Gli studenti del Collettivo Tasso: chiediamo una scuola diversa
Gli studenti del Collettivo Tasso: chiediamo una scuola diversa
di Silvia Sanchini
Raramente ho trovato tanto equilibrio, senso di autocritica, propositività e intelligenza come nelle parole di questi studenti. Hanno anche commesso errori, ma se ne assumono la responsabilità con una maturità che spesso noi adulti fatichiamo ad avere.
Entrambi partecipano al Collettivo politico del Liceo Ginnasio Torquato Tasso, storico liceo romano che nell’ultimo anno è finito più volte sulle cronache nazionali per le occupazioni studentesche, duramente condannate da parte delle istituzioni.
Queste ragazze e questi ragazzi chiedono ascolto, chiedono attenzione, chiedono una scuola diversa e capace di cambiare. La reazione del mondo adulto è stata spesso quella di silenziare o reprimere questa voce. Proviamo invece ad ascoltarli.
Perché avete occupato la scuola?
Per quali motivi lo scorso dicembre avete deciso di indire l’occupazione? Quali temi volevate portare all’attenzione?
Il nostro percorso politico non è iniziato con l’occupazione. Prima abbiamo organizzato cortei, presidi, assemblee, inviato lettere e proposte, chiesto spazi di confronto. L’unica risposta ricevuta è stata il silenzio.
L’occupazione non è stata una scelta facile. Abbiamo discusso a lungo, organizzato assemblee e cercato soluzioni alternative. Alla fine ci siamo resi conto che il nostro bisogno di essere ascoltati doveva emergere con un gesto di rottura.
Sapevamo che l’occupazione avrebbe creato disagio, ma abbiamo capito che per far sentire il nostro disagio dovevamo creare un disagio.
Durante l’occupazione abbiamo organizzato giornate dedicate a temi che raramente trovano spazio nei programmi scolastici: transfemminismo, immigrazione, antifascismo. Abbiamo bisogno di discutere di ciò che accade nel mondo, perché la vita non è solo nei libri.
La scuola dovrebbe formarci come persone e come cittadini. Se non abbiamo gli strumenti per capire l’attualità, come potremo diventare cittadini consapevoli?
Per questo chiediamo una scuola capace di prepararci davvero alla complessità del mondo.
La reazione degli adulti
La reazione di insegnanti e istituzioni è stata molto dura. Ve lo aspettavate?
Ci aspettavamo che il mondo adulto non condividesse la nostra scelta. Sapevamo che l’occupazione sarebbe stata giudicata illegale o antidemocratica. Ma non ci aspettavamo una reazione così repressiva.
Fin dall’inizio abbiamo cercato di chiarire che la nostra critica non era rivolta ai professori o alla nostra scuola nello specifico. La nostra protesta riguarda un modello scolastico che riteniamo superato e una società che spesso ignora le richieste delle nuove generazioni.
Abbiamo invitato i docenti a partecipare alle assemblee e ai corsi organizzati durante l’occupazione. Non volevamo sminuire il loro ruolo, ma coinvolgerli.
Ci è dispiaciuto molto non vedere nemmeno un professore entrare nella scuola per capire davvero cosa stessimo facendo.
Ci ha colpito anche il silenzio del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Avevamo chiesto un incontro per discutere le nostre richieste, ma non abbiamo mai ricevuto risposta.
Il ministro ha invece commentato pubblicamente le sanzioni disciplinari inflitte agli studenti.
Ci siamo chiesti: com’è possibile che il ministro dell’Istruzione non trovi il tempo di ascoltare i propri studenti?
Gli adulti che hanno ascoltato
Ci sono stati adulti disposti al dialogo?
Non vogliamo generalizzare. Così come non vogliamo essere dipinti come studenti irresponsabili che occupano la scuola solo per divertirsi, non è giusto dire che tutti gli adulti siano stati ostili.
Ci sono stati professori e genitori che hanno riconosciuto il valore politico della nostra protesta.
All’interno delle classi, ogni docente ha reagito in modo diverso dopo l’occupazione: c’è chi ha preferito ignorare l’episodio, chi ha criticato duramente la protesta e chi invece ha deciso di confrontarsi con noi e ascoltare le motivazioni che ci hanno spinto a questa scelta.
Che scuola vorreste?
Secondo voi cosa manca alla scuola italiana di oggi?
Non vogliamo sembrare presuntuosi. Sappiamo che molte persone lavorano da anni su questi temi. Ma noi la scuola la viviamo ogni giorno.
La nostra impressione è che la scuola italiana sia rimasta indietro. I programmi spesso non sono aggiornati e i libri sono gli stessi che usavano le generazioni precedenti.
Temi fondamentali come il rispetto, il consenso, i diritti umani o le questioni sociali contemporanee raramente trovano spazio nei programmi scolastici.
Allo stesso tempo ci sembra che la scuola venga sempre più orientata verso il mondo delle aziende.
La scuola dovrebbe essere prima di tutto uno spazio di crescita, confronto e libertà, un luogo sicuro per tutte le persone che la attraversano.
Per esempio, molti studenti chiedono l’introduzione di bagni neutri o la possibilità di utilizzare la carriera alias. Sono temi legati alla dignità delle persone e al rispetto delle identità.
Vorremmo anche più spazio per discutere di ciò che accade nel mondo: immigrazione, diritti civili, conflitti internazionali, politica.
La scuola come spazio democratico
Uno dei nostri professori ha definito la scuola “l’ultima roccaforte della democrazia”.
Noi crediamo profondamente in questa idea. Vogliamo che la scuola continui a essere un luogo in cui si sviluppa il pensiero critico e in cui si imparano i valori fondamentali della convivenza civile.
Per questo chiediamo una scuola che sia capace di cambiare insieme alla società.
Una scuola che non abbia paura del confronto e del dissenso.
Una scuola che sia davvero, come scriveva Antonio Gramsci, “il proprio tempo appreso col pensiero”.
Puoi leggere altri articoli di Silvia Sanchini su Il Talento di Roma. https://www.iltalentodiroma.com/2024/08/01/lestate-delle-persone-senza-fissa-dimora/
Per approfondire il dibattito sulle occupazioni studentesche e sul ruolo della scuola nella società italiana si può consultare anche il portale del Ministero dell’Istruzione e del Merito:
https://www.miur.gov.it

