tutti i giovani orfani di un luogo in cui riconoscersi. Con il passare del tempo alcuni di loro hanno iniziato altri percorsi e oggi vediamo la conduzione della società in mano ai primi due che hanno messo in campo competenze e capacità diversificate: direzione artistica e organizzazione d’impresa.
Se cercate una birreria dove degustare prodotti particolari e di spicco siete nel posto giusto, grazie alla maestria di Di Filippo che ha portato a Rieti etichette e birrifici di altissima qualità e alimenta collaborazioni con produttori reatini e provinciali. Il tutto accompagnato dalla ricerca instancabile di Mercuri che a livello musicale non solo ha donato di nuovo voce ai gruppi locali, ma ha messo sotto i riflettori gruppi assai noti a livello nazionale.

Il Be’er Sheva è a tutti gli effetti una fucina di talenti che spesso hanno visto un cambiamento radicale della loro carriera dopo aver varcato la soglia del palcoscenico reatino; scoperti in un circuito indipendente e sconosciuto ai più, hanno trovato la celebrità in tempi successivi. Tra questi è doveroso ricordare Gnut, il Muro del canto e Giancane (che acquistò la notorietà per aver creato la colonna sonora della prima serie di Zerocalcare); tra gli artisti di fama nazionale ci sono: Claudio Santamaria, Rocco Papaleo, Greg, Tricarico, Natalie, Clavdiu, The Cyborgs, Nathalie. A oggi il locale resta l’unico spazio disponibile per esibizioni musicali (e non), pronto ad ospitare artisti che da qui possono aprirsi la strada a panorami ben più vasti.
L’operazione che i due imprenditori mettono in campo è molto più importante di quanto detto finora, poiché attraverso l’apertura di questo universo si è restituita la vita a un quartiere che con gli anni era andato scomparendo. Si sono riqualificati spazi in disuso o abbandonati e la via ha riacquistato una centralità, non tanto geografica quanto di importanza per la città stessa.

Dal 2015, infatti, l’offerta si è arricchita con il Be’er Garden, all’interno dell’ex giardino dell’ospizio Manni, luogo istituzionale per l’estate reatina. L’apertura all’esterno ha come protagonisti sia le innumerevoli spine di birre artigianali selezionate estrema cura sia un palco che, oltre alla musica, si rende aperto ad eventi culturali diversificati: presentazioni di libri, conferenze e serate teatrali.
Il 23 settembre del 2016 il Garden ospitò “Terra mé”, un concerto di beneficienza organizzato dai ragazzi della sezione “Canzone” dell’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini (il laboratorio di alta formazione artistica attivato a Roma dalla Regione Lazio), per raccogliere fondi da destinare al Comune di Amatrice, colpito dal sisma il mese precedente. L’ospite di eccezione fu Niccolò Fabi.

Il Be’er Sheva rappresenta un luogo d’arte, un punto di ritrovo e una casa per molti, un faro per la provincia di Rieti: la prova tangibile che animare gli spazi pubblici e privati, con impegno e dedizione, attraverso la cultura – nello specifico musicale ed enogastronomica – porta un miglioramento delle aree geografiche (anche le più nascoste) e della vita di chi le abita.
Link: https://www.instagram.com/beershevarieti/
Photo Credit: Mauro Carapacchi (https://www.instagram.com/maurocarapacchi/)
Potete leggere Chiara Fallavolitta anche qui https://www.iltalentodiroma.com/2024/10/04/mos-ferri-il-mestiere-delle-armi/

