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Tappa fissa al Contemporary Cluster

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Tappa Fissa al Contemporary Cluster

di Aurora Lisi

 

 

Da un po’ di tempo avevo l’obiettivo di parlare delle opere di Flavio Orlando, finché non ho raggiunto la consapevolezza del suo animo estremamente complesso; difatti qualunque cosa dirò a riguardo non sarà mai totalmente completa. Dopo la doverosa introduzione, oggi parlerò della personale di tale artista, Tappa Fissa, al Contemporary Cluster, a cura di Niccolò Giacomazzi.

 

Dunque, perché ho parlato di complessità? Le opere sono apparentemente immediate, figurative e distorte, i temi racchiudono una comune quotidianità lasciando trapelare forte ironia, insomma basta uno sguardo per comprenderle all’istante. Eppure, l’intensità delle opere di Orlando necessita di un’analisi più profonda, dev’essere traboccata, rompendo gli argini e trasformandosi in voce. La mostra presenta tre tappe distinte per ogni sala: partiamo dalla gaiezza in comitiva con una molteplicità di soggetti, proseguendo con la routine lenta e silenziosa del singolo e concludendo con l’assenza di figure dallo scenario sospeso.

Chi siamo noi se non una combinatoria di esperienze e informazioni? Ogni vita è una biblioteca, un inventario di oggetti dove tutto è incessantemente rimescolato ed ordinato. Tale campionario di stili è raccontato dagli occhi attenti e sagaci di Flavio, in grado di afferrare quel tutto o niente che c’è da vedere.
All’ingresso si è avvolti dal tempo bevuto a fondo, senza assilli da cui fuggire nè mete da raggiungere. Tutto quel che capita è benvenuto, occasione di riso e  abbandono. Istanti beati costituiti di nulla, risate, vagabondaggi, botteghine notturne alla ricerca del vino a basso costo avvolto dalle buste dalla resistenza inspiegabile. Siamo tutti nell’esistenza consueta, dannati dall’ossessione del lavoro, ed è solo in questi casi che ci lasciamo andare alla regalità dello svago.

Eppure, l’aggregazione ci trascina alla consapevole malinconia della fugacità del momento. Giorni dalla gelida routine che inducono al rifugio nelle barriere del consueto. Un solo protagonista, la solitudine.
Lo spirito solingo si dirige lungo uno scenario sospeso, Stanza con vista, accolti dal calore della sala da pranzo, scorge un brillio estivo. Lo spazio trattiene il respiro, sperando che il tempo non si accorga della sua esistenza.

 

Il cielo dall’azzurro compatto è uniforme e imperturbato. Dall’assenza di nubi avvertiamo la quiete. Eppure, risalta l’inquietudine di una tranquillità minacciosa. La serenità che apre alla luce come ricetta del buon vivere viene annientata dall’iper-performatività richiesta nella società in cui siamo immersi, per questa ragione il nostro viaggio è spedito in direzione diametralmente opposta.

Tuttavia, per una comprensione maggiore delle opere di Flavio Orlando è necessario fruire la mostra, visitabile fino a mercoledì 17 luglio.

P.S. Datevi il giusto tempo

 

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