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Mariagrazia Calandrone torna in libreria

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Mariagrazia Calandrone torna in libreria con “Magnifico e tremendo stava l’amore”

di Claudia Mancini

 

 

“È veramente vero che al primo sguardo, sappiamo sempre e immediatamente cosa aspettarci dall’altro?”

 

Maria Grazia Calandrone torna ad occupare la nostra libreria e come ogni volta i suoi libri non saranno destinati alla polvere, ma allo studio attento e minuzioso di quanto questa autrice, poetessa, donna, ogni volta ci regala.

“Magnifico e Tremendo stava l’amore”, edito da Einaudi arriva in un momento storico importante, quello in cui raccontare di violenza sulle donne è fondamentale.

Le pagine scorrono veloci, è il racconto del caso Cristallo, Luciana Cristallo dopo anni di abusi, di violenza, di stalking, uccide il marito Domenico e la notizia che fa più clamore è l’assoluzione di questa donna, poiché, stabilirà la Corte, ha agito per legittima difesa. Grazie a Luciana Cristallo la giurisprudenza ha un nuovo articolo, ha un precedente, ha l’assoluzione.

 

Nelle viscere non so quanto questa donna si senta assolta, eppure dovrebbe, ha vissuto sulla terra l’inferno, ora un purgatorio, sotto gli occhi attenti e impauriti dei figli, che ha protetto fino alla fine.

 

La Calandrone ha urgenza di scrivere queste righe intrise di dolore, di vita, di poesia che solo lei riesce a scovare, perché nella sua personale esistenza ha vissuto qualcosa di molto simile, sua mamma Lucia Gentile, negli anni 60, consegnó Maria Grazia e si suicidó nel Tevere, perché non le fu permesso di amare un altro uomo, perché in quegli anni non esisteva il divorzio, perché la violenza si giustificava come “delitto d’onore”.

 

Il Tevere, questo fiume a cui Lucia ha consegnato la sua vita e la sua libertà, è lo stesso fiume in cui Luciana ha consegnato il corpo del marito violento, in nome della sua vita, della sua stessa libertà.

 

“Vita per vita.”

 

Si tratta di questo. Di andare a rintracciare un bagliore di universo a cui aggrapparsi, i figli, l’amore, non è più una questione di esistenza ma di resistenza e come atto estremo la morte.

 

Maria Grazia Calandrone non scrive solo la cronaca di un delitto, ma la cronaca di uno spaccato sociale e politico che va dagli anni ottanta fino agli duemila, dall’incontro tra i due amanti, fino al processo di Luciana e del suo nuovo compagno Fabrizio, reo di averla aiutata ad occultare il cadavere, assolto anche lui.

 

Sappiamo dunque cosa aspettarci dall’altro? Credo che negli abissi più reconditi del nostro “Io”, si, sappiamo cosa aspettarci, perché una voce sussurrata, un percepito sottile, ci induce allo screening misurato di chi abbiamo davanti.

 

Molto spesso non prestiamo orecchio a quei sussurri e ci limitiamo a vivere a braccio, sperando che nulla venga a galla.

Sperando che la vita possa sorprenderci ancora e ancora.

 

Luciana ha combattuto, ha protetto i suoi figli, ha subito, denunciato ripetutamente, non è stata aiutata, non ha ricevuto sostegno dalle autorità, forse tutto questo poteva essere evitato, forse, chissà.

 

Quanto dolore passa attraverso questi corpi? Queste donne così livide, così impaurite che nonostante tutto “splendono come vita”.

 

“Se ti ho ucciso, ti ho ucciso quando ho rinunciato a ritrovarti. È stato perché un grande destino ha straziato il mai morto amore che ti porto”.

 

Magnifico e tremendo stava l’amore, vorrei fosse solo magnifico.