Magazine

Valentina Mira “Dalla stessa parte mi troverai”

,

Valentina Mira, scrittrice e giornalista finita nell’occhio del ciclone per il suo libro “Dalla stessa parte mi troverai” edito da SEM e candidato al Premio Strega 2024.

di Claudia Mancini.

 

 

Non è facile di questi tempi oscurantisti tendere una mano a qualcuno senza ricevere attacchi gratuiti, poi ho pensato che è esattamente ciò che Valentina Mira ha compiuto con il suo libro, scrivere un romanzo, non un saggio, non una cronaca, ma un romanzo che prova a ridare dignità alla memoria di Mario Scrocca coinvolto, dieci anni dopo la strage di via Acca Larentia, in un disguido giudiziario e alla sua famiglia.

Ricordo che Mario Scrocca fu trovato morto suicida in una cella anti impiccaggione, lasciando  a casa una moglie, Rossella Scarponi e un bimbo, Tiziano di soli due anni.

All’uscita dei dodici finalisti del Premio Strega una fazione del Governo ha attaccato il libro della Mira, suscitando odio tra i leoni da testiera che sono arrivati a minacciare di morte l’autrice. La spada di Damocle che viene calata sulla testa di Valentina Mira è di aver preso posizioni troppo di sinistra, di aver difeso i ”compagni” e di aver infangato la memoria  dei tre militanti neo fascisti.

L’accusa è di revisionismo storico e a muoverla sono esponenti di Fratelli d’Italia.

 

Ora, il punto non è il romanzo, il vero punto è che nel 2024 si parli ancora di revisionismo, si chieda ancora cosa si può o non si può pubblicare e sembra di fare un salto indietro di anni, precisamente durante la seconda guerra mondiale quando il MinCulPop per mano di Mussolini, decideva quale direzione potesse prendere la cultura e i giornali.

Per fortuna nel 1944 questo gigantesco occhio del grande fratello venne soppresso e tutti furono liberi di esprimere la propria idea senza essere ammazzati. Stiamo parlando di libertà, quella di poter raccontare fatti realmente accaduti sotto forma di romanzo, perché il cuore del libro non è la politica ma il capitale umano.

La vera protagonista del libro è la solitudine che diviene moltitudine quando inizia a crearsi una salda rete affettiva.

Ecco cosa raccontano queste pagine e forse quegli stessi esponenti politici, quei leoni da tastiera, non hanno avuto l’accortezza di leggerlo, ma soffermarsi su uno stralcio delle primissime pagine.

Pensare di poter resistere ed esistere in un contesto paritario, senza avere paura di ricevere minacce e senza dover specificare che la Storia è una scienza esatta e che dichiararsi anti fascisti ancora non è considerato un reato, sembra utopia.

Schierarsi dalla parte della Mira è un atto politico, un atto umano e un atto doveroso, perché significa scegliere di vivere in un mondo dove è attuabile una narrazione leale, sincera e quanto più possibile onesta.

Prendere una posizione oggi è il cardine delle posizioni future, quelle in cui una scrittrice possa avere la piena e ineluttabile facoltà di scrivere un libro anti fascista, senza dover essere minacciata di morte da chi offre braccia tese su croci celtiche.

Valentina Mira, dalla stessa parte ci troverai.

“Il negazionismo, prima di essere un impianto storico è un impianto psicologico”.

 

Potete leggere Claudia Mancini anche qui