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Premio Strega: luglio è tuo!

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Premio Strega: Luglio è tuo!

Premio Strega. Luglio è tuo!

di Claudia Mancini

 

 

Per chi legge, luglio è il mese del pettegolezzo sotto l’ombrellone sul Premio Strega. Questo premio dibattuto, stiracchiato, attenzionato ma che poi alla fine dei conti ci tiene compagnia per quattro mesi. Seguiamo le proposte e chi propone cosa, aspettiamo la dozzina per capire con chi incazzarci, tiriamo fino alla sestina per sbraitare contro i giudici su chi avrebbe meritato di presenziare e una volta proclamato il o la vincitore/vincitrice esultare o continuare a borbottare.

 

Poi ci sono gli snob che non lo seguono per partito preso, perché “è solo marketing becero”, ma a noi il becerismo piace e spettegolare pure, quindi ecco le riflessioni in merito.

 

Piccola premessa, sul podio finale due grandi, enormi assenti, della prima ne abbiamo già parlato qui, Valentina Mira con “Dalla stessa parte mi troverai” edito da Sem, la seconda che rimarrà la mia vincitrice personale è Antonella Lattanzi con “Cose che non si raccontano” edito da Einaudi, ma ne parleremo in un altro momento di questo libro e della sua ingiustificata esclusione.

 

Quest’anno il podio era costellato da libri con un’architettura ben pensata e con una scrittura letterata, primo tra tutti Invernale di Dario Voltolini (La nave di Teseo), amato dagli intellettuali e vincitore per gli intellettuali.

Seguito da Paolo di Paolo con Romanzo senza umani (Feltrinelli), che ha usato periodi arzigogolati per raccontarci l’importanza delle emozioni.

Due libri davvero notevoli.

 

A vincere però è stata l’efficacia di Donatella di Pietrantonio con “L’età fragile” (Einaudi), che ci ha abituato fin troppo bene con i suoi libri, primo tra tutti “L’ Arminuta” (Einaudi).

Non è la solita Di Pietrantonio, in questo libro è più asciutta, meno viscerale, sempre protesa verso il racconto delle anime umane più che degli umani, ma con “L’età fragile” a vincere è stato altro.

 

Racconta di giovani donne e di madri e di amiche, di confronto generazionale, Di Pietrantonio non ha paura di raccontare il Covid e le conseguenze psicologiche che si sono insidiate tra i giovani. Parla di depressione e di silenzi, di una madre incapace di aiutare sua figlia e di una madre a cui riaffiorano ricordi di anni passati. Una cara amica vittima di violenza e viva per miracolo.

 

Un romanzo che si apre con una dedica precisa: “A tutte le sopravvissute”, perché questo leggiamo in queste pagine, donne sopravvissute al dolore, alla violenza, alla depressione, che come cristalli si sono mosse nel mondo rintracciando un baricentro che si è rivelato essere dentro di loro.

 

Fragili. A ogni età, perché soltanto riconoscendola quella fragilità ci si riscopre materia grezza, pronta per essere esposta al mondo.

 

“C’è un momento preciso, quando ci buttiamo nel mondo in cui siamo esposti e nudi e il mondo non ci deve ferire”

 

Non mancheranno altre riflessioni sul premio letterario più glamour e chiacchierato d’Italia!