MaTeMù
MaTeMù
di Silvia Sanchini
MaTeMù è una realtà importante del rione Esquilino attiva nelle politiche di inclusione giovanile Silvia Sanchini ce ne parla anche raccontandoci l’impegno della fondazione Fedez a sostegno di questa importante realtà.
Un Centro giovani e Scuola d’Arte nel Rione Esquilino, il cuore di Roma ma anche la sua anima più interculturale. MaTeMù nasce nel 2010 grazie al Cies (Centro educazione e formazione allo sviluppo) e in questi ormai 14 anni sono oltre 7.000 i ragazzi e le ragazze che ha accolto.
A MaTeMù, negli spazi messi a disposizione dal Municipio I, possono accedere gratuitamente giovani dai 10 ai 25 anni.
Lo Spazio giovani, inclusivo e popolare, offre una serie di servizi grazie all’apporto di operatori e operatrici qualificati: supporto scolastico, Italiano per stranieri, Bilancio di competenze e orientamento alla formazione e al lavoro, ascolto psicologico, accompagnamento ai servizi del territorio, socializzazione.
La Scuola d’arte, con docenti di alto livello, propone corsi di batteria, rap, arte, ballo, arti visive, break dance, chitarra… e promuove eventi, concerti, mostre, spettacoli e molto altro e ancora.
Un luogo di incontro e crescita dove si incrociano le storie di ragazze e ragazzi dalle diverse provenienze e che offre un’opportunità per incontrarsi e collaborare anche ai cittadini e alle associazioni della zona.
La Fondazione Fedez, nata dall’iniziativa del rapper lombardo, ha scelto MaTeMù come realtà a cui offrire un sostegno.
Martedì 7 maggio, Fedez ha trascorso un pomeriggio nei locali del centro, incontrando i ragazzi e le ragazze con un laboratorio dedicato proprio al mondo del rap e della scrittura.
Ha così commentato questo momento: “Credo che MaTeMù sia un luogo fondamentale per il tessuto sociale di tutto il territorio italiano perché luoghi di aggregazione giovanile nel nostro Paese sono sempre più rari se non spariti del tutto. Questo spazio offre non solo occasioni di crescita artistica e umana, ma anche opportunità di confrontarsi, incontrarsi dal vivo e uscire di casa. Mi ha colpito molto l’eterogeneità dei servizi offerti, che va dall’aiuto pragmatico a tutta una serie di complessità che i giovani sperimentano fino a includere tutti trasversalmente: chi vive ai margini e chi no”.
Grazie anche al contributo della Fondazione Fedez, MaTeMù e il Cies proseguono nella loro missione: offrire a tutti gli adolescenti, senza discriminazioni, l’opportunità di accedere alla cultura e all’arte, combattere la povertà educativa, accrescere il senso di comunità.
La metodologia scelta è quella della pedagogia del desiderio e dell’arteducazione, con una cornice teorica di riferimento che va dall’opera di Paulo Freire ai Maestri di Strada.
Da MaTeMù sono nati una compagnia teatrale e un gruppo musicale, che i esibiscono da 8 anni a Roma e non solo.
Il Rione Esquilino, in questi anni, è spesso stato raccontato solo per i problemi ambientali, di degrado, abitativi. La Stazione Termini è diventata tristemente famosa per il fenomeno dei ragazzi “invisibili” che qui trascorrono le loro giornate esponendosi al rischio di emarginazione e devianza.
MaTeMù è la risposta concreta a questa narrazione, alla mancanza di spazi giovanili gratuiti e opportunità. Ci si incontra su un terreno comune, l’arte, con un preciso obiettivo, come si legge sul sito del Centro: “Non basta la gratuità, perché un ragazzo migrante senza documenti, una ragazzina della periferia romana, non riescono a immaginarsi in un corso di sax, a sognarsi batterista, non pensano che possa interessarli uno spettacolo teatrale. Pensano: Non è per me”.
Servono il pane e le rose, l’aiuto concreto ma anche il desiderio e la capacità di immaginare un futuro migliore.
Tutto questo, e molto altro ancora, è MaTeMù: un luogo da scoprire e sostenere, un laboratorio di arte e inclusione dove diverse culture si incontrano e creano qualcosa di sempre nuovo e straordinario.
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