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Piove – come il cinema spaventoso ci narra la nostra società

Piove

Piove – come il cinema spaventoso ci narra la nostra società.

di Chiara Fallavollita

 

Piove

 

 

Regia: Paolo Strippoli

Soggetto: Paolo Strippoli, Jacopo Del Giudice, Gustavo Hernandez

Sceneggiatura: Paolo Strippoli, Jacopo Del Giudice, Gustavo Hernandez

Fotografia: Cristiano Di Nicola

Montaggio: Marco Spoletini

Musiche: Raf Keunen

Scenografia: Nello Giorgetti

Costumi: Nicoletta Taranta

Interpreti e personaggi

Fabrizio Rongione: Thomas

Cristiana Dell’Anna: Cristina

Francesco Gheghi: Enrico

Leon de la Vallée: Gianluca

Ondina Quadri: Alice

Orso Maria Guerrini: Sig. Ferrini

Elena Di Cioccio: Marta

Nicolò Galasso: Giacomo

Federigo Ceci: Leonardo

Pietro Bontempo: Padre di Giacomo

Aurora Menenti: Barbara

 

Roma: tutto è grigio, l’aria è densa e claustrofobica, l’atmosfera tesa. Sin dalla prima scena siamo scaraventati in un universo orrorifico, dove la nostra maestosa Capitale assume un aspetto assai lontano dalla bellezza rassicurante solitamente rappresentata.

Attraverso questo film di genere (l’horror appunto) il regista riesce in un’impresa decisamente difficile raccontando in maniera simbolica la quotidianità post pandemica, utilizzando in un linguaggio che il cinema italiano raramente abbraccia, e immergendoci in una narrazione iperbolica e trasgressiva. Paolo Strippoli questo linguaggio lo ha scelto con cognizione di causa, riuscendo a coinvolgere lo spettatore che non ha bisogno di essere convinto, trascinato e ammaliato anzi viene direttamente trasportato in una realtà sopra le righe ma tristemente fin troppo realistica per certi versi.

Piove

 

La storia ci racconta che a Roma dopo giorni di pioggia inizia a vivere un incubo: un denso vapore allucinogeno fuoriesce prima dai tombini, poi dalle condutture e dai lavandini delle case. È questa la causa della trasformazione dei vari personaggi: una volta contagiati diventano dei veri e propri mostri viventi, “zombie” vivi e assetati di pura e semplice violenza. Questo è il nodo centrale della narrazione di un film che segue gli stilemi del genere e ti proietta in 100 minuti di follia. I personaggi restano umani, anche se trasfigurati e seppure ci troviamo in un horror – thriller, che presenta anche chiaramente elementi del fantastico, tutto ci appare tremendamente normale.

Nei tre capitoli in cui è suddiviso il film (I Evaporazione, II Condensazione, III Precipitazione) non mancano citazioni e camei ai grandi registi di genere, ma la realtà che guardiamo sullo schermo quasi la sentiamo vicina a noi, è quella che ci investe ogni giorno: le notizie che passano in tv o alla radio (non parliamo di zombie o di mostri venuti dagli inferi) ci appaiono familiari trattandosi di uccisioni domestiche, accoltellamenti, sparatorie, omicidi razzisti.

“La follia che si è impossessata di questa città” è la follia interiore che abita ogni essere umano della società contemporanea: frustrazione, paura, rabbia repressa, solitudine. La tragedia più spaventosa probabilmente è quella che si dipana in una piscina in disuso, dove avviene (non vi svelo nulla!) l’ultimo incontro tra Enrico – protagonista interpretato da un Francesco Gheghi magistrale – e il suo migliore amico Gianluca. Il dialogo tra i due ragazzi porta alla luce il buio vissuto da ogni persona, ingabbiate in un ruolo sociale o in un silenzio a cui viene restituita la voce, in questa scena madre che racconta il vissuto di una generazione non ascoltata così profondamente come in questi pochi minuti. Enrico esclamerà “Era solo un gioco!” smascherando che non è poi così vero che a lui “non gliene frega un cazzo di nessuno”.

Le violenze che i personaggi iniziano a compiere una volta infettati dal virus, si attuano al grido (un’allucinazione uditiva) “LIBERATI”, unica grande verità indiscussa che porta anche la salvezza finale. I superstiti, che vagano in una Roma post apocalittica, si sono appunto liberati dei propri fantasmi, delle proprie tragedie e delle paure reali, mettendo fine a una pandemia che serpeggia ogni giorno e non solamente nei vicoli più periferici della capitale.

“Il nostro amore non appartiene al cielo, noi siamo qui”.

 

Il film si trova sulla Piattaforma: MUBI

Link Piattaforma: https://mubi.com/it/it

* continuate ad andare al cinema J*

 

Potete leggere Chiara Fallavolitta anche qui