Reading Party. Una riflessione
Reading Party. Una riflessione.
Di Claudia Mancini.
I Reading party, le biblioteche, i gruppi di lettura e il solito problema del calo dei lettori: siamo sicuri che far diventare un fenomeno pratiche già avviate faccia bene alla filiera dell’editoria e ai lettori? Ce ne parla Claudia Mancini.
Nelle settimane passate i social erano invasi dalla notizia, sbarcata oltre oceano, dei “Reading party”.
Un nutrito gruppo di persone si incontra in luogo predefinito, tetti di case, giardini, parchi, laghi, e leggono in silenzio, senza telefono tra le mani, ognuno il proprio libro, fin qui tutto bene, d’altronde ognuno è libero di poter leggere un libro dove meglio crede e con chi meglio crede.
Il naso inizia a storcersi quando in Italia questa notizia viene condivisa da migliaia di utenti, al grido di: ”Che figata! Facciamolo anche in Italia”.
Ho iniziato ad interrogarmi su quanto stesse accadendo e inizialmente sono stata mossa da un impeto viscerale, poi ho respirato e ragionato giungendo comunque alla medesima conclusione:
Perché quando qualcosa giunge dall’estero, in questo caso da New York, pensiamo che sia fantasmagorico e non ci accorgiamo che in realtà i “Reading party” già esistono, hanno solo un nome diverso, biblioteca.
Le biblioteche, per chi non lo sapesse, sono quei luoghi deputati allo studio e alla lettura e hanno origini antiche e pensate, già all’epoca un nutrito gruppo di persone si incontrava, anche casualmente, per leggere ognuno il proprio libro, in silenzio.
Il punto non è questo, ovviamente, il vero cuore della faccenda è l’oggetto libro, questo aggeggio a molti sconosciuto, che si aggira nelle case degli italiani e spesso funge da arredo, da vassoio, da sotto bicchiere e raramente da quello che realmente è, il portale per il mondo del “Sottosopra”, ossia uno strumento che apre mondi interiori di notevole caratura e che oltre ad allenare un muscolo fondamentale come il cervello, ci dà la possibilità di osservare le vite degli altri e come spesso accade, ritrovare pezzi di noi sparsi qua e là.
Il libro è anche un potente mezzo di condivisione, quindi se bisogna leggerlo in solitudine, tanto vale scegliere un luogo a noi congeniale, comodo, se invece diventa quell’espediente che ti permette di confrontarti con il mondo, allora più che ai “Reading Party”, sarebbe auspicabile partecipare ai Gruppi di Lettura, che in Italia sono tantissimi e il bello è proprio leggere tutti lo stesso libro e commentarlo insieme.
La condivisione del libro è il contenuto che racchiude e da cui apprendere materiale umano da portarsi a casa, scoprire che dietro alla frase che abbiamo sottolineato con cura, si celano più interpretazioni e che dietro al personaggio(persona) che detestiamo, si nasconde altro e quell’altro ci è possibile notarlo grazie alle persone che condividono con noi quel libro.
L’Italia è uno dei paesi al mondo che legge meno, sono considerati “lettori forti” quelli che leggono un libro al mese, benché non sia una gara a chi legge di più, potremmo dire che prima di emozionarci per le feste di lettura, dovremmo entrare in libreria, comprare un buon libro(sottolineo buon) e leggerlo.
Poi, in caso, possiamo pensare di andarcene in biblioteca, così da ripopolarle un po’, o nei caffè letterari, così da foraggiarli e non farli chiudere e magari partecipare ai GDL (gruppi di lettura) per far vedere che oltre a masticare l’inglese, sappiamo ancora leggere.
Senza rancore!
P.S. Ringraziate i bambini, perché sono loro che alzano la media dei lettori in Italia.
Potete leggere Claudia Mancini anche qui

